Sul tè in Sicilia, ancora

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A me il tè piace tanto, ma sono l’unica a casa a berlo e quindi non lo compro mai. Vorrei che qualcuno me ne preparasse una tazza di pomeriggio…

Comunque qui non è aria. Quest’estate al mare l’amica belga con cui ero inizia ad avere mal di stomaco e mi chiede di ordinare un tè mentre io volevo una granita. C’erano circa 40 gradi. La richiesta era decisamente stravagante, lo ammetto, date le condizioni. Quindi al bar del lido si verifica la seguente scena

-Una granita di gelsi e un tè per favore-

-Un tè caldo?-

-Sì-

Il cameriere mi porge la granita e scuote il capo -Il tè non si può fare-

-Sta scherzando che il tè non si può fare? Non si può fare l’acqua calda?-

-Non so se c’è la bustina-

-Non ci credo che non c’è. E ho bisogno di un tè, la mia amica è straniera e sta male-

-Ah è straniera? Per questo voleva il tè! Me lo doveva dire subito! Va bene allora cerco la bustina-

Va nel retro e sento da lì provenire boati, fragori, stridio di mobili smossi e vari borbottii del tizio, che infine riemerge brandendo la bustina del tè a mo’ di vessillo -Ecco signora- sentendosi un eroe.

Il tè in Sicilia si beve solo d’estate e freddo. Se capitate qui chiedete il tè fatto dal bar, non quello industriale, e fateci mettere dentro una pallina di granita di pesca o di limone: la fine del mondo!

2 pensieri riguardo “Sul tè in Sicilia, ancora

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