Atene,3 (ultimo)


Prezzi stranissimi per gli Italiani: carne e taxi a un terzo dell’Italia, tanto che in 4 conviene il taxi alla metro, pane e caffè alla metà che da noi; ma i riscaldamenti nei palazzi si accendono alle 20.

In centro anziani che dormono su brandine davanti a vetrine abbandonate, e poi, all’improvviso, lampeggia un profilo identico al Diadumeno di Policleto.

E i Figli che, dopo due ore sull’Acropoli, ti dicono: ci dispiace troppo andare via.

Atene, 2

Mi chiedo quale sia l’impatto di questa visione che domina il centro di Atene sull’inconscio collettivo degli abitanti. Di certo un rovello continuo, un pensiero del tipo: non siamo più stati così grandi. Il resto di Atene, tranne pochi piccoli quartieri alle pendici dell’Acropoli, è simile ai quartieri moderni delle città siciliane, un po’ più tristi e un po’ più decadenti. Qua e là una bella facciata ben tenuta, come a dire, sappiamo come dovrebbe essere, vedete, quando possiamo lo facciamo. Restano immutati nella cortesia verso lo straniero, da gran signori, veri discendenti di Zeus Xenios.

Atene, 1

Erano moltissimi anni che non venivo ad Atene. Adesso sui biglietti della metro c’è il simbolo della Ferrovie italiane, i cartelli di vendita delle case sono scritti in inglese e cinese, poca gente per le stradine di Plaka la sera. Però sembra sempre di stare a casa, E le persone sono sempre forti, ma indurite, umiliate da qualcosa di enorme, molto più feroce del Gran Re di Persia.