La mia generazione

La mia generazione, grazie a Dio, non ha fatto le due guerre mondiali, come i nonni, nè la seconda guerra mondiale come i genitori. Però con mio marito abbiamo fatto un rapido conto ieri sera. Noi nati negli anni ’60, in pieno boom economico, quando sapevi che lavorando ti pagavi non solo il mutuo della casa, ma anche tutto il resto, e senza rate, abbiamo passato in sequenza: l’aumento delle tasse nel ’93, il passaggio all’euro, la crisi economica del 2008, che è stata la terza guerra mondiale in un certo senso, anche se nessuno lo dice, la prima ondata Covid e ora la seconda ondata. Non male, anche se c’è stato di peggio.

A questo punto per resistere io invoco Crozza e Zerocalcare, che sono stati capaci di farmi sorridere durante il lock down, e, soprattutto, Battiato. Maestro, ho bisogno delle sue parole, sul ponte sventola bandiera bianca.

Saggezza di ragazzi

Mamma, da quando è iniziato il Coronavirus, è tutto un addio. Come faremo a tornare come prima? Così il Figlio piccolo, che non mi è mai sembrato tanto grande come oggi.

Addio per molti ragazzi come lui agli anni di liceo, o agli anni di Università, quando nascono molte amicizie importanti, e puoi incontrare, se hai fortuna, i tuoi maestri, quelli che ti faranno fare le tue scelte ( e nessuno è davvero maestro on line, inutile raccontarsi frottole). Addio, per chi sa quanto tempo, agli abbracci agli amici e ai parenti (o ai baci, qui in Sicilia ci baciamo molto). Quanto ci vorrà per smettere di aver paura, andare con gioia verso un’altra persona, salire in ascensore con qualcuno che non sia un familiare, o vedere splendere un sorriso senza doverlo dedurre al di sopra di una mascherina?

Però le cose davvero importanti sono ancora più importanti di prima e le riconosco meglio di prima. Grazie tesoro.

Didattica a distanza

Si può fare, si fa. Ma è tristissima…

La cosa peggiore per me è pensare che è stato tutto inutile, tutte le precauzioni, le regole rigidissime e strettamente osservate, inutili. Per un mese e mezzo i ragazzi sono entrati a puntate dagli accessi più strani, sono rimasti inchiodati nei banchi, non toccavano né gesso né il computer della classe, non chiedevano nemmeno di uscire per andare in bagno, ovunque scorrevano fiumi di disinfettanti per le mani, finestre e porte ovunque spalancate, noi docenti sedevamo al centro del vento, vento impetuoso ma sempre meglio del Covid: tutto inutile.

Didattica a distanza, qualcosa in loro resta, certo, imparano meno, ma imparano. Soprattutto serve a simulare davanti ai ragazzi una quotidianità che non c’è più, a dare loro un ritmo giornaliero. In fondo in fondo, è tanto.

Una scena bellissima (il caso non esiste)

Nella mia città, o forse, più in generale, nelle città, ci sono i Raccoglitori, coloro che vivono di quel che trovano nei cassonetti. Indifferenti, sorridenti e cortesi, hanno un loro stile, almeno in questa zona: una donna sulla cinquantina, abbronzata come una sciatrice, sfoggia zaini e tute davvero carine, tanto che solo guardandole le mani si capisce la sua attività; il ragazzo ungherese che parla da solo e indossa sempre giubbotti col cappuccio, anche d’estate, declinando con fermezza e gentilezza ogni offerta di magliette a maniche corte.

Ieri pomeriggio ero con Kate, la mia cagnolina, in una via un po’ defilata rispetto alla principale. Un uomo anziano, dritto e dal bel viso, con indosso giacca e pantaloni lisi e un cappello a larghe tese, si avvicinato al cassonetto della spazzatura e ha iniziato a mangiare qualcosa che prendeva dall’interno, con calma e signorilità, come se spilluzzicasse patatine al tavolo di un bar elegante.

E’ stata una pugnalata. In un lampo ho pensato di dargli dei soldi e subito dopo con dispiacere ho realizzato che ero uscita senza borsa e quindi senza portafoglio, come sempre quando esco col cane. Ebbene, proprio allora, un’automobile ha inchiodato e la ragazza che guidava è scesa, si è avvicinata all’uomo, gli ha detto qualcosa, che non ho udito a causa della distanza, e gli ha messo in mano una banconota. L’uomo sembrava confuso e si è allontanato lento, come se passeggiasse con una bella signora.

Uno spettro si aggira per l’Italia

Ed è un nuovo lock down. Nessuno lo dice, molti lo pensano e lo temono.

Ragazzi, qual è stata la prima cosa che avete fatto dopo il lock down? La maggior parte è andata a trovare i nonni. Alcuni hanno visto un amico/a. qualcuno ha mangiato un hamburger da Mc Donald. Tutti hanno detto come è stato strano rivedere gli altri, come quando si esce per la prima volta all’aperto dopo una lunga malattia.

A scuola sono sono splendidi: mascherine, distanziamento, banchi sui pallini rossi, puntualità nella didattica a distanza, non escono neppure per andare in bagno.

Spero e prego che tutto questo basti: chiuderli di nuovo sarebbe terribile per loro.

Domande urbane

Essenzialmente 3, nell’ambiente urbano in cui vivo:

  1. da dove spuntano i venditori di ombrelli quando piove? da dove prendono gli ombrelli, così all’improvviso?
  2. Come fanno i writers a scrivere con le bombolette spray ad altezze impreviste? si portano un ponteggio, si legano al tetto?
  3. Come fanno alberi possenti a crescere nella poca terra delle aiuole cittadine?

Alla prima domanda ho avuto risposta stamattina. Un omino carino e piccino ha aperto lo sportello dell’Enel e delle linee telefoniche, all’angolo della strada, e ha tirato fuori una sporta di ombrelli pieghevoli. Riserve segrete, segreti delle città.

Attendo le altre risposte.