Figlio e innamoramento

Disperato davvero, stavolta: credo di piacerle, io la amo e non riesco a far nulla per sbloccare la situazione! Sono un cretino!

E io: Dai, domani prepari una bella dichiarazione e.. Una dichiarazione? Una dichiarazione! -risata beffarda al mio indirizzo – Non si usa più, proprio più!

Allora baciala. Ma sei pazza? Una mamma che dice così!

e si è allontanato dicendo: ho una madre antica,antichissima!

Per quel che mi riguarda, tertium non datur.

Invece, il giorno dopo, canticchiava felice. Chissà come ha fatto, telepatia, piccioni viaggiatori, chi lo sa?

Tre bellissimi inviti

  1. Dalla Persia del XIII secolo, sulla dargah di Gialal al Din-Rumi:

«Vieni, vieni; chiunque tu sia, vieni.
Sei un pagano, un idolatra, un ateo? Vieni!
La nostra casa non è un luogo di disperazione,
e anche se hai tradito cento volte una promessa… vieni
.[2]» (da Wikipedia, s.v. Gialal al-Din-Rumi, teologo sunnita)

2. Dalla Regola non bollata di San Francesco d’Assisi:

E chiunque verrà, amico o nemico, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà.

3. Da un pub della mia amatassima Irlanda, e pare sia di Yeats:

Indignation Quotes. QuotesGram
Da Quotesgram

Non riuscire a parlare

Essere tanto bravi a spiegare e non riuscire a parlare nei momenti cruciali, col cervello e gli organi fonatori paralizzati. Davanti a lui che quasi non si trovava tra lenzuola e guanciale, tanto era pallido e sfinito, mentre alle nostre spalle, in fondo al corridoio, si splancavano l’acciaio e il gelo della sala operatoria, dove si sarebbe giocato il tutto per tutto. Poi, chissà come, pensare a quelle cellule barbare che attaccavano le vitali, e a un film molto amato.

-E’ la tua battaglia. Forza e onore-

Come qui:

E subito il guizzo negli occhi di lui, che si raddrizza nel letto, sorridendo ripete Forza e onore.

Forse un po’ sciocco, ma ha funzionato.

E poi, durante la terapia che è seguita, scoprire così tante cose che ancora ne sono sopraffatta e quasi soffoco di gratitudine.

Apocalypse today

All’alba, il boato del vulcano e la pioggia di terra nera in un caldo già terribile prima che sorgesse il sole.

I ragazzi che fanno gli esami, emotivamente devastati da un anno e mezzo di pandemia e Dad, piangono al termine del colloquio perchè è l’ultimo giorno nella loro scuola (io sono stata FELICE di uscire di scuola! Finalmente l’Università!).

I militari del posto di blocco, al sole sotto le nostre finestre, verso le due chiedono di usare a turno il bagno della scuola. Hanno gli anfibi, la camicia di cotone pesante, il giubbotto antiproiettile e grondano sudore. Stazionano qualche minuto in più nella portineria, per riprendersi; gli offriamo il caffè freddo, un bicchiere di latte di mandorla. Loro quasi si commuovono, bevono e tornano fuori, nell’inferno.

44 gradi, terra nera ovunque.

Pescivendolo poetico

Il pescivendolo che mi rifornisce di pesce ha 2 numeri di telefono, un fisso per i clienti normali, un cellulare (riservatissimo) per i clienti migliori (=polli da spennare). Ovviamente rientro, consapevolmente, tra i polli.
Lo perdono per due motivi:

  1. il pesce meraviglioso, pescato qua davanti o poco oltre
  2. l’afflato poetico che manifesta solo al cellulare.

Ieri ho telefonato (al cellulare)

-Buongiorno, che pesce ha oggi?-

-Signora! Signora!- commosso -Sul mio bancone c’è tutto il mare!-

Che cosa resterà di noi

Breve riflessione di natura archeologica sul destino della nostra cultura materiale:
del passato abbiamo tutto. Ma proprio tutto, tranne le stoffe, il legno, il cuoio e la carta, i materiali cioè più soggetti all’umidità tipica del clima europeo; in Egitto si conservano anche questi. Abbiamo rovine immani, statue, case, canali, frantoi e mulini, ossa, vasi pregiati e vasi poverissimi, gioielli e arnesi da lavoro. Usavano per lo più argilla e metalli e quindi ricostruiamo la vita quotidiana di tutte le classi sociali, o siamo in grado di farlo. Grazie alle analisi chimico-fisiche sappiamo le abitudini alimentari, lo stato di salute generale e l’aspettativa di vita media.

Di noi invece che cosa resterà, cosa troveranno gli archeologi del futuro, ammesso che ve ne siano? Il cemento armato sotto terra non durerà, potrà lasciare appena una polvere biancastra e un poco di ruggine; la plastica invecchia già mentre la usiamo, e in modo orrendo, con tutti quei micro graffi, l’ingiallimento dovuto alla luce; statue non ne usiamo più e nemmeno quadri; nemmeno i libri abbiamo più, né le foto, tutto ormai su cellulare o tablet, che non dureranno, essendo appunto di plastica e metalli per lo più corrodibili. Di plastica ormai anche i vestiti, si disfaranno in poltiglia anche nel cilma egiziano.

Insomma nel futuro si faranno di noi l’idea che mangiavamo ( piatti di ceramica e pentole resisteranno) e mangiavamo bene (analisi delle ossa e dei denti); che abitavamo sugli alberi,oppure in automobile o lungo le scogliere; che avevamo una scienza medica incredibilmente avanzata ( protesi dentarie, operazioni chirurgiche varie) a fronte di un’architettura e una cultura artistica e letteraria terra terra. Un dislivello che renderà un unicum nell’antropologia di tutti i tempi.

La cultura artistico-letteraria si smaterializza, Platone sarà felice.

Cronache etnee

All’alba ci ha svegliato il tremore ritmico di vetri e porte. Sono corsa in terrazza, pensando ad una mareggiata, sebbene mai il mare avesse dato simili fenomeni, e infatti era l’Etna. Un boato dopo l’altro e il cane impazzito di terrore. Questa era la colonna di fumo a nord:

e questa era a est, mentre si abbatteva sulla città:

E’ il decimo parossismo in pochi giorni, con tutto quel che ne consegue: aeroporto chiuso, balconi, strade e terrazze coperte da terra nera, fiori e piante in delirio che, così fertilizzati, sbocciano a più non posso, ecc..Sui social, che non frequento, mi dicono che impazzi l’hashtag #nonscopopiù#; c’è chi ha disegnato nella terra caduta sul balcone di casa la Venere di Botticelli.

Io spero solo di non fare la gioia di qualche archeologo del futuro.

Vaccino

Venerdì ho fatto il vaccino Astra Zeneca. Organizzazione perfetta, non sembrava nemmeno di essere in Sicilia -me lo perdonino i miei amici siciliani. In un’ora avevo fatto tutto.

La notte febbre a 40 e delirio. Vedevo il luogo del vaccino, udivo una voce che mi diceva di trasformare ciò che vedevo in PDF, quindi PDF scorrevano davanti ai miei occhi a gran velocità. Al risveglio stavo già bene.

Due osservazioni:

1- il personale dell’enorme padiglione nel quale si facevano i vaccini era tutto giovane, diciamo under 30 o giù di lì, e gentilissimo, quasi lieto. Sarà perchè erano giovani? Mi pare che i cinquantenni già si sveglino inferociti e ben decisi a farla pagare a tutti, così, solo perché gli va. Se divento così, abbattetemi.

2-il primo sentimento è stato di liberazione; il secondo di tristezza perché, se sono liberata solo io e non i miei familiari e tutti quelli intorno a me, che cosa abbiamo concluso?

Piccola storia delle arance moderne

In primis, grazie a tutti dell’affetto: Mi siete mancati. Ora va molto meglio e così..I’m back!

Piccole osservazioni su frutti che non amo molto, se non sotto il profilo decorativo. Portate in Sicilia dagli Arabi (pare), si diffusero molto poco sino al Rinascimento, perido nel quale affiorano nei dipinti, simbolo di status elevato, nel ritratto dei coniugi Arnolfini:

da Wikipedia, s.v.

o come sfondo alla Primavera di Botticelli:

da Wikipedia, s.v.

Poi, alla metà del Settecento, un medico britannico, Lind, capì che lo scorbuto, prima causa di morte dei marinai imbarcati sui grandi bastimenti, era da attribuire alla carenza di vitamina C . Arance e limoni, capaci di resistere per mesi nelle stive delle navi, divennero ricercatissimi. La Sicilia allora ne era la maggior produttrice del Mediterraneo e i proventi del commercio di agrumi resero belle le città della costa e moltiplicarono le belle ville sull’Etna.

Alla fine dell’Ottocento, solo i più ricchi in Europa potevano gustare arance e mandarini, ormai riservati agli equipaggi delle navi. Manet li raffigura sul bancone del locale più elegante di Parigi

da Wikipedia, s.v.

e il Narratore della Recherche ricorda che la duchessa di Guermantes ai suoi ospiti offriva dopo cena solo una spremuta di arance -raffinatezza suprema.

E oggi? Sparito lo scorbuto, spariti i bastimenti di un tempo, sparite da negozi e supermercati le arance migliori, che amo anch’io, quelle rosso scure, uniche al mondo perchè colorate dal terreno lavico, di varietà Moro o Sanguinello, le ho ritrovate a Londra, in forma di costosissime spremute. E quel che resta sa un po’ di decadenza.