Del sublime, o quasi, per Quando viene Qualcuno, ma anche per il lunedì

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Regalo del lunedì mattina per affrontare la nuova settimana: lasagne alla Norma.

Ho ceduto e ho comprato melanzane a gennaio!

Prima della ricetta, una raccomandazione che è quasi una supplica: per favore, non usate parmigiano su questo piatto! A nessun costo! Solo ricotta salata. E usate solo melanzane fritte, per favore. Le melanzane ai ferri lasciamole ad altri piatti. Oppure cambiate ricetta.

Ingredienti per sei persone:

250 gr. di lasagne fresche

1 kg di ricotta

2 dl di latte

1 litro di salsa di pomodoro

due melanzane belle grosse

un panetto di mozzarella a dadini(l’ho già scritto che amo il formaggio, vero?)

ricotta salata grattugiata

circa 10 foglie di basilico, anche di più se vi piace

1 spicchio d’aglio

olio, sale, pepe

Preparazione: mettere sotto sale le melanzane tagliate a fette per circa un’ora; a parte, far soffriggere l’aglio e poi versarvi la salsa avendo cura non solo di salare, ma di aggiungere un cucchiaio di zucchero. Lasciar cuocere 10 minuti circa , quindi spegnere la fiamma. A freddo aggiungere il basilico lavato e spezzato con le mani.

Friggere le melanzane lavate, asciugate  e taglaite a cubetti (buon divertimento). Scolarle e asciugarle su carta del pane.

Scolare la ricotta della sua acqua e unire ad essa il altte, un pizzico di sale e uno di pepe, mescolando.

A questo punto, iniziare gli strati di lasagne, dopo avere disposto qualche cucchiaio di sugo sul fondo della tiella. Alternare uno strato con sugo e melanzane fritte a uno con la crema di ricotta e i cubetti di mozzarella, fino alla fine degli ingredienti. Sullo strato finale spargere il sugo rimasto, qualche foglia di basilico e miolta, molta, molta ricotta salata grattugiata. Infornare per circa 40 minuti a 180 gradi.

 

 

Birra e Irlanda, 1

Quando entri da italiano in un supermercato irlandese, anche di grandi catene, rimani sconvolto. Inizialmente, per interi settori, scaffalature da terra a soffitto di birra e patatine, per metri e metri e metri lineari. Inimmaginabile prima di entrare. E ti chiedi, ma dove sono le cose da mangiare?

In fondo in fondo, molto lontano,  traluce un bancone in cui c’è tutto quello che siamo soliti mangiare in Italia, frutta, verdura, carne, pesce, formaggi, uova, tutto compresso in due metri quadri, disdegnato dai nativi.

Assurdo, dice in me l’italiana,  ma appena assaggio una delle birre irlandesi, presa a caso, capisco il perchè dell’esposizione. Perchè la birra irlandese non è solo la Guinness, ma decine e decine di altre mai viste da noi, buonissime, di tutti i tipi, di tutti i colori, tutte con bellissime etichette. E capisco tutto. Perchè mangiare, se hanno quelle birre?

Sveglie e usignoli

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Un alunno, uno di quelli scavezzacollo che quando chiedono di uscire una è contenta, così ha cinque minuti di pace, però buono e pronto a chiedere scusa, l’altro giorno era più tremendo del solito. Parlottava, si girava, non prendeva appunti. Non potendone più a un certo punto grido

-Marco!- (nome di fantasia)

Lui salta da seduto stile fumetto, boccheggia, poi fa

-Prof che paura! Meno male che la sua voce è stata non paurosa, non lo so come dire, un po’ sveglia, un po’ usignolo..-

E io ridevo troppo per fargli una nota o per dirgli ciò che pensavo, vale a dire

-E tu, mio caro ragazzo, quando l’hai mai udito un usignolo, tu che vivi incorporato al divano davanti alla PS 4?-

 

 

Conversazioni in Sicilia, 1

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In Sicilia puoi passare serate intere tra amici parlando soltanto del modo migliore di tagliare le melanzane per la pasta alla Norma. Ogni famiglia ha un suo modo quasi rituale e lo tramanda nei secoli: chi le affetta per lungo, chi a rondelle, chi a cubetti.

Quando, nei primi tempi di matrimonio, mia suocera mi ha sorpreso a tagliare le melanzane a cubetti mi ha chiesto cosa stessi preparando. Udendo pasta alla Norma si è ammutolita e mi ha rivolto uno sguardo triste. Lei faceva così, non si arrabbiava mai,  diventava triste. Ha tenuto a bada tre figli senza mai un rimprovero, un’alzata di voce, solo rivestendo di malinconia il suo viso (mentre a casa mia si litigava ferocemente, salvo poi abbracciarsi pentitissimi con giuramenti di affetto eterno). E mi ha svelato l’arcano. Per quel tipo di ricetta le melanzane si devono tagliare per lungo, affinchè, cuocendo nell’olio fino a che sono quasi abbrustolite, rilascino l’olio in eccesso e risultino più asciutte.

Quella volta le ho obbedito. Vengono molto meglio. Coraggio, ancora due mesi e le melanzane saranno di nuovo tra noi.

 

 

Figli e sveglia

L’altro giorno i Figli mi hanno detto -Mamma, è triste svegliarsi col cellulare, perchè non ci chiami tu, in un modo meno meccanico, un po’ più soft?-

Detto fatto, la mattina dopo alle sette meno un quarto, tiro fuori la vocina da Biancaneve e li chiamo più volte. Ronfano per un’altra mezz’ora buona. Indispettiti dall’insuccesso mi chiedono di essere un po’ più decisa.

La mattina dopo, alle sette meno un quarto, entro come una furia in camera loro, li chiamo sostenuta e alzo la serranda, in stile Questa è Sparta.

-Mamma, così è traumatico…-

Domani li lascio alla sveglia del cellulare che simula un allarme termonucleare ogni tre secondi.

Tra veg e dieta paleolitica: la terza via

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Diete nuove ogni giorno, sensate o strampalate, carne sì, carne no, gluten free, sugar free, lactose free, bio, no Ogm, e mai una volta che ci fosse la only sugar o la only pasta diet, non ci si capisce più niente. E ormai anche le testate giornalistiche più autorevoli hanno rubriche di cucina e tutti, me per prima, disquisiscono di cibo.

Però da nessuna parte si legge la soluzione suggerita dal libro di Foer di cui scrivevo nel post precedente: la carne kosher. La carne macellata secondo le regole del casherut ebraico, https://it.wikipedia.org/wiki/Casherut.

Solo alcuni animali, bovini, ovini, cervidi, cresciuti il più possibile secondo natura e uccisi in un secondo con un affilatissimo coltello usato solo per questo e lontano dagli altri animali ( perchè le povere bestie che guardano capiscono che poi toccherà a loro, hanno terrore e secernono adrenalina; e in genere capiscono tanto, tantissimo, molto più di quello che ci piace pensare).

Questa è l’unica, vera soluzione. E non solo per motivi etici. Quest’estate a Roma ho mangiato la carne kosher. Non ho mai mangiato carne più buona. Si scioglieva in bocca come crema, adrenaline free, e il sapore è stato una rivelazione, un momento quasi mistico in cui il mio cervello ha esclamato” Questa è Carne!”.

Ma qui non trovo nessuna macelleria kosher…