Io butterei giù tutto!

-E ricostrurei belle case nuove- E’ stato il commento del mio nipotino, lui abituato a luoghi modernissimi in America, quando a sei anni ha visto per  la prima volta una cittadina umbra. Io avuto un fiotto al cuore e pensando a come noi abitanti di là abbiamo cari quei muri medievali anneriti, a come sentiamo che ci hanno formato, ho sussurato

-Tesoro, un po’ ti capisco. Però questi muri così vecchi hanno qualcosa che i muri nuovi non hanno-

-Cosa?-

-Le storie di chi ci ha vissuto-

La risposta l’ha tacitato per un quarto d’ora, infine ha concordato con me. E penso che sono incatenata a quelle storie.

Antropologia parziale dei vecchietti fuori dal bar

I vecchietti seduti fuori dai bar sembrano tutti uguali, ma non lo sono. Almeno, non in Umbria e in Sicilia, e ciò merita un piccolo profilo di tipo antropologico.

In Umbria i vecchietti sono senza cappello, siedono a testa alta fuori dal bar d’elezione, quello dove per anni hanno bevuto un bicchiere di vinello al mattino, quand’erano giovani, e che ora li accoglie -una specie di Bar Mario di Ligabue. Fissano ostentatamente i passanti, senza timore, e commentano ridendo fra loro. Non con lo spirito caustico dei toscani, che ha sempre una venatura politica, un voler indurre a riflessione la comunità tutta. No, lo fanno solo per divertire il vicino di sedia, l’amico di una vita -l’intenzione è purissima. Tra pochi discorrono e tra pochi ridono, mentre il malcapitato oggetto dei loro sguardi arrossisce.

I vecchietti siciliani hanno coppola, camicia bianca lisa, bastone e guardano a terra. Apparentemente indifferenti, notano tutto, ma non commentano sul momento. Dopo, dopo che è passato il forestiero, dopo che è passata la bella donna ondeggiante sui tacchi, traggono massime di vita, perle di saggezza ad uso della comunità dei giovani, i quali devono pur apprendere che tutto non vale niente ( ad esempio: e cchi sà ffari! trad. non possiamo fare altro che guardare).

Inutile dire che li amo entrambi, entrambi necessari, non solo a me, ma a tutti.

Winter is coming, yes

Nel dolce paesino umbro dove mi trovo in vacanza, una dolce vecchina camminava davanti a me. Abitino a fiori, sportina della spesa piccola piccola, da chi vive da solo, capelli candidi come, credevo, i suoi pensieri. Tenera, poetica, un santino quasi. Invece si ferma per la salita e prorompe in -Mondo coione!-  Sic. Delusione.

E poco dopo vedo la pubblicità del palio della Mannaia: Delusione – Winter is coming, davvero, anche qui.

Cibo di campagna

IMG_2285In mezzo alle colline umbre, così simili a quelle di Piero della Francesca, un locale nascosto e sguarnito, che chiamare trattoria sembrerebbe eccessivo. Affollatissimo, perchè il cibo era squisito.

Ai tavoli rubizzi vecchietti in canottiera che facevano fuori anche due o tre piatti della stazza di quello in foto, mangiando come se non ci fosse un domani.

 E si capisce il motivo, perchè quelle tagliatelle erano fatte a mano e freschissime, con le uova delle galline che razzolavano felici nell’aia dietro il caseggiato. ne ho assaggiate un po’ e l’effetto è stato quello della madaleine di Proust, un ritorno dirompente , splendido, a quando ero bambina in campagna e si facevano le feste per la trebbiatura. era un momento speciale. Dalle colline vicine tutti i contadini erano scesi a dare una mano, così come noi avevamo aiutato per la loro trebbiatura. A lavoro finito, dopo il tramonto, sotto quattro lampadine si ballava e si mangiavano enormi quantità di tagliatelle come quelle di ieri. Si faceva festa tutti insieme, e per un momento non contava chi avesse avuto di più e chi di meno: si era felici del grano che ritornava e della fatica che finiva.

A confronto l’impersonalità del lavoro agricolo di oggi è terribile. Resta solo qualche posto che offre le stesse tagliatelle, ed è già tanto così.

Promemoria per il troppo caldo

  1. Indire una raccolta firme per un monumento da erigere in tutte le piazze d’Italia all’ignoto inventore dell’aria condizionata. Ne abbiamo tanti dedicati a imperialisti sanguinari, ne voglio uno per questo benefattore dell’umanità.
  2. Non credere ai consigli sui giornali e on-line su come tener fresca la casa senza aria condizionata. Anche se tieni tutto chiuso di giorno, quando all’esterno ci sono 40 gradi, come oggi, dentro ce ne saranno sempre e comunque 32.
  3. Reprimere il senso di nausea e le lamentele quando ti alzi alle 5,30, i vetri e gli infissi già bollono, il cielo è bianco e il sole rugge. Vomitare e lamentarsi non cambierà le cose.
  4. Non credere a chi ti dice che andare al mare ti rinfrescherà. Non è vero, il mare è una fornace e il tragitto all’andata e al ritorno sarà mortale.
  5. Fare le valige all’istante: chiara, fresca, dolce Umbria!

Del sublime, 2

IMG_0574Questo mangiavano gli dei sull’Olimpo: involtini di pesce spada con granella di pistacchio all’esterno e formaggio all’interno.

Un capolavoro. Ne fanno anche agli agrumi, o al limone o alla palermitana con pomodoro e uvetta, ma questo è assolutamente il migliore. Gli involtini li vendono crudi e, a casa, un filo d’olio, 10 minuti di forno e l’ambrosia è in tavola.

Non è un piatto per il mitico Qualcuno perchè è pesce e nella mia famiglia umbra il pesce non esisteva. Fino a che non mi sono sposata sono rimasta convinta che il pesce fosse il nasello Findus al vapore, ammannito solo perchè il pediatra lo riteneva necessario.

Domenica

IMG_2248 Basta allontanarsi un po’ da Taormina, che è là sullo sfondo, e i prezzi si dimezzano, ma la bellezza della domenica non cambia. Dall’altro lato si ergono le montagne della Calabria: lo stretto di Messina è di una bellezza sconvolgente, soprattutto perchè Messina non è di moda. Povera città di passo e di poco prezzo, che ancora non si è risollevata dal terremoto del 1908.

L’acqua è questa qua sotto ed è stranamente calda. Le correnti che vengono dallo Stretto, quelle di Scilla e di Ulisse, portano verso sud, verso Taormina e bisogna saper nuotare molto bene, tanto da mantenere la calma quando ti vedi così lontano dal tuo ombrellone e ti sembra di non poterci ritornare e di non poter mai vincere la forza dell’acqua. Sarà per questo che tutti restano a mollo lungo la battigia e non sanno cosa si perdono.

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Io mentalmente ringrazio mio padre che mi obbligò ad anni di nuoto agonistico e rientro a riva con i Figli e con finta nonchalance al mio ombrellone, mentre i Figli ringraziano mentalmente me, che ho fatto la stessa cosa con loro, ma non me lo diranno mai.

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Poi, al costo di un toast a Taormina, involtini di cernia, calamari o pesce spada, a scelta, con caponata.
N.B. In Sicilia si fa un involtino di tutto. Ed è sempre, invariabilmente, squisito.

 

Dopo di che il sangue umbro ha avuto la meglio. Sono tornata a casa mentre tutti arrivavano.

Delizie umbro-picene: ciauscolo e lonza

IMG_2219Due salumi introvabili in Sicilia, nemmeno a cercarli col lanternino, che stanno benissimo con la crescia di cui ho già parlato.

1) Il ciauscolo. Nella foto è a sinistra. Un salame morbidissimo, spalmabile se lo si tiene a temperatura ambiente e non troppo salato, solo buonissimo.

2) Sua maestà la Lonza. Non quella di Dante, ma la lonza, cioè il filetto di maiale, la parte più magra. In foto è a destra, ed ha una venatura di grasso perchè è la parte terminale (l’ho finita, sigh, urge andare a ricomprarla lassù!). In genere è interamente rossa. E’ regale, magrissima, molto più buona del prosciutto e di qualunque altro tipo di carne, tanto che la mangio anch’io che non mangio carne. Sta benissimo col pane sciocco, quello senza sale, dell’area umbro-toscana.

I cibi degli dei.

Il gran ribaltamento dell’estate

IMG_2216Vista da chi ha origini umbro-sabelliche come me, l’estate siciliana è un ribaltamento di ogni cosa.

Innanzi tutto, le parole usate: dell’acqua del mare non si dice che è pulita, profonda, fredda, ma che è bellissima, come di una donna amata che è stata lontana a lungo.

E i comportamenti: mentre bubbolo di freddo avvinta a uno scoglio, per avere immerso in mare la punta del piede, vedo arzilli ottantenni che si tuffano  felici nell’acqua gelida; e signore elegantissime inzuppano la brioche nella granita come se facessero la scarpetta.

L’atmosfera cambia in ogni strada: la città prende un mood hawaiano: bermuda e infradito sono sdoganati per gli uomini anche in centro, le scarpe chiuse sono bandite per le donne anche negli uffici e nelle banche. Chemisier e caftani danno un’aria vagamente africana, un’aria allegra ovunque. Benvenuta estate.

Umbrian style

Curzio Malaparte, ingiustamente dimenticato, scrisse che gli Umbri erano matti. Li aveva visti in guerra, nelle trincee, intenti  a ridere nei momenti di maggior pericolo, a comportarsi nel modo opposto a quello di tutti.

IMG_2195Oggi ho visto una festa , e la vedo ogni anno ma mi stupisce sempre, in cui  veramente questo si dimostra vero; una festa in cui dei tre santi si sa già chi arriverà per primo,  la’ di corsa in cima al monte. Una festa che dura un giorno, ma che è l’immagine di come dovrebbe essere la vita intera, perché non conta arrivare primi, ma fare bene la corsa. Il che non significa, biecamente, che l’importante è partecipare, ma fare le cose per bene, senza ingannare, proprio a regola d’arte, che è  già cosa grandissima.

E quindi attenzione agli umbri matti , perché all’improvviso fanno cose che non hanno prezzo e quindi non sono davvero organici a nessun sistema, anzi i sistemi li hanno in uggia e cacciano anche la morte con un bicchiere di vino.