Coronavirus, 2

Sembra che qui la gente abbia imparato. Pochi in giro, finalmente.

Mi sono precipitata a fare la spesa alle 8,30 e già c’era la fila. Il direttore invocava il rispetto della distanza di sicurezza, ma i soliti furbetti delle file si incuneavano tra un metro e l’altro.

Unico crollo di nervi reale, la commessa alla cassa che, all’ennesima damigiana di varichina che le passava davanti, ha gridato -Non morirete di coronavirus, ma di vapori di candeggina!-

E’ vero, tesoro, ma in compenso io non ho mai avuto la casa pulita come oggi.

Stress e tecnologia, ancora tu

Il giochetto che i produttori di cellulari stanno conducendo è lampante: vogliono unificare tablet e cellulare, in modo che si porti una cosa sola. I tablet si allargano, in modo che non entrino più in una comune borsa da donna e sembrino sempre più un computer ( secondo loro: in realtà è scomodissimo scrivere da un IPad ad esempio). Contemporaneamente il cellulare si dilata, ma non può raggiungere le dimensioni ottimali per chi deve portare occhiali da lettura.

Purtroppo il mio vecchio, amatissimo cellulare mi sta lasciando, non può ricevere ulteriori aggiornamenti. La commessa mi presenta un cellulare di ultima generazione, grande come un lenzuolo. Io la blocco subito.

Signorina, è troppo grande. Ma in borsa entra. Non voglio portare il cellulare in borsa: se mi scippano? Bè, allora…in molte tasche entra. Non nelle mie. Ma se cambia jeans…Non posso vestirmi in funzione del cellulare!

Tutte le signore presenti in negozio hanno esultato gridando E’ vero, è vero! Speriamo adesso che il tumulto arrivi ai produttori….

 

 

Come si ammalano i cuori (ovvero il colesterolo non esiste, 2)

Già una volta avevo dovuto capire, mio malgrado, dove si viene colpiti quando si ha una brutta notizia. Quando mi hanno detto che il Figlio maggiore era codice rosso, è stato come se il mio cuore sbattesse contro un muro.

Ad agosto invece ho dovuto capire il significato dell’espressione un tuffo al cuore. Quando mi hanno detto che il cuore di una persona amatissima forse doveva essere fermato –per pochi minuti, sa? Poi una scossa elettrica e riprende a battere; allora il sangue nel mio petto è ritornato in alto con mille zampilli.

Perchè quello che fa ammalare i cuori sani non è il colesterolo, la pressione, il fumo, o meglio, questo si aggiunge; ma vedere star male gli altri cuori.

Madre in transito

Sono io, sempre. Da anni non mi fermo più a chiacchierare nelle stanze dei figli, come facevo quando erano piccoli. Presa dal lavoro, dagli obblighi che sento verso me stessa e tutto il mondo, volo per il corridoio sistemando cose o controllando la borsa, e intanto grido ordini, diramo istruzioni, spartisco consigli ed esortazioni. Nessuno risponde. Chusi nelle loro tane i Figli hanno forse le cuffie, o studiano così intensamente da non poter rispondere (spero). Tutto sembra cadere nel vuoto più assoluto.

Ma quelle rarissime volte che mi fermo, per un abbassamento di pressione, o un lieve mal di testa, poichè altro, per ora e grazie a Dio, non registro, me li trovo ai piedi del letto con gli occhioni sgranati tipo gattino di Shreck quando rigira il cappello tra le zampe (ho cinque fratellini…ricordate?). -Mamma come stai?-

Il che dimostra la mia efficacia di mamma, anche se in transito. O almeno, mi piace pensarlo

Ancora e sempre su stress e tecnologia

Dovendo in casa ridipingere una stanza, l’imbianchino oggi ha staccato il rooter per qualche ora. Al primo nanosecondo di disconnessione i Figli sono emersi dalle loro tane in preda a convusioni da crisi d’astinenza. Mentre infilavano la porta diretti verso una biblioteca che avesse il wi-fi, io mi sono concessa la scena madre su quando eravamo ragazzi noi cinquantenni, senza internet e cellulari. E mi ha preso un’irrefrenabile nostalgia, che ancora non mi passa, per quei tempi, neppure tanto lontani, in cui quando uscivi non eri raggiungibile e gli affari tuoi erano tuoi per davvero.

Una tenera vecchietta

Alla fine di una mattina di shopping con uno dei Figli, mi si avvicina una vecchietta molto, molto old style, e mi chiede di aiutarla ad attraversare la strada, un corso molto trafficato.

Io le offro premurosa il braccio, lei sorride sotto un’alta cotonatura candida e profumata di Violetta di Parma, e ci avviamo. Mentre scambiamo due parole, noto che mio Figlio si serra a me, appiccicato al mio fianco. Chiacchiero e penso che forse quella tenera vecchina è una fata, intenta a mettermi alla prova, come nelle favole; e forse, quando saremo al di là della strada, riceverò una splendida ricompensa…
Arrivati sul marciapiede, lei accenna a una cura medica, chiede qualche soldo e sparisce. Appena mi rimetto dalla tristezza, chiedo a mio figlio perchè mi fosse stato così addosso. Risposta – Pensavo che ti rubasse il portafoglio-

Mai così distanti l’uno dall’altra, direi. E mi sento sempre più come mi vedono i Figli, tenera e ingenua come i cinquantenni su Internet. E’ proprio vero.

Figli e fiducia

Pochissimo influenzata dal fatalismo isolano in virtù del mio sangue umbro, oggi mi sono accinta a modernizzare e alleggerire la borsa da terremoto. Questo sebbene in cuor mio creda (speri) che tutti i discorsi sin qui ascoltati sul Big One siano da ridimensionare grazie al cemento armato (l’attesa del Big One è uno degli argomenti prediletti dalla gente dopo il terremoto). Quindi al computer, quando ero sola, ho messo nel carrello acquisti coperte termiche arancioni, fischietti arancioni anch’essi e sacchi di croccantini per il cane.

Il Figlio grande sopraggiunge alla mie spalle silenzioso come un puma

-Due sacchi di croccantini per il cane?!?! Perché??- glielo dico cercando di minimizzare.

-Esagerata! Esageratissima! Poi arrivano i soccorsi e ci portano del cibo, no? Mica è la fine della civiltà! Mica sarebbe un mondo post-nucleare stile Fall Out!-

Non ho accennato alle stime sui morti e sui danni che si attendono, né sui timori circa i piloni dei viadotti in autostrada e le piste dell’aereoporto; ho accettato il ruolo di Vecchia Mamma. Lui si è allontanato scrollando il capo e io ho cliccato sul pulsante Acquista.