Coronavirus, 2

Sembra che qui la gente abbia imparato. Pochi in giro, finalmente.

Mi sono precipitata a fare la spesa alle 8,30 e già c’era la fila. Il direttore invocava il rispetto della distanza di sicurezza, ma i soliti furbetti delle file si incuneavano tra un metro e l’altro.

Unico crollo di nervi reale, la commessa alla cassa che, all’ennesima damigiana di varichina che le passava davanti, ha gridato -Non morirete di coronavirus, ma di vapori di candeggina!-

E’ vero, tesoro, ma in compenso io non ho mai avuto la casa pulita come oggi.

Coronavirus, 1

Qui c’è un’atmosfera dionisiaca. La gente esce, passeggia o corre sul lungomare, compra il pesce. ragazzini ovunque, in genere sugli scogli. La sera la movida è intensa come prima, la distanza tra una persona e l’altra è nell’ordine dei centimetri. Una specie di festa, ma molto allucinata. Più o meno così

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Munch, Sera in via Karl Johan, da Wikimedia

Sarà per  i treni arrivati da Milano.

 

Sicilianitudine, 3

Senza pretesa di completezza, da osservatrice esterna, registro arcaismi che mi incantano:

  1. il cibo arrostito in strada. Tutto, salsicce, carne di cavallo, carciofi. I fumi che offuscano la visuale in strada. Uno scontro di epoche tra graticole e automobili. si sa già chi vincerà, ma intanto io mi godo questo relitto di medioevo.
  2. gli sguardi che sono come pietre, baci o schiaffi. Occhi che comunicano tutto con forza, mi piaci/non mi piaci, sei bello/a, fammi strada, fermati, taci, parla. A dire il vero, non so se sono proprio sicilianitudine. Li ho trovati anche in Grecia, in Egitto, in Turchia. sulle rive di quel Mediterraneo di Braudel che era il mare nostrum, e  comunque un’unità, oggi come allora.
  3. le richieste di grazia gridate in strada, in certi giorni speciali dell’anno. Guardate a 6.28 questo video (tutto il video è meraviglioso): https://vimeo.com/158013412

Atmosfera natalizia in Sicilia

Oggi mi ferma il fioraio dove ho comprato l’albero di Natale (l’albero più sbilenco e strano d’Italia, dalla forma a nebulosa)

-Signora, metta i cubetti di ghiaccio nella terra dell’albero, ogni giorno; altrimenti non arriva all’Epifania-

Certo, ci sono 22 gradi fissi, da giorni. Per Natale non chiedo tanto, non la neve, ma un po’ di freddo sì…

Sicilianitudine, 2

Il commissario Montalbano, in un romanzo di cui non ricordo il titolo, comunque in tempi pre-cellulare e pre-euro, a un certo punto ha bisogno di una cabina del telefono. ricordate? I gettoni, la cornetta ecc..E il suo pensiero è “Sempre che il telefono funzioni. E che non si siano portati magari la cabina”

Ecco è così. Qui niente funziona. Quando mi sono trasferita a Torino è stato uno choc. Tutto funzionava. Un giorno stavo mettendo una banconota da 100.000 mila lire nella macchinetta del ticket all’ospedale e il Figlio maggiore ha gridato “No mamma! Non ti darà mai il resto!” e invece il resto è arrivato, al centesimo. Ecco, ho pensato, è abituato in altro modo.

Qui l’autobus non passa, le macchine di qualunque tipo non funzionano eppure si campa bene lo stesso. Puoi contare sempre sul buon cuore dei siciliani, che è veramente grande, su una forma di solidarietà sociale che è quella della gente comune vs la tecnologia e la modernità, sulla buona sorte. E in fondo ci si diverte di più e ci si allena all’elasticità mentale.

Caldo

Le macchine esterne dei condizionatori grondano acqua; ogni due ore un breve black-out perchè tutti accendono l’aria condizionata; la temperatura SALE di sera.

Discussioni infinite con Figli e Marito se sia meglio tener tutto chiuso o ventilare aprendo le imposte.

L’unico consiglio nuovo che mi sento di dare, oltre ai soliti ( non uscire dalle 11 alle 15, non accendere il forno ecc..) è per donne e ragazze: usate borse solo di pelle, rafia o tessuto -niente plastica, si appiccica addosso.

Sicilianitudine, 1

Non amo lo stile di Camilleri, soprattutto quello dei primi romanzi: troppo dialetto per una non siciliana come me. Però apprezzo la sua acutezza e la sua ironia che spesso, con un solo dettaglio, rivelano la mentalità isolana meglio di tante analisi politiche e sociali (come sempre l’artista è un po’ più avanti degli altri e questo ovviamente gli costa molto, anche se guadagna tanto).

Non ricordo in quale romanzo il commissario Montalbano ha promesso all’eterna fidanzata Livia un viaggio a Parigi per Capodanno. Ovviamente ha in corso un’indagine, ma non può ammettere, neppure davanti a sé stesso, che preferirebbe non partire. Poi, passando davanti alla casa della cameriera Maria, sente odore di frittura. Ecco, Maria fa gli arancini, e io vado a Parigi!

Credetemi, amici di blog, tutti i siciliani, sotto sotto, sono così. Non credono che valga mai la pena di andare altrove. Hanno già tutto. E un pochino hanno ragione.

Cronache d’Irlanda, 2

L’economia irlandese sta andando benissimo. La chiamano The celtic Tiger, la tigre celtica. I prezzi sono aumentati enormemente dall’anno scorso, il cibo di un 30 % circa. Ogni luogo è straordinariamente curato e ben tenuto.

Conversazione sull’autobus con una signora irlandese

Where are you from?-

-From Sicily-

-Oh, I was there last year! Very nice! Good food, the sun…But is there poverty, isn’t it?-

E’ così, la Sicilia è povera a confronto dell’Irlanda e i turisti se ne accorgono, non possiamo illuderci del contrario.

E con la crescita economica cambia tutto, in modo ben percettibile da chi, come me, torna qui dopo un anno. Aumentano i clochard, i senza tetto, chi chiede l’elemosina. A O’ Connell Bridge ho visto uno scippo, cosa impensabile fino a poco tempo fa. Tutti vanno di fretta, distratti. La gente ti dice di star attenta alla borsa. La tigre ci divora. Mangia i cuori.

L’antica Irlanda, quella che a Tolkien ispirò la Contea degli Hobbit, dove per essere felici bastava una birra e un piattino di fragole, dura però in campagna, dove tutti ti salutano quando ti incontrano e sono prodighi di cortesie; o il venerdì sera a Temple, quando la gente balla e suona per strada e senti solo musica e rumore di uomini.

Soluzioni costruttive

Temo che gran parte delle nostre sofferenze climatiche, almeno quando siamo al chiuso, siano di origine architettonica.

In Irlanda, per consumare meno risorse energetiche ed inquinare meno, le case di ultima generazione hanno un doppio tiraggio dell’aria in modo tale che la temperatura interna rimanga costante a 23 gradi e non sia necessario aprire le fienstre per ventilare le stanze. Accendono il riscaldamento un paio di ore al giorno e la cosa finisce lì (non so se l’ho spiegato bene, però).

In Sicilia, invece, d’estate si offrono al sole enormi facciate di cemento armato, senza un albero che le ripari, un prato che rinfreschi (ma i siciliani odiano gli alberi in città). Nessun caso negli edifici si è posto all’orientamento, anzi ha cura di esporre la cucina a sud-ovest, e così le stanze da letto. Così, quando negli annunci immobiliari si legge appartamento soleggiato, un brivido di terrore deve prenderci.

Eppure gli Arabi e i Normanni sapevano come fare, senza cemento armato e senza l’aria condizionata che a questo inevitabilmente si associa. Nella Zisa di Palermo, che era la residenza estiva dei re Normanni, i muri erano spessi, le finestre allineate una di fronte all’altra, in modo da creare una corrente d’aria e nei punti di snodo degli ambienti erano scavate nel pavimento vasche che venivano riempite d’acqua, per ottenere una corrente più fresca. http://www.ranchibile.org/scuola/dipartimenti/disarte/dl/15-16/zisa.pdf

Il tipo di cose che mi rendono molto dubbiosa del progresso della civiltà…