Sicilianitudine, 2

Il commissario Montalbano, in un romanzo di cui non ricordo il titolo, comunque in tempi pre-cellulare e pre-euro, a un certo punto ha bisogno di una cabina del telefono. ricordate? I gettoni, la cornetta ecc..E il suo pensiero è “Sempre che il telefono funzioni. E che non si siano portati magari la cabina”

Ecco è così. Qui niente funziona. Quando mi sono trasferita a Torino è stato uno choc. Tutto funzionava. Un giorno stavo mettendo una banconota da 100.000 mila lire nella macchinetta del ticket all’ospedale e il Figlio maggiore ha gridato “No mamma! Non ti darà mai il resto!” e invece il resto è arrivato, al centesimo. Ecco, ho pensato, è abituato in altro modo.

Qui l’autobus non passa, le macchine di qualunque tipo non funzionano eppure si campa bene lo stesso. Puoi contare sempre sul buon cuore dei siciliani, che è veramente grande, su una forma di solidarietà sociale che è quella della gente comune vs la tecnologia e la modernità, sulla buona sorte. E in fondo ci si diverte di più e ci si allena all’elasticità mentale.

Caldo

Le macchine esterne dei condizionatori grondano acqua; ogni due ore un breve black-out perchè tutti accendono l’aria condizionata; la temperatura SALE di sera.

Discussioni infinite con Figli e Marito se sia meglio tener tutto chiuso o ventilare aprendo le imposte.

L’unico consiglio nuovo che mi sento di dare, oltre ai soliti ( non uscire dalle 11 alle 15, non accendere il forno ecc..) è per donne e ragazze: usate borse solo di pelle, rafia o tessuto -niente plastica, si appiccica addosso.

Sicilianitudine, 1

Non amo lo stile di Camilleri, soprattutto quello dei primi romanzi: troppo dialetto per una non siciliana come me. Però apprezzo la sua acutezza e la sua ironia che spesso, con un solo dettaglio, rivelano la mentalità isolana meglio di tante analisi politiche e sociali (come sempre l’artista è un po’ più avanti degli altri e questo ovviamente gli costa molto, anche se guadagna tanto).

Non ricordo in quale romanzo il commissario Montalbano ha promesso all’eterna fidanzata Livia un viaggio a Parigi per Capodanno. Ovviamente ha in corso un’indagine, ma non può ammettere, neppure davanti a sé stesso, che preferirebbe non partire. Poi, passando davanti alla casa della cameriera Maria, sente odore di frittura. Ecco, Maria fa gli arancini, e io vado a Parigi!

Credetemi, amici di blog, tutti i siciliani, sotto sotto, sono così. Non credono che valga mai la pena di andare altrove. Hanno già tutto. E un pochino hanno ragione.

Cronache d’Irlanda, 2

L’economia irlandese sta andando benissimo. La chiamano The celtic Tiger, la tigre celtica. I prezzi sono aumentati enormemente dall’anno scorso, il cibo di un 30 % circa. Ogni luogo è straordinariamente curato e ben tenuto.

Conversazione sull’autobus con una signora irlandese

Where are you from?-

-From Sicily-

-Oh, I was there last year! Very nice! Good food, the sun…But is there poverty, isn’t it?-

E’ così, la Sicilia è povera a confronto dell’Irlanda e i turisti se ne accorgono, non possiamo illuderci del contrario.

E con la crescita economica cambia tutto, in modo ben percettibile da chi, come me, torna qui dopo un anno. Aumentano i clochard, i senza tetto, chi chiede l’elemosina. A O’ Connell Bridge ho visto uno scippo, cosa impensabile fino a poco tempo fa. Tutti vanno di fretta, distratti. La gente ti dice di star attenta alla borsa. La tigre ci divora. Mangia i cuori.

L’antica Irlanda, quella che a Tolkien ispirò la Contea degli Hobbit, dove per essere felici bastava una birra e un piattino di fragole, dura però in campagna, dove tutti ti salutano quando ti incontrano e sono prodighi di cortesie; o il venerdì sera a Temple, quando la gente balla e suona per strada e senti solo musica e rumore di uomini.

Soluzioni costruttive

Temo che gran parte delle nostre sofferenze climatiche, almeno quando siamo al chiuso, siano di origine architettonica.

In Irlanda, per consumare meno risorse energetiche ed inquinare meno, le case di ultima generazione hanno un doppio tiraggio dell’aria in modo tale che la temperatura interna rimanga costante a 23 gradi e non sia necessario aprire le fienstre per ventilare le stanze. Accendono il riscaldamento un paio di ore al giorno e la cosa finisce lì (non so se l’ho spiegato bene, però).

In Sicilia, invece, d’estate si offrono al sole enormi facciate di cemento armato, senza un albero che le ripari, un prato che rinfreschi (ma i siciliani odiano gli alberi in città). Nessun caso negli edifici si è posto all’orientamento, anzi ha cura di esporre la cucina a sud-ovest, e così le stanze da letto. Così, quando negli annunci immobiliari si legge appartamento soleggiato, un brivido di terrore deve prenderci.

Eppure gli Arabi e i Normanni sapevano come fare, senza cemento armato e senza l’aria condizionata che a questo inevitabilmente si associa. Nella Zisa di Palermo, che era la residenza estiva dei re Normanni, i muri erano spessi, le finestre allineate una di fronte all’altra, in modo da creare una corrente d’aria e nei punti di snodo degli ambienti erano scavate nel pavimento vasche che venivano riempite d’acqua, per ottenere una corrente più fresca. http://www.ranchibile.org/scuola/dipartimenti/disarte/dl/15-16/zisa.pdf

Il tipo di cose che mi rendono molto dubbiosa del progresso della civiltà…

Antidepressivi naturali

Foto scattata al volo in un qualsiasi baretto di qua. Giusto per dare un’idea della tavola calda siciliana. Si chiama così, non so perchè. Da sinistra, in prima fila pizzette ( non le solite, la pasta è morbidissima, ricca di strutto, una delizia); al centro cartocciate agli spinaci (specie di pizzette piegate in due con pomodoro, mozzarella, prosciutto e altri ingredienti come in questo caso); a destra patè (pasta sfoglia con dentro prosciutto e formaggio). In seconda fila, da sinistra cartocciate semplici, cartocciate con wurstel e in fondo due bombe (queste sono al forno, ma si trovano anche fritte -è la pasta della pizzetta con dentro formaggioe prosciutto cotto), e poi…sua Maestà l’arancino.

Quello a punta è col ragù, quelli tondi possono essere al burro, agli spinaci, alle melanzane, i miei preferiti, perchè del tutto vegetariani. Solo melanzane fritte, basilico, emmenthal.

Dicono che l’arancino sia stato inventato nel Regno delle due Sicilie per usare il riso, che non piaceva e che a Napoli veniva chiamato sciacquabudella, vale a dire incapace di togliere la fame. I monsù di qualche nobile famiglia inventarono l’arancino per indurre principini capricciosi a mangiare il riso. Bè, ci sono riusciti. Un colpo da maestro che sfida i secoli.

Perché in qualunque condizione tu sia, triste, annoiato, depresso, se addenti un arancino ti sorprendi a pensare che in fondo, sì, la vita è proprio bella.

Spigolature minime sulla bellezza, 3

Zevi scrive saggiamente che la simmetria e l’assialità distruggono l’arte. L’ideale è un’architettura di percorso, che si adegui al movimento degli uomini e all’uso che questi fanno dello spazio.

Verissimo. Speer, nei suoi piani per Berlino, progetta una città in cui i principi di assialità e simmetria sono condotti al punto tale da risultare agghiaccianti: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Bundesarchiv_Bild_146III-373,Modell_der_Neugestaltung_Berlins(%22Germania%22).jpg. E nelle nostre città, file di edifici tutti uguali, non differenziati in base all’uso, tali che la prigione, l’ospedale, la scuola e il cimitero risultano identici ai condomini.

Hitler è entusiasta dei piani di Speer, che si ispirano a piani napoleonici. Non sapeva, non poteva cogliere l’irregolarità meravigliosa del Foro Romano, che nella sua visita del ’38 aveva pur visto ( e mia madre ricordava con quale faccia truce e invidiosa fosse passato nei Fori gremiti di gente e illuminati da torce come nei tempi antichi; pensava a quanto Roma fosse più bella di Berlino).

Ma la bellezza è altra cosa. Non è regolarità, né simmetria. Nell’Acropoli di Atene il Partenone e l’Eretteo non sono in asse con i Propilei. Chi entra ha davanti a sé il vuoto e deve cercare, scoprire quasi, gli edifici. Perchè ci sono luoghi che non si possono toccare e questo ha a che fare con la percezione del mito, qualunque esso sia. Qui Poseidone scagliò il tridente contro Athena che offriva all’Attica l’olivo – questo non può toccarsi, l’Eretteo sorgerà qui. Qui sorgeva il primo tempio di Athena -lo rifaremo qui, dove sorgeva prima, nulla conta che i Persiani l’abbiano devastato.

Crolla la città di Catania per intero durante il terremoto del 1693, ma restano in piedi le absidi che contengono le ossa di Sant’Agata -non le toccheremo, la nuova Cattedrale sorgerà da queste absidi.

Ma noi non abbiamo più, o non vogliamo averle, radici mitologiche e quindi costruiamo quello costruiamo, roba degna solo di oblio.

Bei saluti

Sempre nell’ottica di godermi il sottosviluppo apparente di alcune aree dell’Eurozona, registro due formule di saluto che mi hanno commosso in tempi recenti:

  1. S’abbenedica. Così l’ometto che fa riparazioni in casa da noi, quando è entrato oggi. Che tu sia benedetta, bellissimo, antichissimo.

2. Sto kalò na pathe. Il saluto dei Greci a chi sta partendo, o comunque deve muoversi da casa. Che tu possa andare nel Bene. Ancora più bello.