Aspettando Medicane

da: https://calabria7.it/ciclone-medicane-incubo-sul-mediterraneo-sicilia-e-calabria-a-rischio/

Un giorno di tregua, prima di Medicane. La gente ha preso d’assalto i supermercati, quando arrivo io non c’è quasi più nulla, stile lock down rosso, hanno saccheggiato persino i dentifrici -eppure sono solo due giorni di chiusure.

In qualche modo sappiamo cosa accadrà:il bis delle scene di questi giorni, ma all’ennesima potenza -macchine abbandonate al centro della strada deserta, sacchetti della spazzatura trascinati ovunque dalla forza dell’acqua, l’apertura di una finestra resa impossibile dal vento, i vasi tirati dentro casa insieme alle sedie e al tavolo della terrazza, i panni stesi in soggiorno, i cellulari che smettono di funzionare, tutto orribile. Speriamo che nessun altro muoia, ora che sappiamo. God will protect us.

Il mare oggi pomeriggio era verde e giallo, pessimo segno. Io sono andata a fare la piega. Chiusa in casa, sì, ma carina.

5 minuti di bellissima festa

Oggi è il compleanno del Figlio piccolo e, per evitare la cucinata con questo gran caldo, siamo andati nella trattoria di sempre, nel cuore di un centro storico tanto decadente quanto bello, anzi, tanto più bello quanto più decadente. Pesce squisito, avventori tutti all’esterno, come in tempo di zona gialla, sussurri e pigrizia dietro la piazza del mercato, che di domenica tace.

Mentre portavano la torta è arrivato un uomo di mezz’età in abiti tradizionali, con un viso da antico normanno, e ha iniziato a cantare. Vedendo la torta con la scritta Buon compleanno Francesco, ha guardato mio figlio sorridendo e ha intonato con voce bellissima un Buon compleanno che subito è stato ripreso a pieni polmoni da tutti i tavoli del marciapiede. Qualcuno ha chiesto Vitti ‘na crozza ( per la storia della canzone: https://www.balarm.it/news/tutti-la-cantano-ma-pochi-conoscono-il-suo-vero-autore-il-maestro-di-vitti-na-crozza-123675)

A questo punto tutti cantavamo e battevamo a tempo le mani; gli anziani, al verso ora che sono arrivato agli ottant’anni la vita chiamo e morte m’arrispunde, si sono commossi, poi di nuovo ridevano travolti dall’allegria del ritornello. La torta è stata divisa tra tutti i presenti, meno male che era bella grande.

Questo saper fare festa, come si può, appena si può, che allontana il potere delle giubbe rosse, come canta il Maestro, è un laccio fortissimo per una outsider come me. Perchè restare? per far festa con sconosciuti.

Ope legis

Elenco qui solo alcune cose, le più urgenti, che vorrei veder proibite ope legis, dall’alto e senza discussioni:

  1. la plastica. Le industrie che la producono riconvertite subito alla produzione di magnifici contenitori di vetro o in società di consegna a domicilio di latte, detersivi, acqua, ecc..con stupendi vuoti a rendere, ovviamente di vetro
  2. i matrimoni in Sicilia tra la seconda metà di maggio e la fine di ottobre. Un familiare è stato a un matrimonio fissato per il tardo pomeriggio. 38 gradi all’ombra, pioggia di cenere vulcanica stile ultimi giorni di Pompei e una cerimonia civile durata un’ora buona in quanto la celebrante ha fatto la storia dell’amore tra i due sposi (ragazzi, meglio in chiesa, le chiese sono fresche…). I primi piatti, in numero di sei, sono stati serviti alle 11; vi lascio immaginare il resto.
  3. i jeans e le camicie maschili attillate d’estate. Riconversione della moda maschile allo stile Luigi XIV per l’inverno (non se ne può più di abiti blu o grigi!) e per l’estate ai caftani colorati che i nostri concittadini nati in Africa sfoggiano senza versare una stilla di sudore -loro sì, che sanno come si fa.

Apocalypse today

All’alba, il boato del vulcano e la pioggia di terra nera in un caldo già terribile prima che sorgesse il sole.

I ragazzi che fanno gli esami, emotivamente devastati da un anno e mezzo di pandemia e Dad, piangono al termine del colloquio perchè è l’ultimo giorno nella loro scuola (io sono stata FELICE di uscire di scuola! Finalmente l’Università!).

I militari del posto di blocco, al sole sotto le nostre finestre, verso le due chiedono di usare a turno il bagno della scuola. Hanno gli anfibi, la camicia di cotone pesante, il giubbotto antiproiettile e grondano sudore. Stazionano qualche minuto in più nella portineria, per riprendersi; gli offriamo il caffè freddo, un bicchiere di latte di mandorla. Loro quasi si commuovono, bevono e tornano fuori, nell’inferno.

44 gradi, terra nera ovunque.

Pescivendolo poetico

Il pescivendolo che mi rifornisce di pesce ha 2 numeri di telefono, un fisso per i clienti normali, un cellulare (riservatissimo) per i clienti migliori (=polli da spennare). Ovviamente rientro, consapevolmente, tra i polli.
Lo perdono per due motivi:

  1. il pesce meraviglioso, pescato qua davanti o poco oltre
  2. l’afflato poetico che manifesta solo al cellulare.

Ieri ho telefonato (al cellulare)

-Buongiorno, che pesce ha oggi?-

-Signora! Signora!- commosso -Sul mio bancone c’è tutto il mare!-

Cronache etnee

All’alba ci ha svegliato il tremore ritmico di vetri e porte. Sono corsa in terrazza, pensando ad una mareggiata, sebbene mai il mare avesse dato simili fenomeni, e infatti era l’Etna. Un boato dopo l’altro e il cane impazzito di terrore. Questa era la colonna di fumo a nord:

e questa era a est, mentre si abbatteva sulla città:

E’ il decimo parossismo in pochi giorni, con tutto quel che ne consegue: aeroporto chiuso, balconi, strade e terrazze coperte da terra nera, fiori e piante in delirio che, così fertilizzati, sbocciano a più non posso, ecc..Sui social, che non frequento, mi dicono che impazzi l’hashtag #nonscopopiù#; c’è chi ha disegnato nella terra caduta sul balcone di casa la Venere di Botticelli.

Io spero solo di non fare la gioia di qualche archeologo del futuro.

Piccola storia delle arance moderne

In primis, grazie a tutti dell’affetto: Mi siete mancati. Ora va molto meglio e così..I’m back!

Piccole osservazioni su frutti che non amo molto, se non sotto il profilo decorativo. Portate in Sicilia dagli Arabi (pare), si diffusero molto poco sino al Rinascimento, perido nel quale affiorano nei dipinti, simbolo di status elevato, nel ritratto dei coniugi Arnolfini:

da Wikipedia, s.v.

o come sfondo alla Primavera di Botticelli:

da Wikipedia, s.v.

Poi, alla metà del Settecento, un medico britannico, Lind, capì che lo scorbuto, prima causa di morte dei marinai imbarcati sui grandi bastimenti, era da attribuire alla carenza di vitamina C . Arance e limoni, capaci di resistere per mesi nelle stive delle navi, divennero ricercatissimi. La Sicilia allora ne era la maggior produttrice del Mediterraneo e i proventi del commercio di agrumi resero belle le città della costa e moltiplicarono le belle ville sull’Etna.

Alla fine dell’Ottocento, solo i più ricchi in Europa potevano gustare arance e mandarini, ormai riservati agli equipaggi delle navi. Manet li raffigura sul bancone del locale più elegante di Parigi

da Wikipedia, s.v.

e il Narratore della Recherche ricorda che la duchessa di Guermantes ai suoi ospiti offriva dopo cena solo una spremuta di arance -raffinatezza suprema.

E oggi? Sparito lo scorbuto, spariti i bastimenti di un tempo, sparite da negozi e supermercati le arance migliori, che amo anch’io, quelle rosso scure, uniche al mondo perchè colorate dal terreno lavico, di varietà Moro o Sanguinello, le ho ritrovate a Londra, in forma di costosissime spremute. E quel che resta sa un po’ di decadenza.

Tra orrido e sublime

Catania, lungomare

L’orrido risiede nel pensiero del suono tremendo che avrà prodotto, nel Medioevo, l’incontro tra il fronte lavico e l’acqua del mare; il sublime nel perfetto, inconsueto equilibrio tra due colori che solitamente non accostiamo, il blu e il nero.

Sicilian fusion, 2

Dietro le bancarelle del mercato che vendono vestiti, un giovane pakistano dal viso triste fa orli e riparazioni a 3 euro, circondato da anziani locali che, con le mani incrociate sul bastone, commentano il lavoro svolto. Davanti al pakistano, una ragazza cinese prova l’abito appena finito, in mezzo a due bambini dalla pelle nera che giocano a palla. Più avanti, un suonatore di fisarmonica attacca la musica del Padrino, in mezzo ai profumi del ristorante mauriziano.

All together, così si fa.