Uno spettro si aggira per l’Italia

Ed è un nuovo lock down. Nessuno lo dice, molti lo pensano e lo temono.

Ragazzi, qual è stata la prima cosa che avete fatto dopo il lock down? La maggior parte è andata a trovare i nonni. Alcuni hanno visto un amico/a. qualcuno ha mangiato un hamburger da Mc Donald. Tutti hanno detto come è stato strano rivedere gli altri, come quando si esce per la prima volta all’aperto dopo una lunga malattia.

A scuola sono sono splendidi: mascherine, distanziamento, banchi sui pallini rossi, puntualità nella didattica a distanza, non escono neppure per andare in bagno.

Spero e prego che tutto questo basti: chiuderli di nuovo sarebbe terribile per loro.

Domande urbane

Essenzialmente 3, nell’ambiente urbano in cui vivo:

  1. da dove spuntano i venditori di ombrelli quando piove? da dove prendono gli ombrelli, così all’improvviso?
  2. Come fanno i writers a scrivere con le bombolette spray ad altezze impreviste? si portano un ponteggio, si legano al tetto?
  3. Come fanno alberi possenti a crescere nella poca terra delle aiuole cittadine?

Alla prima domanda ho avuto risposta stamattina. Un omino carino e piccino ha aperto lo sportello dell’Enel e delle linee telefoniche, all’angolo della strada, e ha tirato fuori una sporta di ombrelli pieghevoli. Riserve segrete, segreti delle città.

Attendo le altre risposte.

Strascichi ( o prosecuzione) del Coronavirus

Sull’autobus, con la Fpp2 che indossavo dal mattino presto e che aveva ormai disseccato le mucose di naso e bocca, sono stata costretta a vedere la seguente scena. Un tizio, con non una mascherina, ma una specie di casco tipo Guardie dell’Impero di Guerre Stellari, ha iniziato a sgridare tutti coloro che avevano la mascherina abbassata sul naso; quindi ha preso a fotografarli urlando che avrebbe inviato le immagini alla Procura della Repubblica. I tizi interpellati si sono slanciati ruggendo su di lui e ne è nata una rissa, infine sedata per l’intervento di qualche persona di buon cuore, alla quale il conducente aveva assistito indifferente con rimbrotti bonari e generici. E’ ogni giorno così, mi ha detto, è peggio del virus.

Ho continuato a piedi. E continuerò a farlo.

Povere ragazze, 5

Philip Pikart / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0), da Wikipedia, s.v.

Nefertiti, elegante come una gazzella, sposò, alla metà del XIV secolo a.C., il faraone eretico, enoteista, pacifista, Akhenaton (Amenophis IV). Lui era brutto e lei bellissima, come attesta il ritratto di Berlino qui riprodotto. Un’eco dell’impressione che il faraone ebbe di lei è nella titolatura che le attribuì: La Bella è arrivata; Signora della Grazia. Mai nessun sovrano dell’Antico Egitto usò simili parole per la Grande Sposa Reale.

Si amarono molto, ed ebbero sei figlie, forse inseguendo il maschio che potesse succedere al padre, e che questi infine ebbe da una moglie secondaria, una sorella, come sembra provato dalle ultime analisi del DNA . E questo erede sarebbe Tutankhamon.

Il ritratto fu ritrovato ad Amarna, capitale del regno di Akhenaton e i dati di scavo indicano che proveniva dalla bottega dello scultore reale, e che doveva essere su uno scaffale alto, di fronte al posto di lavoro dell’artista, come se ne guardasse l’operato.Ma è strana l’assenza, di certo volontaria, della pupilla sinistra. E non ricordo, né ritrovo on line, dove ho letto un’ipotesi triste e strana che spiegherebbe l’anomalia. Secondo questa teoria, lo scultore si sarebbe innamorato della bella sovrana, che lo avrebbe rifiutato. Egli dunque l’avrebbe raffigurata con un occhio solo per equipararla al demone dall’occhio solo, presente in molti scongiuri e maledizioni dell’Antico Egitto -un demone terribile, che faceva morire i bambini e seccare i raccolti. Un modo di rappresentare sia la potenza del sentimento che Nefertiti aveva suscitato, sia la natura maligna di esso. Insomma, oggi come allora, talvolta non è tollerato il no di una donna.

E la povera Nefertiti morì giovane, prima dei quarant’anni e alla sua mummia, se tale è il corpo della Younger Lady dalla tomba KV 35 (https://it.wikipedia.org/wiki/The_Younger_Lady), fu strappato il cuore, affinché non trovasse pace nell’Aldilà. Nemmeno alla Grande Sposa Reale si è perdonato di aver avuto idee nuove, come oggi.

Nozze a Persepoli, parte 1 (racconto da archeologi)

Una giornata di Luglio, caldissima, dell’anno 300 a.C.. Sulle rive dell’Ilisso, dove Socrate parlò d’amore con parole nuove, che  Platone ricordò e scrisse, sedevano due uomini, uno alle soglie della vecchiaia, l’altro molto più giovane, forte e biondo. Non sembravano padre e figlio, né padrone e servo, piuttosto maestro e allievo. Chi si fosse avvicinato, sopra il mormorio dell’acqua avrebbe colto strane parole

Nearchos –Amico mio, che forse dovrei chiamare maestro, per età e sapienza tanto maggiori delle mie, già conosco questa tristezza che ti prende, non è nuova. Viene col caldo, ma non so se il caldo ne è la causa-

Damarato – Il caldo è carico di ricordi, anche se non è forte come il caldo della Persia alla quale devo i ricordi. Vedi quelle due pietre in mezzo all’acqua? Una è appuntita, quasi triangolare; quella accanto arrotondata dalla forza dell’acqua. Per te e per me sono diverse, vero? Per noi Greci è così: forme diverse corrispondono a cose diverse. Bene in Persia non è così. Niente è troppo diverso da tutto il resto. Da questo ha avuto origine la mia tristezza-

Nearchos –Non capisco. Raccontami più chiaramente, vi prego-

Damarato – Sei troppo giovane, così agli inizi della vita, con una sola battaglia alle spalle, ancora senza moglie, puro come queste acque fresche, giusto appena intorbidato da quel po’ di filosofia che abbiamo ascoltato insieme nella stoà. Quindi è difficile per me parlarti e delle mie parole temo non solo il ridicolo davanti a chi è ancora intatto, ma anche i detriti che lascerebbero in lui. Tuttavia proverò, per non costringerti a essere inquieto o curioso.

Sai che Alessandro, conquistatore del mondo, allievo di Aristotele, figlio del grande Filippo, il giorno delle sue nozze a Persepoli costrinse me ed altri a sposare nobili donne persiane. Ricordi, annuisci, e sembri colmo di entusiasmo: dovresti invece piangere la decisione sublime e inutile del nostro re. La contrapposizione di Europa e Asia, fondata sin dai tempi dell’assedio di Ilio, lui ha vendicato abbattendo il Gran Re; non ancora pago di questo, che ci era sembrato un lavacro rituale, ha quindi proceduto contro l’ordine delle cose, perché questo è stato, decidendo di fondere insieme ciò che il Fato aveva stabilito disgiunto e di unire Greci e Barbari. Segno dell’unione era il suo matrimonio con la figlia del re e il matrimonio dei suoi compagni con principesse persiane. Questa è il ragionamento che conduco nei giorni normali, invernali o freschi, ma quando Sirio splende e porta la canicola, tutto muta e si ribalta e penso che fu una grande idea e un grande fallimento, degno di Persepoli. Ti deludo, Nearchos amico mio, troppo giovane e saldo per apprezzare i dubbi e le doppie verità-

Nearchos– A dubbi e verità mutevoli ci addestrarono i poeti tragici a teatro, e i filosofi nelle stoai, maestro. Reggerò qualunque rimpianto ti induca a mutare idea sotto Sirio e imparerò-

Damarato– Mi avevano detto, allora, che mi era toccata in sorte una donna bellissima, Darice. Ero giovane, poco più dei tuoi anni, non ancora stanco di combattere, e ricco: Alessandro era molto generoso con noi. Ero felice di quanto si favoleggiava circa lo splendore della mia promessa sposa. Ringraziai gli dei con molti sacrifici e intanto cercavo di abituarmi alla città. Persepoli è a mezza costa di un’alta montagna e ha monti intorno che chiudono una vasta pianura, sì che il luogo sembra una corona sul mondo, voluta dal Re dei Re ad altezze inconcepibili per un Greco. Terrazze vaste tre volte l’Acropoli, una sull’altra, una accanto all’altra, e rampe, intagli nitidi, splendori di pietre e ori; ma solo ricchezze, non una città ai nostri occhi, poiché invano abbiamo cercato un’agorà, uno slargo qualsiasi dove radunarsi e parlare, un teatro, i segni, insomma, della vita civile; di una città nulla vi era, solo salire e salire tra mostri di pietra e strane colonne fino alla sala del trono, con l’aria sempre più sottile ad ogni gradino, e la testa che girava. No, non una città, ma un altare, o un trono colossale che richiedeva l’offerta di sé stessi.-

Nearchos– Più bella la nostra Atene, dunque?-

Damarato– Non so rispondere a questo. Di sicuro ad Atene si può vivere, a Persepoli solo adorare. Il loro dio è strano, è un fuoco che brucia da millenni, senza volto o forma o statua di qualche genere, pur essendo lui che dona le forme a tutto; ad esso l’anima dei sapienti e dei buoni si ricongiunge dopo la morte, perdendosi nella luce. Vorrei che avesse consumato anche me, su quelle terrazze, invece di lasciarmi ardere lentamente tra le braccia della mia sposa. Quando l’ho vista, con quegli abiti strani, tunica e calze larghe, e il velo sulla bocca, pur deluso che fosse tanto scura, neri i capelli e gli occhi, bruna la pelle, ho sperato di poterla desiderare; ma quando si è tolta il velo, con un gesto quasi di sfida e invito alla lotta, il desiderio si è infranto contro la peluria bruna sul labbro superiore, le spalle forti da ragazzo e lo scintillio fiero degli occhi. Sembrava un uomo, forse era un uomo. La festa per le nozze girava intorno a noi, ottanta generali greci ai quali il nostro signore Alessandro aveva voluto dare una moglie persiana, e volgendo lo sguardo intorno, tra i musici, i coppieri, i danzatori, vedevo che tutte le donne toccate in sorte ai miei compagni erano più belle della mia, cosicché, quasi scorgendo negli occhi di tutti irrisione e pena, bevevo più del dovuto e quando fu il momento del rito, e lei si è seduta accanto a me in attesa che le porgessi il pezzo di pane che doveva farla mia moglie, ubriaco fradicio non riuscivo a spezzare la focaccia. E di nuovo lo sguardo di lei lampeggiante, e ancora più vivido dopo la notte nuziale che trascorse senza di me, unica tra tutte le spose, essendomi io addormentato sul triclinio del banchetto; una luce così viva e liquida che mi faceva pensare al lago che dicono essere al centro dell’Asia, colmo di un ‘acqua nera e densa nella quale una torcia gettata accesa può bruciare giorni e giorni senza mai spegnersi, alimentando anzi un gran fuoco. E dopo tre giorni trascorsi senza quasi parlarci e sfiorarci, contemplavo quella luce d’ira e vi cadevo dentro, dimenticando la peluria sul labbro e le spalle forti sopra piccoli seni, finendo in essa mentre le toglievo tuniche e sete e drappi, cercando in mezzo ad essi la risposta alla domanda che mi assillava e trovando nella ricerca prima il mio desiderio resuscitato che la risposta alla domanda; e pur stordito, tuttavia capivo, come se una luce si accendesse dentro, che quel suo strano e ambiguo volto era la causa vera del desiderio. Quando sono entrato in lei, è stato come quando abbiamo varcato la porta delle Nazioni di Persepoli, un atto fausto e facile perché giusto, un appropriarsi di quanto ci spettava da tempo, una sorta di ritorno a casa.

Ecco, ritorno a casa, questo furono Darice e Persepoli in principio. E perché sensazione di casa, se la mi sposa era così diversa dalle spose greche, se quella Porta era maestosa in modo indecoroso, quasi oltraggioso? In molti mesi, lentamente e come se guarissi da un morbo, ho capito. E’ che in Persia tutto è mescolato. Nei cibi l’acido si unisce al dolce e si tempera nell’unione; nelle ante murarie, nelle basi dei pilastri, ai lati delle porte, i rilievi di tori con volto umano, i lamassu protettori delle soglie, ti fissano forti e placidi; la mia sposa sembra un uomo-

Strascichi del Coronavirus

Mi avventuro dal parrucchiere: colore, taglio eccc…e devo stare due ore buone. Messaggio del Figlio Piccolo: Oggi pranzo a casa.

-Come mai?-

-Mi sento un po’ giù-

Ansiosa e ansiogena come sono, allerto con moderazione il Figlio Grande, in vacanza a casa. Dagli un’occhiata quando torna, per favore. Non l’avessi mai fatto. Mi arrivano dal grande resoconti dettagliati di temperatura e valori pressori del piccolo. Quando torno lo trovo bocconi sul letto, che mormora: È stato terribile mamma….. Insomma, pare che sia stato accolto dal Fratello Maggiore in assetto antisommossa, costretto a indossare una Fpp2, e a misurare il misurabile.

Giustificazione del Maggiore: mangia così tanto che, se si sottrae agli arancini previsti con gli amici, deve avere qualcosa di grave!

Per un semplice mal di testa 🙂. Ancora un po’ di strada da fare per il ritorno alla vita normale.

Sicilian fusion, 2

Dietro le bancarelle del mercato che vendono vestiti, un giovane pakistano dal viso triste fa orli e riparazioni a 3 euro, circondato da anziani locali che, con le mani incrociate sul bastone, commentano il lavoro svolto. Davanti al pakistano, una ragazza cinese prova l’abito appena finito, in mezzo a due bambini dalla pelle nera che giocano a palla. Più avanti, un suonatore di fisarmonica attacca la musica del Padrino, in mezzo ai profumi del ristorante mauriziano.

All together, così si fa.

Lo specchio

Si dice che i cani assomiglino ai padroni. E guardando la mia Kate ho scoperto molto di me. Il suo abbaiare agli altri cani per tenerli a distanza, frutto di paura, corrisponde ai miei sbalzi d’umore, alle mie risposte aspre, fragili baluardi contro l’invadenza altrui. Il suo entusiasmo è il mio, il suo desiderio di controllo del gruppo familiare è il mio.

E ora che Kate ha raggiunto un’età che in anni canini la rende poco più grande di me, io in lei vedo ciò che sarà di me fra poco: la calma e l’indifferenza frutto dell’esperienza e soglia della vecchiaia, la forza tenuta a bada, e una grande, grande stanchezza.