Cagnolone di quartiere

Due anni fa la mia cagnolina Kate non era ancora stata sterilizzata, per un mio stupidissimo buonismo. Così, un bel giorno, agli inizi di un calore, durante la passeggiata mattutina ho visto piombarmi addosso un cagnolone vecchio e sporco, pazzo d’amore, e con orrore ho visto Kate sfilarsi dalla pettorina e corrergli felice incontro. I due si sono uniti con gioia, senza che potessi separarli, e già mi vedevo tristemente circondata da molti cuccioli, quando il cagnolone è crollato a terra per lo sforzo non più adatto alla sua età, ai piedi della delusissima cagnolina.

Tutta lieta ho ricondotto Kate a casa, ma il cagnolone me lo trovavo nell’androne del palazzo ogni volta che uscivo, quasi supplicante che gli conducessi l’amata con occhi colmi di desiderio. Una sera che ero con lei, ho chiamato l’ascensore e , quando le porte si sono aperte, chi ho visto con sgomento dentro? LUI! il quale ha arrancato verso Kate con tutta la velocità di cui era capace, una cosa stile Alien 2 quando si spalanca, appunto, l’ascensore. Trascino Kate dentro, chiudo la porta, afferro un paio di bocconcini, prendo l’ascensore col cagnolone che voleva unirsi alla mia gamba e tirandogli davanti i biscotti riesco a cacciarlo fuori dall’androne.

L’indomani appendo un cartello nella vetrata della portineria, da noi si usa così, una specie di tazebao, nel quale chiedevo cortesemente agli altri abitanti dell’edificio di badare a non fare entrare il cagnolone uscendo o rincasando. Ebbene, l’inimmaginabile. I condomini si sono divisi e i cartelli moltiplicati, in una sorta di faida tra avverse fazioni: chi in nome dell’igiene chiedeva di vietare ogni tipo di animale per chilometri quadrati e chi mi accusava di crudeltà verso il povero animale che, evidentemente, cercava solo un caldo rifugio ai suoi ultimi giorni e ribadiva il trito concetto che i cani sono meglio degli esseri umani. Un condomino mi ha fatto osservare che se non avevo fatto sterilizzare Kate era perchè inconsciamente desideravo che accadesse quanto stava accadendo e dovevo accettare la situazione, che è un po’ come dire che se una va in giro scollata è perchè vuole essere violentata. Mi sembravano tutti eterodiretti, come se il pensiero espresso nascesse da una sorta di partito cui si fosse aderito, non da reali convinzioni personali.
Ho rinunciato a spiegarmi con i condomini, ho cercato l’affidatario del cagnolone, che è risultato essere una specie di clochard, talmente mal messo da farmi pensare che fosse lui piuttosto ad essere affidato al cane, e l’ho supplicato di badare un po’ di più alla povera bestia.

Il clochard ha gonfiato il petto con fierezza: Signora, masculu iè! ‘U lassassi fare, bravo, bravo. Non posso, gli ho detto.Ci siamo accesi una sigaretta e, seduti vicini, siamo addivenuti a un accordo tra galantuomini: lui avrebbe controllato meglio il cagnolone e io avrei fatto sterilizzare Kate il prima possibile. E così è stato. In confronto ai condomini, un antico sapiente.

Per favore, non mangiate i coniglietti

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Qualche anno fa in casa abbiamo avuto un coniglio, chiamato Foglietto. La manina di mio figlio era calata inesorabile su quello che sembrava un tenero cucciolotto.

Invece era una belva feroce, il maschio alpha. Ruggiva, mordeva, scappava, odiava le coccole e non si faceva mai prendere in braccio. Del tutto anaffettivo,  indifferente a tutti noi, non sembrava neppure intelligente.

Poi, un bel giorno, ha iniziato a saltellare intorno ai nostri piedi e a compiere degli otto intorno alle scarpe. Che carino! Mamma, guarda ci fa le feste! gongolavano i Figli. Una rapida ricerca su Internet ha svelato l’orrida verità: era un rituale di accoppiamento! Dalle frasine dolci siamo passati alle pedatone, all’istante. La belva, che già mostrava un laido interesse per un certo paio di scarpe scamosciate, ha rivolto il suo interesse verso la palla del Figlio minore. La inseguiva per ore, ma poteva a soddisfare i suoi bassi istinti solo se riusciva a cacciarla in un angolo, o se qualcuno, mosso a pietà, gliela stoppava un istante.

Eppure, eppure, ha conquistato il nostro cuore, un giorno che sentendo qualcuno nel pianerottolo, si è paralizzato con gli occhi sbarrati e ha iniziato a battere la zampa per terra, come Tippete nel bosco. e da allora ci ha sempre avvisato così, se estranei si facevano vicino alla porta. Un coniglietto da guardia.

E poi un bel giorno ho ricevuto il suo massimo omaggio, quando sono tornata da una breve assenza e lui al vedermi si alzato sulle zampe posteriori, ha unito le anteriori come in una preghiera e poi mi è saltato in grembo. Gli ero mancata.

Tutto questo per dire bene, non mangiamo i conigli. Sono molto, molto più intelligenti di quel che pensiamo, non meritano di finire nel piatto.

Secondo piatto per tutti i giorni: fettine in salsa d’uovo della zia Giù

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La zia Giù è quella nella cui cucina lo sporco si suicida. Tutto da lei è lindo, sempre, non importa per quante persone abbia cucinato; lei stessa è sempre bella ed elegante, anche ora che ha novant’anni, come un’attrice di Hollywood -rossetto, cipria, merletto, ecc….

Queste fettine sono una sua ricetta e piacciono molto a tutti tranne che a me. Credo che sia la famosa salsa  avgolemon, usata in Grecia per l’agnello (orrore!), ma a casa mia esisteva solo l’Italia, anzi l’Umbria, quindi non saprei.

Ingredienti:

-4 etti di fettine di vitellina magrissime

-2 uova

-2 limoni

-burro, olio, sale noce moscata

Cuocete in padella le fettine, a fuoco lentissimo con poco burro, olio e un pizzico di sale. Mentre la carne cuoce, sbattete le uova intere con un pizzico di noce moscata. Quando le fettine sono quasi cotte, aggiungete il succo di limone alle uova sbattute, mescolate e versate SUBITO sulla carne, mescolando finchè la salsa non si rapprende. Subito, altrimenti il limone cuoce le uova.

N.B. A me non piacciono perchè ho una questione personale con i vitellini da latte, uno di quei traumi infantili da cui non ti riprendi più, proprio da manuale freudiano.

Quando arrivavo in campagna e vedevo i vitellini, mi dicevano che si chiamavano come me e mio fratello, poi un bel giorno sparivano e nessuno mi diceva dov’erano finiti. Ovviamente venivano accoppati per farne fettine come queste, e quando l’ho capito è stato molto peggio che scoprire la verità sui regali di Natale…

Tra veg e dieta paleolitica: la terza via

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Diete nuove ogni giorno, sensate o strampalate, carne sì, carne no, gluten free, sugar free, lactose free, bio, no Ogm, e mai una volta che ci fosse la only sugar o la only pasta diet, non ci si capisce più niente. E ormai anche le testate giornalistiche più autorevoli hanno rubriche di cucina e tutti, me per prima, disquisiscono di cibo.

Però da nessuna parte si legge la soluzione suggerita dal libro di Foer di cui scrivevo nel post precedente: la carne kosher. La carne macellata secondo le regole del casherut ebraico, https://it.wikipedia.org/wiki/Casherut.

Solo alcuni animali, bovini, ovini, cervidi, cresciuti il più possibile secondo natura e uccisi in un secondo con un affilatissimo coltello usato solo per questo e lontano dagli altri animali ( perchè le povere bestie che guardano capiscono che poi toccherà a loro, hanno terrore e secernono adrenalina; e in genere capiscono tanto, tantissimo, molto più di quello che ci piace pensare).

Questa è l’unica, vera soluzione. E non solo per motivi etici. Quest’estate a Roma ho mangiato la carne kosher. Non ho mai mangiato carne più buona. Si scioglieva in bocca come crema, adrenaline free, e il sapore è stato una rivelazione, un momento quasi mistico in cui il mio cervello ha esclamato” Questa è Carne!”.

Ma qui non trovo nessuna macelleria kosher…

Povere bestie

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Ogni tanto mi piace soffrire. Lo scelgo con consapevolezza e poi l’intera famiglia ne fa le spese.

Ad esempio, un paio d’anni fa ho letto comprare il libro di Foer, scrittore americano di origini ebraiche, sugli allevamenti di animali da macello negli Stati Uniti. Voi che leggete qui, se volete continuare a mangiare carne senza pensieri, non comprate questo libro. Immagino che la situazione degli allevamenti americani, a quanto descritto nel libro, sia molto peggio  che in Europa; ciò non toglie che situazioni piuttosto simili possano esserci anche da noi.

Il libro si è aggiunto in me allo stupore di vedere la straordinaria intelligenza del coniglietto regalato a uno dei miei figli. Non posso negarlo: uccidiamo creature senzienti. Forse i pesci meno, mi dico, spero. Risultato: in questa casa non si mangia più coniglio. E poca carne in generale.

Poca carne anche di maiale, animale che francamente odio, essendone stata inseguita in campagna da un esemplare quando ero bambina e, pur in bicicletta e molto veloce, non riuscivo a distanziarlo…il maiale non è tanto pacifico ed è anche notevolmente rapido per la stazza che ha. Ma un giorno ho visto come lo si uccide, ne ho udito il pianto simile a quello di un neonato, pianto che si alza molto prima che l’uomo mostri il coltello o apra il cancello.E non l’ho più dimenticato.

Una soluzione nel libro di Foer è prospettata…ma la racconterò in un prossimo post, il tempo a mia disposizione è finito.

Il colesterolo non esiste

questo penso in fondo all’anima -sangue umbro non mente, a casa mia si dice sempre “meglio un’ombra di gorgonzola che una vaschetta di Jocca”.
O meglio, lo so che esiste e bisogna starci attenti, ma sono anche quasi completamente vegetariana e dunque mi assolvo per ciò che riguarda formaggi e uova. Morirò presto lo so, e di colesterolo, ma fin quando pesci e povere bestie saranno allevati in un modo che grida giustizia a Colui che da lassù, chissà perchè, ci ama, io non posso mangiare carne e pesce che una volta al mese, non ce la faccio.
E dunque stasera questo, subito prima di crollare ben prima della mezzanotte, incurante dei botti e dei veglioni:

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Ingredienti:
– mezzo di chilo di pasta corta
– mezzo litro di besciamella un po’ lentina, con MOLTA noce moscata e un po’ di pepe
– 3 etti di mozzarella
– 125 gr. circa di fontina
– 125 gr.di emmenthal
– Parmigiano
-origano

Fare la besciamella nel solito modo.
Mentre la pasta cuoce, tagliare a dadini i formaggi. Scolare la pasta al dente e condirla con la besciamella, i formaggi, e molto, molto origano. Imburrare e infarinare una tiella e passare la pasta in forno a gratinare.
Bastano una 20 di minuti. Quella sopra l’ho tolta dal forno just in time.

Buon 2018 ❤