L’italica ossessione

L’anno scorso di questi tempi, a Galway, in Irlanda.

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Un amico irlandese ci ha portato a pranzo in un locale semplice accanto al mare. Dà un’occhiata al menù, lo posa con aria desolata sul tavolo e ci guarda, come a scusarsi, aggiungendo
-Sorry, you Italians are obsessed with food, I know.. –
Punta nell’orgoglio nazionale, perchè mi sono stufata che tutti parlino dell’Italia solo per il cibo, e cercando di correggere l’impressione del nostro amico senza contar troppe frottole, me ne esco con un
-Oh no, we are also obsessed with love affairs!-
-Which is the best?-
-Both-

E subito dopo è arrivata la chowder soup, una meravigliosa zuppa di pesce, latte, patate e non cos’altro di benedizione divina, degna della tavola del miglior ristorante italiano.

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Tutti in Irlanda giurano che sia semplicissima a farsi. Internet è piena di ricette della chowder soup, e un paio ne ho provate: voi non fatelo.
Il risultato era letteralmente orrendo, nulla a che vedere con la delizia irlandese.

Ci sono cibi che si possono mangiare solo dove sono stati inventati, gli arancini in Sicilia, la bistecca alla fiorentina a Firenze, la crescia con la lonza in Umbria e la chowder soup in Irlanda.

Del pesce, dei pescatori e dei cenoni

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Non capisco molto di pesce, ma conosco i borghi marinari della mia zona e vedo su cosa poggiano i nostri cenoni a base di pesce.
Di notte vedo le lampare, sempre meno spesso; conosco un povero ragazzo che è diventato debole di mente per essersi immerso troppo a lungo e troppo in profondità alla ricerca di ricci e occhi di bue; vedo il peschereccio più grande, circondato dagli altri piccoli come pulcini la chioccia, che esce leggero all’imbrunire e torna all’alba lento e pesante, con i gabbiani che lo inseguono; al mercato del pesce il ragazzo che mi ha venduto le sarde, mi riempie felice le braccia di mazzetti di prezzemolo
-La rispettai signoruzza bedda! La rispettai!-
La rispettai, una formula arcaica, quasi normanna.
I pescatori scaricano il pesce guizzante, assonnati e stanchi, ma sempre sorridenti, sempre gentili.
Gente di mare, brava gente.
Ma io non posso mangiare quelle seppie che vengono uccise ancora vive.

Del pesce e del pescivendolo

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Comprare il pesce fresco in Sicilia è affare serio, non roba da tutti. Devi saper captare non solo la lucentezza delle squame e la vivacità dell’occhio, ma anche essere un bravo psicologo, con l’autorevolezza di un magistrato e la perizia euristica di un bravo commissario di polizia.

Il nostro pescivendolo di fiducia è andato in pensione, sostituito da un giovanotto di due metri. Vado l’altra mattina, dico Buongiorno. Lui sente tre o chiuse, capisce che non sono una nativa. Torno a casa con calamari dell’anno scorso e trance di squalo bianco spacciato per tonno.
A questo punto desisto e mando a comprare il pesce mio marito. Tra uomini siciliani ci si intende.
Lui dice Buongiorno, il pescivendolo avverte il nativo e si scambiano un’occhiata da Mezzogiorno di fuoco. Mio marito torna a casa con i principi dei calamari e Sua Maestà il Pesce Spada pescato da un’ora.
Bene, una cosa in meno che devo fare io.

NB: se volete comprare il tonno fresco il pescivendolo deve essere tuo fratello.