Birra e Irlanda, 1

Quando entri da italiano in un supermercato irlandese, anche di grandi catene, rimani sconvolto. Inizialmente, per interi settori, scaffalature da terra a soffitto di birra e patatine, per metri e metri e metri lineari. Inimmaginabile prima di entrare. E ti chiedi, ma dove sono le cose da mangiare?

In fondo in fondo, molto lontano,  traluce un bancone in cui c’è tutto quello che siamo soliti mangiare in Italia, frutta, verdura, carne, pesce, formaggi, uova, tutto compresso in due metri quadri, disdegnato dai nativi.

Assurdo, dice in me l’italiana,  ma appena assaggio una delle birre irlandesi, presa a caso, capisco il perchè dell’esposizione. Perchè la birra irlandese non è solo la Guinness, ma decine e decine di altre mai viste da noi, buonissime, di tutti i tipi, di tutti i colori, tutte con bellissime etichette. E capisco tutto. Perchè mangiare, se hanno quelle birre?

“Caccia la morte con un bicchiere di vino”

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dicono in Umbria delle mie parti, e pare che qualche volta sia stato vero per poche ore.
Non ci credo molto, non amo il vino e in questo sono ben poco umbra, quindi non so cosa dire. Ma so che aggiungerei dell’altro per ritardare la tanto temuta soglia, una risata, ad esempio, e il buon cibo; un sorriso, un abbraccio, una pacca sulla spalla al momento giusto, guardare il mare o la campagna al mattino presto, quando tutto è intatto.
Poco, molto poco, ma è tutto quello che per ora so. Buon Natale a chi passa di qua.

Del pesce, dei pescatori e dei cenoni

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Non capisco molto di pesce, ma conosco i borghi marinari della mia zona e vedo su cosa poggiano i nostri cenoni a base di pesce.
Di notte vedo le lampare, sempre meno spesso; conosco un povero ragazzo che è diventato debole di mente per essersi immerso troppo a lungo e troppo in profondità alla ricerca di ricci e occhi di bue; vedo il peschereccio più grande, circondato dagli altri piccoli come pulcini la chioccia, che esce leggero all’imbrunire e torna all’alba lento e pesante, con i gabbiani che lo inseguono; al mercato del pesce il ragazzo che mi ha venduto le sarde, mi riempie felice le braccia di mazzetti di prezzemolo
-La rispettai signoruzza bedda! La rispettai!-
La rispettai, una formula arcaica, quasi normanna.
I pescatori scaricano il pesce guizzante, assonnati e stanchi, ma sempre sorridenti, sempre gentili.
Gente di mare, brava gente.
Ma io non posso mangiare quelle seppie che vengono uccise ancora vive.

Pranzo di Natale: Umbria vs. Sicilia

Abbiamo un amico, che in cuore è una specie di hidalgo e che cucina benissimo, il tipo di persona davanti alla quale mi sento piccola piccola in fatto di cibo. Lui sa fare tutto, non arretra di fronte a nulla: qualunque ricetta gli è accessibile, mentre io ho dei veri e prorpi blocchi psicologici davanti ad alcune preparazioni.
L’altro giorno mi ha chiesto quale sarà il mio pranzo di Natale.
Io ogni Natale faccio sempre le stesse cose. E’ tradizione familiare, un modo di ricordare e celebrare chi è venuto prima, inoltre casa ci sarebbe la rivolta se cambiassi, cosa che comunque non vorrei mai.
Quindi: cappelletti in brodo di cappone, filetto arrosto, insalata russa e qualche insalata sfiziosa, infine, poichè l’Umbria non vanta una gran tradizione in fatto di dolci, c’è l’unica concessione al meridione, Sua Maestà il Babà con panna e frutta fresca.
Commento: il Natale dei pezzenti.
Lui fa due primi, due secondi, una varietà spaventosa di antipasti, tra i quali l’immancabile parmigiana di melanzane. Si alzano da tavola alle sei del pomeriggio.
Sicilia,perdonami, ma su questo io non ti seguo, non posso proprio.

Natale in Irlanda

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In un piccolo paesino irlandese a sud di Dublino, la mattina di Natale , in un gelo siberiano, decidiamo di andare a Messa.
Chiesa di pietra scura, sagrato gremito di gente vestita come se andasse a teatro, pizzi, tulle, tacchi 12, noi intabarrati con piumini e passamontagna. Dentro le panche sono affollate da famiglie in file serrate, come un esercito. In ogni panca una famiglia: marito con mani grandi quanto il torace di un marito italiano di taglia media, moglie elegantissima, e 4/5 bambini a scaletta, di un 1,20 di altezza, 1,10, 1,00, 90 cm, 70 cm, tutti con bei capelli tra il rosso e il biondo.
Appena gli irlandesi ci notano, subito magicamente si svuota una panca e ci fanno sedere con mille sorrisi. La messa sembra una chiacchierata tra vecchi amici, si ride, si canta, si stringono mani e si danno pacche sulle spalle.
Subito dopo dopo l’Elevazione il sacerdote dall’altare tuona
-Happy birthday, Jesus Christ!-
e tutta la chiesa intona l’Happy birthday.
We love you, Ireland.