Scritte sui muri, 2

Questa arriva come una mazzata quando si esce dalla visita del più bel palazzo barocco della città, sul muro dirimpetto: E’ davvero questa la vita che volevi?

Certo lo scopo è provocare uno shock, ed è raggiunto anche troppo facilmente, direi; comunque utile. Che rispondere? mi sono chiesta, inchiodata sulla soglia. Sicuramente no, ma è uguale, va bene lo stesso. Ho rischiato di avere un paio di persone amatissime in meno davanti al brodo di cappone, a Natale, e invece c’erano, e in ottima forma. Va bene anche se non è quella pensata a sedici anni, sono piena di gratitudine.

Atmosfera natalizia e brodo di cappone

Per il pranzo di Natale, a casa mia in Umbria, si faceva sempre il brodo di cappone con i cappelletti. Io lo odiavo.

Adesso, per ogni pranzo di Natale, faccio il brodo di cappone con i cappelletti (credo l’unica in tutta l’isola). I  miei figli lo odiano, ma io lo faccio lo stesso. Mi piace continuare a fare quello che facevano le donne forti e allegre che hanno fatto la mia infanzia, che non avevano paura di lavorare, resistere e aiutare. Mi piace anche dare una continuità, onorare quel che mi è stato tramandato. Solo perchè così si fa. Magari un giorno i miei figli faranno il brodo di cappone a Natale.

Atmosfera natalizia in Sicilia

Oggi mi ferma il fioraio dove ho comprato l’albero di Natale (l’albero più sbilenco e strano d’Italia, dalla forma a nebulosa)

-Signora, metta i cubetti di ghiaccio nella terra dell’albero, ogni giorno; altrimenti non arriva all’Epifania-

Certo, ci sono 22 gradi fissi, da giorni. Per Natale non chiedo tanto, non la neve, ma un po’ di freddo sì…

Atmosfera natalizia a casa nostra

nativity-scene-522516_640

Foto di Gerhard Gellinger da Pixabay

-Cosa facciamo quest’anno, un albero vero o uno finto?-

-Uno vero che sembri finto-

In genere per l’albero la cosa va così. Ne arriva in casa uno piccolo, sbilenco, sofferente, perchè qui già a Novembre gli alberi veri vanno via come il pane e noi arriviamo a comprarne uno sempre in ritardo, secondo l’usanza (umbra) della mia famiglia di fare albero e presepio a ridosso del Natale.

 

Per il presepio, no. Per il presepio ci sono litigate mostruose, quasi scorre il sangue. Io vorrei un presepio filologicamente corretto: atmosfera medio-orientale, niente neve (mica nevica là, no?), archi a tutto sesto (romani, è nato sotto Augusto); e poi una colonna abbattuta, simbolo della fine della vecchia epoca. Un po’ come nella foto sopra.

Mio marito esige neve e muschio, quasi un bosco alpino (é venuto anche per chi abita più a nord di Gerusalemme, quindi…) e tutti i mestieri possibili, se si potesse anche una raffineria (il messaggio va attualizzato). E si allontana in corridoio mormorando dei negozietti di San Gregorio Armeno.

L’anno scorso, in preda a queste discussioni, non abbiamo fatto il presepio. Quest’anno procederò con un colpo di mano domani mattina presto. Betlemme 0 b.C. remastered.

Hanno solo i soldi

Ieri sono andata a comprare le mandorle più buone del mondo, vicino al mercato del pesce. Il negozietto è un antro muscoso, il negoziante ha un viso esaltato e abbronzato. Mi viene in mente di prendere là anche i regalini per gli amici del Nord Europa: pomodori secchi, pesto di pistacchi, erbe per il pesce e origano.

-Faccia piano- dico al negoziante che metteva le cose nel sacchetto- perchè devo spedirli-

Unni?- fa lui (che bello che nessuno si faccia i fatti suoi, lo dico sul serio, fa sentire meno soli)

Glielo dico, lui alza la faccia esaltata e dall’alto dei suoi cenci grida –Bbonu fa signoruzza, chiddi anu solo i sodda! nenti, nenti, solo i sodda!– (trad. Fa bene signora, quelli hanno solo i soldi, nient’altro)

Hanno solo i soldi, ma chi altri se non un povero siciliano oggi direbbe questo? uno che campa vendendo quattro cose, fra muri scrostati, in una via che per decadenza nulla ha da invidiare a certi quartieri del Cairo dietro il suk. Vi assicuro, mi è sembrato un re.

Birra e Irlanda, 1

Quando entri da italiano in un supermercato irlandese, anche di grandi catene, rimani sconvolto. Inizialmente, per interi settori, scaffalature da terra a soffitto di birra e patatine, per metri e metri e metri lineari. Inimmaginabile prima di entrare. E ti chiedi, ma dove sono le cose da mangiare?

In fondo in fondo, molto lontano,  traluce un bancone in cui c’è tutto quello che siamo soliti mangiare in Italia, frutta, verdura, carne, pesce, formaggi, uova, tutto compresso in due metri quadri, disdegnato dai nativi.

Assurdo, dice in me l’italiana,  ma appena assaggio una delle birre irlandesi, presa a caso, capisco il perchè dell’esposizione. Perchè la birra irlandese non è solo la Guinness, ma decine e decine di altre mai viste da noi, buonissime, di tutti i tipi, di tutti i colori, tutte con bellissime etichette. E capisco tutto. Perchè mangiare, se hanno quelle birre?

“Caccia la morte con un bicchiere di vino”

wine-2160516_640

dicono in Umbria delle mie parti, e pare che qualche volta sia stato vero per poche ore.
Non ci credo molto, non amo il vino e in questo sono ben poco umbra, quindi non so cosa dire. Ma so che aggiungerei dell’altro per ritardare la tanto temuta soglia, una risata, ad esempio, e il buon cibo; un sorriso, un abbraccio, una pacca sulla spalla al momento giusto, guardare il mare o la campagna al mattino presto, quando tutto è intatto.
Poco, molto poco, ma è tutto quello che per ora so. Buon Natale a chi passa di qua.

Del pesce, dei pescatori e dei cenoni

fullsizeoutput_15a4

Non capisco molto di pesce, ma conosco i borghi marinari della mia zona e vedo su cosa poggiano i nostri cenoni a base di pesce.
Di notte vedo le lampare, sempre meno spesso; conosco un povero ragazzo che è diventato debole di mente per essersi immerso troppo a lungo e troppo in profondità alla ricerca di ricci e occhi di bue; vedo il peschereccio più grande, circondato dagli altri piccoli come pulcini la chioccia, che esce leggero all’imbrunire e torna all’alba lento e pesante, con i gabbiani che lo inseguono; al mercato del pesce il ragazzo che mi ha venduto le sarde, mi riempie felice le braccia di mazzetti di prezzemolo
-La rispettai signoruzza bedda! La rispettai!-
La rispettai, una formula arcaica, quasi normanna.
I pescatori scaricano il pesce guizzante, assonnati e stanchi, ma sempre sorridenti, sempre gentili.
Gente di mare, brava gente.
Ma io non posso mangiare quelle seppie che vengono uccise ancora vive.

Pranzo di Natale: Umbria vs. Sicilia

Abbiamo un amico, che in cuore è una specie di hidalgo e che cucina benissimo, il tipo di persona davanti alla quale mi sento piccola piccola in fatto di cibo. Lui sa fare tutto, non arretra di fronte a nulla: qualunque ricetta gli è accessibile, mentre io ho dei veri e prorpi blocchi psicologici davanti ad alcune preparazioni.
L’altro giorno mi ha chiesto quale sarà il mio pranzo di Natale.
Io ogni Natale faccio sempre le stesse cose. E’ tradizione familiare, un modo di ricordare e celebrare chi è venuto prima, inoltre casa ci sarebbe la rivolta se cambiassi, cosa che comunque non vorrei mai.
Quindi: cappelletti in brodo di cappone, filetto arrosto, insalata russa e qualche insalata sfiziosa, infine, poichè l’Umbria non vanta una gran tradizione in fatto di dolci, c’è l’unica concessione al meridione, Sua Maestà il Babà con panna e frutta fresca.
Commento: il Natale dei pezzenti.
Lui fa due primi, due secondi, una varietà spaventosa di antipasti, tra i quali l’immancabile parmigiana di melanzane. Si alzano da tavola alle sei del pomeriggio.
Sicilia,perdonami, ma su questo io non ti seguo, non posso proprio.