Tre bellissimi inviti

  1. Dalla Persia del XIII secolo, sulla dargah di Gialal al Din-Rumi:

«Vieni, vieni; chiunque tu sia, vieni.
Sei un pagano, un idolatra, un ateo? Vieni!
La nostra casa non è un luogo di disperazione,
e anche se hai tradito cento volte una promessa… vieni
.[2]» (da Wikipedia, s.v. Gialal al-Din-Rumi, teologo sunnita)

2. Dalla Regola non bollata di San Francesco d’Assisi:

E chiunque verrà, amico o nemico, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà.

3. Da un pub della mia amatassima Irlanda, e pare sia di Yeats:

Indignation Quotes. QuotesGram
Da Quotesgram

Coronavirus 9: Ottantenni (vietati commenti politici perchè non è un post politico)

Se è vera la notizia che un presentatore olandese ha deplorato le terapie fornite contro il Coronavirus ad ottantenni obesi e fumatori che fra due anni potrebbero essere morti (http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/coronavirus-presentatore-tv-olandese-kelder-inutile-salvare-anziani-obesi-e-fumatori-moriranno-entro-2-anni-be237ed4-1830-4afb-b651-67a30f5a1759.html), ci sono molte, moltissime considerazioni da fare. Di seguito, alcune di esse:

  1. Fra due anni potrebbero essere morti anche sessantenni, cinquantenni, quarantenni. Meglio non curare più nessuno?
  2. Max Weber aveva connesso la genesi del capitalismo alla religione protestante , che riteneva la floridezza economica prova certa di un benigno giudizio divino di salvezza. Così, nell’Europa del Nord, la spinta ad accumulare capitali fu, e rimane ancor oggi,  molto più forte che nell’Europa meridionale, dove la Chiesa Cattolica ha come modello (non sempre seguito) San Francesco . Una differenza di mentalità di lunga durata, che genera quel che a Sud viene giudicato un incrudelimento del capitalismo.
  3. Quando si sposta un paletto morale, chiamiamolo così, è molto difficile stabilire un nuovo punto in cui fissarlo. Se oggi mi sembra inutile, ed economicamente dannoso, curare gli anziani, e procedo a non farlo, domani potrò decidere di non curare i trentenni, i biondi, le persone che non mi piacciono.  O si curano tutti o nessuno.
  4. Picasso_Guernica-2000x1200
  5. Questo lo aveva ben capito Picasso. In Guernica la statua in frammenti del guerriero antico con la daga spezzata in mano è la fine dell’antico modo di combattere, basato su una qualche forma di codice etico (non si colpiscono donne e bambini, se l’avversario scende da cavallo scendi anche tu per essere alla pari ecc…).E il guerriero soggiace alla lampadina elettrica, simbolo del progresso che ha portato solo morte. Non è il ricordo di un singolo bombardamento, sia pur grave, ma l’annuncio che da quel momento in poi tutto sarà possibile in virtù dell’abbattimento di un cardine morale, che non si uccidono i civili e i disarmati. Sette anni soli separano Guernica da Hiroshima.

Correzione a Cronache d’Irlanda,4

Correzione/ integrazione al post precedente: in Italia esiste un monumento agli emigranti. Devo la segnalazione a QuasiBiancaneve : https://wordpress.com/read/blogs/61910712.

Si trova a Genova, ma è nascosto. Non riesco a postare il link. L’articolo è comunque su GenovaQuotidiana.com, numero del 18 Giugno 2019.

Peccato, mi piace. Quello svettare crestato sopra il blocco rettangolare dà in qualche modo l’idea del doloroso distacco dalla terra natale.

Cronache d’Irlanda,4

Nel cuore della City di Dublino, in mezzo agli affari, alle banche, ai soldi, gli irlandesi hanno voluto questo: https://www.google.com/search?q=famine+sculpture+dublin&client=firefox-b-d&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwiRzKHLvevjAhUiMuwKHYWJCEcQ_AUIEigC&biw=1220&bih=588#imgrc=jZTf4wWrQVUXiM:

Lungo le rive del Liffey, là dove chi era costretto ad andar via dalla Grande Fame (1845-49) si imbarcava per le lontane Americhe. Come a dire: ora siamo ricchi, ma ricordiamoci da dove siamo partiti. Ricordiamo le sofferenze antiche.

In Italia non c’è nessun monumento a chi partì dai porti di Genova e Palermo, per povertà anch’essi, alla volta delle lontane Americhe, alla fine dell’Ottocento. Sarà per questo che non usciamo dalla crisi?

Cronache d’Irlanda 2019,1

Forse temendo la Brexit e le sue conseguenze, i genitori italiani hanno deciso a Gennaio di far studiare inglese ai loro pargoli in Irlanda. Dublino è letteralmente invasa da ragazzi italiani (i Figli compresi).

Strillano, ridacchiano, mangiano cose terribili. Sono tenerissimi.

Work, travail

In inglese lavoro si dice work, in tedesco werk. Ne ignoro l’etimologia, pare che sia da riferire a un termine che significa urgenza. A Sud tutto cambia. In spagnolo è trabajo, travail in francese, travagghiu in siciliano, con ovvio riferimento ai dolori del parto. A Napoli si chiama ‘a fatica, e in Grecia addirittura i doulià, la schiavitù. Nell’area mediterranea e cattolica prevale dunque l’idea della sofferenza connessa al lavoro. E io, che pure amo il mio lavoro, e lo svolgo, se non bene, almeno con scrupolo e passione, non posso che sentirmi assolutamente d’accordo con questa visione delle cose. Nel più profondo del mio essere il lavoro è e resterà sempre una condanna biblica e sento che eravamo nati per cogliere fragole nei boschi o prendere il sole in riva al mare. E detto questo, davanti alla disoccupazione in corso, ringrazio sempre Dio di avere un lavoro. Non molto lineare come discorso…