Inglese, 2

I camerieri dei locali in Sicilia, quale sia il livello del posto, sono austeri, signorili, quasi severi. Anche in Umbria, ma con saltuari guizzi di sincera follia. A Roma fanno i piacioni, sono confidenziali, fin troppo, ma sempre di buon cuore (Ah signò, ma che se sente male? a me che avevo lasciato un po’ di pasta nel piatto, in un ristorantino tutto cool. In Sicilia sarebbe stato licenziato in tronco).

In Irlanda? O sono esangui fanciulle che da chissà quali posti giungono lì a studiare l’inglese, o vichinghi sempre entusiasti. Uno di loro, portandomi il pane che avevo chiesto per accompagnare l’insalata, si è chinato verso di me tutto contento –Are you going to get drunk, aren’t you? AHAAHA-

Chi era con me ha tradotto: stai per andare a ubriacarti, vero? A me! E mi hanno spiegato che a Dublino se chiedi il pane è perchè dopo vuoi andare al pub a fare una gran bevuta e vuoi ammortizzare l’alcool con i farinacei. Ma io non ascoltavo, perchè febbrilmente cercavo nella mia testa come si dice in inglese Ma come si permette, lei è uno zoticone! o qualcosa del genere. Gli altri al nostro tavolo erano troppo divertiti della scena per aiutarmi e mestamente ho dovuto ammettere che tutti i corsi d’inglese che ho fatto, tutte le certificazioni che ho preso e che prenderò non mi metteranno mai nelle condizioni di rispondere per le rime a commenti del genere…nel sangue ho e avrò sempre soltanto l’italiano.

Inglese, 1

Il mio nipotino irlandese parla quattro lingue: l’italiano, l’inglese, il gaelico che studia a scuola e l’inglese di sua zia, che sono io.

Qualche anno fa ho preso il mitico B1, non so come, forse l’esaminatore era di buzzzo buono, come dicono a Roma. Ma il mio inglese è davvero penoso, un misto di italiano e cadenze umbro-sicule davvero terrficante, che solo grazie alla gentilezza irlandese viene decifrato.

Sul pullman dovevo prendere 3 biglietti, per me e i Figli,  andata e ritorno per Dublino. Mentalmente ho tradotto paro paro dall’italiano e me ne sono uscita con un –Three tickets came and back to Dublin-
I Figli, uno per spalla, sibilano feroci –Che stai dicendo mamma?- mentre il gentilissimo autista, un vero signore, ha spento il motore, mi ha squadrato e mi ha sussurrato -Where do you want to go? Tell me- Sono intervenuti i Figli. Secondo me era chiaro cosa volevo. Mi ha consolato solo il sorriso dolce dell’autista.

I love you Ireland!