Tornare indietro

Jung, in Lettere, ricordi, riflessioni, racconta della sua near death experience. Ad un’amica che sta morendo di cancro scrive che non le mentirà, che lei in effetti sta morendo, entrambi lo sanno, ma che morire è diverso da come si pensa e racconta la sua esperienza.

Jung, colto da infarto in ospedale, si era sentito uscire dal corpo e salire in alto, fino a vedere la Terra azzurra e piccolissima, poi si era trovato davanti ad un tempio indù nel quale sentiva di dover entrare; e sentiva con giubilo che lì dentro sarebbe stato giudicato. Sulla soglia aveva di nuovo guardato verso la Terra e aveva visto salire da essa il medico che l’aveva accolto, ma nelle vesti di Asclepio, nel suo aspetto quindi archetipico. Una forza tremenda l’aveva costretto a seguirlo giù . E descrive il rientro nel corpo, la più orribile delle prigioni, e l’odio per il medico che col massaggio cardiaco l’aveva ricondotto indietro.

Sa, è nervoso, infastidito, è giù, non va bene.

In questi giorni sono molto ascientifica e pre-logica. Così, mentre dicevo alla dottoressa solo Passerà, pensavo: E’ stato richiamato indietro, non è facile per lui, adesso.

Aveva scostato con irritazione le mani del dottore che praticavano disperatamente il massaggio cardiaco. Adesso sorride e mangia. Ci vuole tempo per tornare. E a qualcosa serve leggere.

Lasciar fare al Boss

Bisogna fargli largo e prima ancora bisogna coltivare dentro di sé una piccolissima e sana diffidenza verso l’autorità, ogni autorità, fosse anche quella di un medico che emette la sentenza con le lacrime agli occhi. Sapere che non è sempre vero ciò che lo sembra.

ma che ne sapete voi? bisogna mormorare dentro di sé; e insieme rivoltarsi con tutto l’essere contro ciò che sembra il corso ineluttabile e naturale delle cose, una sorta di gigantesco Questo no!; allora si crea un piccolissimo spazio, una sottile fessura per l’azione dell’invisibile, per un cuore che riprende a battere.

Colpi da maestro che riescono poche volte nell’arco di una vita, che non ci si riesce a imporre e devono venire spontanei. Segue una gratitudine dilagante, un colossale Domine, non sum dignus.