Per favore, non mangiate i coniglietti

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Qualche anno fa in casa abbiamo avuto un coniglio, chiamato Foglietto. La manina di mio figlio era calata inesorabile su quello che sembrava un tenero cucciolotto.

Invece era una belva feroce, il maschio alpha. Ruggiva, mordeva, scappava, odiava le coccole e non si faceva mai prendere in braccio. Del tutto anaffettivo,  indifferente a tutti noi, non sembrava neppure intelligente.

Poi, un bel giorno, ha iniziato a saltellare intorno ai nostri piedi e a compiere degli otto intorno alle scarpe. Che carino! Mamma, guarda ci fa le feste! gongolavano i Figli. Una rapida ricerca su Internet ha svelato l’orrida verità: era un rituale di accoppiamento! Dalle frasine dolci siamo passati alle pedatone, all’istante. La belva, che già mostrava un laido interesse per un certo paio di scarpe scamosciate, ha rivolto il suo interesse verso la palla del Figlio minore. La inseguiva per ore, ma poteva a soddisfare i suoi bassi istinti solo se riusciva a cacciarla in un angolo, o se qualcuno, mosso a pietà, gliela stoppava un istante.

Eppure, eppure, ha conquistato il nostro cuore, un giorno che sentendo qualcuno nel pianerottolo, si è paralizzato con gli occhi sbarrati e ha iniziato a battere la zampa per terra, come Tippete nel bosco. e da allora ci ha sempre avvisato così, se estranei si facevano vicino alla porta. Un coniglietto da guardia.

E poi un bel giorno ho ricevuto il suo massimo omaggio, quando sono tornata da una breve assenza e lui al vedermi si alzato sulle zampe posteriori, ha unito le anteriori come in una preghiera e poi mi è saltato in grembo. Gli ero mancata.

Tutto questo per dire bene, non mangiamo i conigli. Sono molto, molto più intelligenti di quel che pensiamo, non meritano di finire nel piatto.

Figli, marito e cose

In questa casa io sono la Custode delle Cose, Colei che sa. Mai come al ritorno dalle vacanze. Dove sono le scarpe da canoa? Dov’è la maglia blu? Dove è questo e dove è quello. Eppure ognuno mette a posto le sue cose, e ogni cosa ha un suo posto logico. Ma Loro lo dimenticano. Io sono depositaria di ogni sapere, di quanto riso bisogna mettere nel pasto del cane, del posto in cui sono i calici belli, e di quello in cui teniamo lo sciroppo per la tosse. E non serve ripetere, è più facile chiedermi che memorizzare.

Quando morirò, li vedrò cercare disperati ogni cosa, dalla  colla alla pasta. L’Aldilà sarà tutta una risata.

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Di nuovo Dublino, in una di quelle belle giornate di sole, così  rare in Irlanda. Credo che in giorni come questo si sbrighino a fare tutte le foto per i sti turistici, per presentarsi al meglio.

Ero con i Figli in visita alla casa di Joyce e il custode ha chiesto al Figlio grande perché tanti italiani la visitassero. Perché lo studiamo a scuola, risponde lui. Il custode rimane di stucco e il Figlio piccolo aggiunge: dopo andiamo alla mostra di Yeats, studiamo anche lui.

Il custode ha vacillato e si è messo seduto, mormorando non so cosa.  Che figurone! La tanto bistrattata scuola italiana almeno serve a questo, a far stupire della cultura dei nostri ragazzi. A cosa questo serva oggi, è un altro paio di maniche 🙂. Ma a me sta bene così, che si consolino con i versi di Yeats durante i giorni bui, quelli niente al mondo potrà mai rubarglieli.

Figlio e musica

Per il Figlio Più Grande entrare in macchina e accendere l’autoradio è un unico, sinuoso movimento. Non accende il motore se non c’è musica, anzi di più, la canzone che ha in mente in quel momento. Non importa che sua madre lì accanto abbia fretta, faccia tardi al lavoro: la vera benzina è la musica. In fondo lo capisco. Non per niente  Platone conosceva bene il potere della musica…

Fukushima e tonno

radioactive-2056863_1920 Disastro nucleare di Fukushima. Una delle evenienze più temute dalla mia generazione, cresciuta durante la guerra fredda, con i fumetti sui sopravvissuti alle catastrofi nucleari e le istruzioni su come farsi in giardino un bunker antiradiazioni (ma che ci fanno votare a fare sul nucleare, noi, gente che è cresciuta così?).

In breve mi sono persuasa che il disastro di Fukushima, pur lontano, avrebbe avuto una ricaduta perniciosa su noi europei: il tonno in scatola! Mi vedevo i tonni radioattivi del Pacifico tutti belli inscatolati sugli scaffali dei supermercati italiani, pronti a contaminarci, luminescenti e malvagi  nel buio a negozi chiusi.

Poichè cerco sempre una soluzione a tutto, l’ho trovata anche quella volta. Mio marito e i Figli mi hanno sorpreso mentre stavo per acquistare on line un rilevatore di radioattività ( a un prezzo folle)

-Non verremo mai più con te a fare la spesa!– hanno tuonato alle mie spalle.

Mi sono vista con quell’aggeggio tra gli scaffali. Ho posato la carta di credito. Ma da allora di tonno in scatola ne compro pochissimo. Credo che i Figli ne consumino di nascosto.

Shock tecnologico

Da una decina di giorni cerco on line informazioni su un certo tipo di divano che mi piace. Non ne avevo parlato con nessuno in casa fino all’altro ieri, quando li ho descritti a  mio marito, Il cellulare era accanto a me e il comupter era acceso.

Un paio d’ore dopo sul computer di mio marito (perché sì, qui in casa ci sono più computer che persone!) hanno iniziato ad apparire pubblicità del tipo di divano di cui avevamo parlato. I Figli e il marito credono che dipenda dal rooter, io invece sono atterrita dall’idea che abbiano ascoltato la conversazione, tramite cellulare. Infatti perchè il rooter avrebbe deciso di inviare pubblicità su un altro computer della casa, solo dopo la conversazione, quando facevo ricerche da 10 giorni? perchè la pubblicità appare solo su quello di mio marito e non sui computer dei miei figli?

Loro sanno che siamo marito e moglie; e sanno ciò che ci siamo detti. Da due giorni vivo ossessionata da ricordi del Grande Fratello e di Hal 9000. In ogni caso, come dicono qui, i divani mi sono caduti dal cuore. Li odio,  non li voglio più. L’effetto opposto della pubblicità.

 

Piccoli consigli

che vorrei dire a tutti ragazzi che fra poco faranno gli esami di Stato e usciranno da scuola; giusto quelle quattro cosette che la vita mi ha insegnato a mazzate e che vorrei fossero utili ad altri; non ordini, per carità, nè prescrizioni, solo il desiderio di vederli sbagliare meno degli adulti, loro che sono già meglio di come eravamo noi.

-non fare il bagno dopo aver mangiato o aver bevuto bibite fredde

-se non capite qualcosa, a meno che non si tratti di principi di analisi matematica o dell’espansione dell’universo, vuol dire che NON vogliono farvela capire

-se qualcuno vi mette a fretta, ad andare, a decidere, a firmare o ad aderire, voi fermatevi un attimo

-fate ogni giorno qualcosa che non si possa misurare

-quando la vita vi metterà con le spalle al muro, e questo purtroppo accadrà, perché è il suo compito quello di mettere spalle al muro, voi, anche se non l’avete mai fatto prima e non volete farlo e non ci credete tanto, pregate quel Qualcuno che da lassù e chissà perché ci ama

-ricordarsi che in fondo, e forse anche in superficie, tutto sta andando per il meglio, anche se non sembra affatto.

 

Figlio e cibo

Il Figlio minore ama il cibo, vive per il cibo. La sua lettura preferita è Tripadvisor, recensioni ristoranti.

Quando può, mi marca a uomo al supermercato per consigliarmi su cosa comprare e cucinare. Cucina egli stesso, con passione. La sua merenda  è la pasta avanzata del pranzo, o, in alternativa, pane, prosciutto e un’intera confezione di certosa. Ciò nonostante, è stato capace di mettersi a dieta, con successo, quando ha preso la 32 di Levi’s.

Andare con lui a mangiare sushi o al ristorante Thai è una tragedia, lui è tipo da carne di cavallo, o salsiccia e patatine, lasagne e amatriciana. Eppure si adatta. Ha un sano rispetto per il dono di grazia che è il cibo.

E’ simpatico, conviviale, gli piacciono gli altri, tutti, gli piace campare. La tavola imbandita con tante persone è il suo ideale di vita.

Lo amo da morire.

Operazione Tabula Rasa

 Chi entra a casa nostra la trova ordinata, abbastanza ordinata, serena. Non sanno di che lacrime grondi questo risultato. Dentro le mura agiscono due forze opposte, quella di mio marito e dei Figli e la mia.

Loro vogliono tenere tutto, sono accumulatori seriali, preferibilmente di libri, computer vecchi, cassette che non si sa più come ascoltare perchè sono pezzi da museo i dispositivi di lettura, abiti, scarpe.

Dal lato opposto, io. Avendo scoperto con gli anni che il mio ideale di vita è monastico e fatto solo di un pagliericcio, una tonaca e una ciotola di legno, io butto tutto, letteralmente, anche i libri (orrore! direte voi, ma è anche vero che uno non può tenersi in casa qualunque cretinata sia stata scritta nei secoli). Marie Kondo in confronto a me è un angioletto. Io procedo con perfidia, facendomi del male, ma procedo. In primavera, ogni anno, inizio all’insaputa di tutti qui in casa l’operazione Tabula Rasa. Quando posso regalo, altrimenti butto. Come con la generosità nei voti, non mi sono mai pentita. E quando vedo gli scaffali alleggeriti, gli spazi nei cassetti e negli armadi, gli oggetti prima semisepolti che fanno capolino tutti contenti, mi sembra le stanze tornino a respirare.

Loro ogni tanto cercano cose e , non trovandole, mi accusano di averle buttate. Io nego, accetto le critiche sorridendo e consapevolmente, felice, continuo l’operazione Tabula Rasa. Loro non cercano MAI quello che io ho buttato. Erano tutte cose che ormai ignoravano di avere….

Ora devo arrivare a fare tabula rasa anche dell’operazione Tabula Rasa. Due regole entreranno in vigore prossimamente:

  1. se in casa entra una cosa è perchè se ne è regalata o buttata un’altra
  2. qualunque cosa entra in casa andrà pulita. Aumenterà la fatica quotidiana. Se vorrete occuparvene, acquistatela pure; tanto io tornerò al mio pagliericcio…

Figli e bagno

Lasciamo stare il fatto che i Figli riempiano i due bagni di casa con prodotti che neanche una Figlia avrebbe, né per quantità, né per qualità -dieci shamppo diversi, uno per ogni tipo di capello, gommine varie, gel modellanti, bagnoschiuma alle 256 vitamine, ecc…:  lasciamo stare che le loro docce durino ore, che le loro rasature siano dei capolavori. Il vero problema è come avvertano, con antenne invisibili, che io mi sto truccando, o facendo la doccia: subito iniziano a chiamarmi come se avessimo un incendio in casa

-Mammamammamamma!-

Ma l’altra sera, senza volerlo, li ho traumatizzati. All’ennesimo Mamma!, sono andata loro incontro dimenticando di avere sul viso la maschera all’argilla verde. Li ho visti paralizzarsi sconvolti. Hanno balbettato

-Mamma, non lo fare mai più…-