Coronavirus, 6

  • resistere  e rispondere gentilmente quando il Figlio Maggiore su Skype ti chiede cosa hai fatto oggi: fatto!
  • resistere quando il Marito compra on line pasta delle farine più assurde, mai sentite, romane, altomedievali e  barocche: fatto!
  • incrostare e devastare il mouse con lo spray disinfettante: fatto!

Coronavirus, 5

Decido di spedire al Figlio Maggiore una mascherina, visto che non la trova. Su un notissimo sito di shopping on line faccio una lunga ricerca: tutte risultavano in consegna non prima di Aprile. Finalmente ne trovo una che poteva essere consegnata nella seconda metà di Marzo, ok, nera, ma lavabile e riutilizzabile.

E lui mi scrive che non la indosserà mai perchè sembra un’aggeggio sadomaso….

Figli e Google Maps

Al termine di un micidiale raffreddore, che mi ha tenuto due giorni lontana dal computer, ho avuto modo di osservare l’ultimo balzo evolutivo dei Figli. Ed è stato un trauma per me. Perché quando camminano in una nuova città, non si guardano intorno, non si orientano con monumenti o particolarità del tessuto urbano, non chiedono a un passante; guardano nella mano destra il cellulare impostato su Google Maps. Quando alzano la testa e volgono intorno lo sguardo, sono finiti, incapaci di raccapezzarsi. Poi mi dicono stupefatti, Vero è di qua mamma, come hai fatto? 😀

Consiglio di mia madre n.1

Quanto più la vita infierisce su di te con prove e dispiaceri, tanto più bisogna mostrarsi al meglio, carine, truccate e vestite bene per quanto si può.

mia madre è morta 14 anni fa, ma non smette per questo di educarmi; anzi alcune sue parole, come queste, le capisco meglio solo ora 🙂.

Pranzo squallido e lezione d’inglese

Ok, lo ammetto, stanca delle cucinate per le feste, domenica mi sono concessa, e ho imposto a tutti, un pranzo sano e leggero, così leggero da essere triste. Ieri il Figlio minore aveva lezione di Inglese e il professore ha chiesto di descrivere l’ultimo pranzo domenicale

E sai mamma? tutti descrivevano cose buonissime e io ho dovuto confessare minestrone surgelato e pollo ai ferri…

Dì al professore di farsi gli affari suoi.

E insomma, per una volta che si sgarra, si viene subito scoperti!

Atmosfera natalizia e brodo di cappone

Per il pranzo di Natale, a casa mia in Umbria, si faceva sempre il brodo di cappone con i cappelletti. Io lo odiavo.

Adesso, per ogni pranzo di Natale, faccio il brodo di cappone con i cappelletti (credo l’unica in tutta l’isola). I  miei figli lo odiano, ma io lo faccio lo stesso. Mi piace continuare a fare quello che facevano le donne forti e allegre che hanno fatto la mia infanzia, che non avevano paura di lavorare, resistere e aiutare. Mi piace anche dare una continuità, onorare quel che mi è stato tramandato. Solo perchè così si fa. Magari un giorno i miei figli faranno il brodo di cappone a Natale.

Odore di pizza

pizza-1209748_1920Foto di <a href=”https://pixabay.com/photos/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1209748″>Free-Photos</a&gt; da <a href=”https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1209748″>Pixabay</a&gt;

Il Figlio minore si è messo a dieta. Per rinforzarlo nella sua decisione, sofferta, siamo anche andati dalla nutrizionista. Sei, sette chili, poco, per la sua altezza. Quindi crackers, frutta, barrette di cereali, tutto il pacchetto. Perfetto.

Poi, l’altra mattina, entrando nella stanza, ho sentito odore di pizza. Inequivocabile. Pizza. Quando era proibito la sera prima. Mamma, no, non preoccuparti, lo so, ti stai sbagliando, sto attento…

Ieri sera, in una trattoria del centro storico per una ricorrenza familiare, una di quelle che qui chiamano Arrusti e mangia, dove buttano tutto sulla brace e poi te lo mettono nel piatto, dai carciofi alla carne di cavallo, ho sentito che i camerieri salutavano il Figlio minore: Ciao F.! Mpare, commu sì? (Amico, come stai?). Allibita: LO CONOSCEVANO!

I suoi occhi da Bambi pentito non mi faranno desistere dalla decisione: d’ora in poi nella credenza e in frigo ci sarà il vuoto pneumatico, interstellare. Se fuori non resiste, qui non troverà nulla. Poi penso a quando ci si inginocchiava dicendo Padre, ho peccato, con ben altre (forse presunte) colpe sulla coscienza, e penso che forse era meglio che sentirsi in colpa davanti alla nutrizionista. Ho anche un po’ di nostalgia…

Lettera al Figlio Maggiore che esce di casa

Ebbene, hai avuto ciò che desideravi, ciò che desideravamo per te. Il tuo sogno si è compiuto: avrai il lavoro che volevi, ciò per cui eri ti eri preparato, dopo la laurea, per tre anni durissimi. Al termine di esami tremendi, andrai molto lontano e farai onore  a te stesso, a noi e al tuo paese. Ogni sacrificio, tuo e nostro, è adesso giustificato e di questo ringrazio te e quel Qualcuno che, da lassù e chissà perché, ci ama.

E io sono felice e infelice al tempo stesso. Fiera per te e per noi, già ho nostalgia, pur essendo tu ancora qui, del tempo in cui eravamo noi quattro, tutti insieme. E mi sembra di non aver fatto abbastanza per te, anche se, come dicono qui in Sicilia,  sei stato cresciuto da me e tuo padre con ciatu de l’arma e pezzi di core (fiato dell’anima, pezzi di cuore). Si può fare di più, mi dico, e mi butto tra le cose, a comprare quel che ti può servire, quel che ti penso possa servire -camicie, cravatte. In fondo Proust aveva ragione a scrivere che per le donne ogni evento della vita, dal funerale al matrimonio, è una questione di vestiti.

E la cosa più assurda è che so che anche tu sei felice e infelice, anche se non dici niente. E’ un tempo felice e grave per te. Quando siamo usciti da quella sala dove avevi sostenuto quell’esame orale terribile, nel quale eri riuscito a non dare alcun segno di nervosismo, e che hai condotto davvero da uomo, ti sei chinato su di me per abbracciarmi e le tue labbra tremavano. Già sapevi che tutto sarebbe cambiato. Grazie di tutto, tesoro.

 

Madre in transito

Sono io, sempre. Da anni non mi fermo più a chiacchierare nelle stanze dei figli, come facevo quando erano piccoli. Presa dal lavoro, dagli obblighi che sento verso me stessa e tutto il mondo, volo per il corridoio sistemando cose o controllando la borsa, e intanto grido ordini, diramo istruzioni, spartisco consigli ed esortazioni. Nessuno risponde. Chusi nelle loro tane i Figli hanno forse le cuffie, o studiano così intensamente da non poter rispondere (spero). Tutto sembra cadere nel vuoto più assoluto.

Ma quelle rarissime volte che mi fermo, per un abbassamento di pressione, o un lieve mal di testa, poichè altro, per ora e grazie a Dio, non registro, me li trovo ai piedi del letto con gli occhioni sgranati tipo gattino di Shreck quando rigira il cappello tra le zampe (ho cinque fratellini…ricordate?). -Mamma come stai?-

Il che dimostra la mia efficacia di mamma, anche se in transito. O almeno, mi piace pensarlo

Ancora e sempre su stress e tecnologia

Dovendo in casa ridipingere una stanza, l’imbianchino oggi ha staccato il rooter per qualche ora. Al primo nanosecondo di disconnessione i Figli sono emersi dalle loro tane in preda a convusioni da crisi d’astinenza. Mentre infilavano la porta diretti verso una biblioteca che avesse il wi-fi, io mi sono concessa la scena madre su quando eravamo ragazzi noi cinquantenni, senza internet e cellulari. E mi ha preso un’irrefrenabile nostalgia, che ancora non mi passa, per quei tempi, neppure tanto lontani, in cui quando uscivi non eri raggiungibile e gli affari tuoi erano tuoi per davvero.