2019

Che lo spettacolo cominci, siamo qui per questo e , se Dio vorrà, assisterò fino all’ultimo giorno dell’anno nuovo..Di tanti desideri che mi premono il cuore, ne scriverò uno solo: che passi, finalmente, quella speciale fitta al cuore quando penso alla ex fidanzata di uno dei Figli…

Figli e musica, 2

Esco a fare la spesa. Al supermercato mi accorgo di non avere le chiavi. Poco male, penso, c’è uno dei Figli a casa. Suono alla porta di casa, niente. Penso di chiamarlo a cellulare e mi accorgo di non avere neppure il cellulare. Mi attacco al campanello, niente. Eppure mi aveva detto che mi avrebbe aspettato. Un’intuizione, di quella che solo le madri hanno, mi gela il sangue: gli hanno regalato le cuffie Bose. Lui sta ascoltando la musica con le cuffie. Mi riattacco disperata al campanello, con i surgelati che grondavano -niente. In compenso esce il vicino, impensierito dalle scampanellate. Gli spiego la situazione, lui mi offre il suo cellulare e mi accorgo di non ricordare il numero di mio figlio. Cancellato dalla mente. I surgelati si stavano cuocendo da soli. Il vicino ha l’aria di pensare: Ma questa la fanno andare in giro da sola?

In quel mentre un’illuminazione, sempre da madre: lui vive guardando il cellulare. Basta chiamare qualcuno di cui ricordi il numero chiedendo di chiamare il Figlio e questi risponderà e aprirà la porta. E così è stato. Ha aperto con la faccia da bettoliere scocciato, con in mano le cuffie -Non si esce senza cellulare!-

Di tutta la situazione aveva colto questo. Il resto -isolarsi dal mondo sino a quel punto, vivere con lo schermo del cellulare davanti- era regolare.

Comunque, devo ammetterlo: complimenti Bose, good job.

Mamme e decolli

Al decollo di un volo, poi terribile per il maltempo, sento squillare il cellulare del passeggero dietro di me. Mi volto, era un ragazzino di non più di 15 anni che risponde sereno

–Che stai facendo? Stiamo decollando!-

-Ma è mia mamma- con voce da agnellino.

-Spegni subito!-

-Ma è mia mamma…-supplichevole e come se questo fosse bastevole a scusare la situazione.

-Non hai capito, sta piombando su di te il comandante, perchè lo sto chiamando io- concludo odiosamente.

Lui avvilito spegne il cellulare. E ancora mi chiedo se la rovina di questo paese non siano -e quindi siamo le madri-, quel sentimento misto tra timore e rispetto che sappiamo incutere così bene ai figli adolescenti, quella serie di obblighi e ricatti morali che li graveranno per tutta la vita in mille modi e costringeranno le loro mogli a interminabili pranzi domenicali con noi e costringeranno loro a non decollare.

Io ci ho provato a non essere così. Spero che i Figli non avrebbero mai risposto a una mia telefonata in quella situazione, anzi che avrebbero avuto il cellulare spento; e che crescano capaci di non sentire come un dovere il rispondermi, il non deludermi, il venire a pranzo con me. Non so se ci sono riuscita, non interamente, non ancora. E subito si presenta l’altra faccia della medaglia e penso che mi piace il rispetto che in Sicilia esiste per la Madre, quella sfumatura di venerazione che la sua figura o presenza genera in ogni abitante dell’isola, tale che ancora alcuni, se devono giurare, giurano sulla propria madre. Che esista ancora un deterrente, qualcosa che non ci si senta di infangare. In fondo non so cosa pensare.

Povera patria

Sicuramente di economia non capisco nulla, e non vorrei scatenare discussioni politiche. Ma vedo in questi giorni l’Italia ridotta a una questione di spread. Forse i giornali danno un risalto eccessivo alle valutazioni delle agenzie di rating; forse le agenzie di rating, che non è che non possano mai sbagliare, obbediscono a logiche troppo severe per una povera umanista come me.

Fatto sta che non riconosco l’Italia in queste discussioni. Sarà che ho una concezione quasi hegeliana dello Stato, un grande rispetto (senza sconfinare nel nazionalismo, ovviamente). Sarà che so cosa le devo e cosa devo a tutti gli italiani brava gente come me. Non solo lo stipendio a fine mese, il che, con i tempi presenti, è già tantissimo; ma addirittura la vita mio figlio.

Uno dei Figli a sette anni ha subito un’operazione terribile, per la quale era necessaria una microsonda laser che, oltre che a Roma e a Padova, esiste solo negli Stati Uniti e in Israele, tanto è rara la patologia. Il radiologo che ha eseguito l’urografia era bianco come un lenzuolo mentre mi diceva: Avete pochi giorni per salvarlo. Padova lo ha ricoverato in 24 ore. Il chirurgo che doveva operarlo quella mattina, passeggiando avanti e indietro nel corridoio, batteva un pugno sull’altra mano, soffiandoci sopra e mormorando tra sé come un pugile prima di uno scontro -aveva eseguito solo sei operazioni del genere. Mi ha restituito mio figlio illeso dopo qualche ora. E il viso del chirurgo non lo scorderemo mai, lo abbiamo stampato nel cuore.

In altre nazioni non sarebbe bastato vendere la casa -e l’avremmo fatto di corsa, felici di avere qualcosa da vendere- solo per sperare di poterlo operare. Per me l’Italia è soprattutto questo, un posto dove si cerca di salvare, dove c’è una sanità straordinaria, al quale devo mio figlio e quindi la mia stessa vita. Molto, molto di più di quello che politici e mondo della finanza vedono.

Per favore, non mangiate i coniglietti

rabbit-3616436_1920

Qualche anno fa in casa abbiamo avuto un coniglio, chiamato Foglietto. La manina di mio figlio era calata inesorabile su quello che sembrava un tenero cucciolotto.

Invece era una belva feroce, il maschio alpha. Ruggiva, mordeva, scappava, odiava le coccole e non si faceva mai prendere in braccio. Del tutto anaffettivo,  indifferente a tutti noi, non sembrava neppure intelligente.

Poi, un bel giorno, ha iniziato a saltellare intorno ai nostri piedi e a compiere degli otto intorno alle scarpe. Che carino! Mamma, guarda ci fa le feste! gongolavano i Figli. Una rapida ricerca su Internet ha svelato l’orrida verità: era un rituale di accoppiamento! Dalle frasine dolci siamo passati alle pedatone, all’istante. La belva, che già mostrava un laido interesse per un certo paio di scarpe scamosciate, ha rivolto il suo interesse verso la palla del Figlio minore. La inseguiva per ore, ma poteva a soddisfare i suoi bassi istinti solo se riusciva a cacciarla in un angolo, o se qualcuno, mosso a pietà, gliela stoppava un istante.

Eppure, eppure, ha conquistato il nostro cuore, un giorno che sentendo qualcuno nel pianerottolo, si è paralizzato con gli occhi sbarrati e ha iniziato a battere la zampa per terra, come Tippete nel bosco. e da allora ci ha sempre avvisato così, se estranei si facevano vicino alla porta. Un coniglietto da guardia.

E poi un bel giorno ho ricevuto il suo massimo omaggio, quando sono tornata da una breve assenza e lui al vedermi si alzato sulle zampe posteriori, ha unito le anteriori come in una preghiera e poi mi è saltato in grembo. Gli ero mancata.

Tutto questo per dire bene, non mangiamo i conigli. Sono molto, molto più intelligenti di quel che pensiamo, non meritano di finire nel piatto.

Figli, marito e cose

In questa casa io sono la Custode delle Cose, Colei che sa. Mai come al ritorno dalle vacanze. Dove sono le scarpe da canoa? Dov’è la maglia blu? Dove è questo e dove è quello. Eppure ognuno mette a posto le sue cose, e ogni cosa ha un suo posto logico. Ma Loro lo dimenticano. Io sono depositaria di ogni sapere, di quanto riso bisogna mettere nel pasto del cane, del posto in cui sono i calici belli, e di quello in cui teniamo lo sciroppo per la tosse. E non serve ripetere, è più facile chiedermi che memorizzare.

Quando morirò, li vedrò cercare disperati ogni cosa, dalla  colla alla pasta. L’Aldilà sarà tutta una risata.

Irlanda 2018, 1

Di nuovo Dublino, in una di quelle belle giornate di sole, così  rare in Irlanda. Credo che in giorni come questo si sbrighino a fare tutte le foto per i sti turistici, per presentarsi al meglio.

Ero con i Figli in visita alla casa di Joyce e il custode ha chiesto al Figlio grande perché tanti italiani la visitassero. Perché lo studiamo a scuola, risponde lui. Il custode rimane di stucco e il Figlio piccolo aggiunge: dopo andiamo alla mostra di Yeats, studiamo anche lui.

Il custode ha vacillato e si è messo seduto, mormorando non so cosa.  Che figurone! La tanto bistrattata scuola italiana almeno serve a questo, a far stupire della cultura dei nostri ragazzi. A cosa questo serva oggi, è un altro paio di maniche 🙂. Ma a me sta bene così, che si consolino con i versi di Yeats durante i giorni bui, quelli niente al mondo potrà mai rubarglieli.

Figlio e musica

Per il Figlio Più Grande entrare in macchina e accendere l’autoradio è un unico, sinuoso movimento. Non accende il motore se non c’è musica, anzi di più, la canzone che ha in mente in quel momento. Non importa che sua madre lì accanto abbia fretta, faccia tardi al lavoro: la vera benzina è la musica. In fondo lo capisco. Non per niente  Platone conosceva bene il potere della musica…

Fukushima e tonno

radioactive-2056863_1920 Disastro nucleare di Fukushima. Una delle evenienze più temute dalla mia generazione, cresciuta durante la guerra fredda, con i fumetti sui sopravvissuti alle catastrofi nucleari e le istruzioni su come farsi in giardino un bunker antiradiazioni (ma che ci fanno votare a fare sul nucleare, noi, gente che è cresciuta così?).

In breve mi sono persuasa che il disastro di Fukushima, pur lontano, avrebbe avuto una ricaduta perniciosa su noi europei: il tonno in scatola! Mi vedevo i tonni radioattivi del Pacifico tutti belli inscatolati sugli scaffali dei supermercati italiani, pronti a contaminarci, luminescenti e malvagi  nel buio a negozi chiusi.

Poichè cerco sempre una soluzione a tutto, l’ho trovata anche quella volta. Mio marito e i Figli mi hanno sorpreso mentre stavo per acquistare on line un rilevatore di radioattività ( a un prezzo folle)

-Non verremo mai più con te a fare la spesa!– hanno tuonato alle mie spalle.

Mi sono vista con quell’aggeggio tra gli scaffali. Ho posato la carta di credito. Ma da allora di tonno in scatola ne compro pochissimo. Credo che i Figli ne consumino di nascosto.