Cibo di campagna

IMG_2285In mezzo alle colline umbre, così simili a quelle di Piero della Francesca, un locale nascosto e sguarnito, che chiamare trattoria sembrerebbe eccessivo. Affollatissimo, perchè il cibo era squisito.

Ai tavoli rubizzi vecchietti in canottiera che facevano fuori anche due o tre piatti della stazza di quello in foto, mangiando come se non ci fosse un domani.

 E si capisce il motivo, perchè quelle tagliatelle erano fatte a mano e freschissime, con le uova delle galline che razzolavano felici nell’aia dietro il caseggiato. ne ho assaggiate un po’ e l’effetto è stato quello della madaleine di Proust, un ritorno dirompente , splendido, a quando ero bambina in campagna e si facevano le feste per la trebbiatura. era un momento speciale. Dalle colline vicine tutti i contadini erano scesi a dare una mano, così come noi avevamo aiutato per la loro trebbiatura. A lavoro finito, dopo il tramonto, sotto quattro lampadine si ballava e si mangiavano enormi quantità di tagliatelle come quelle di ieri. Si faceva festa tutti insieme, e per un momento non contava chi avesse avuto di più e chi di meno: si era felici del grano che ritornava e della fatica che finiva.

A confronto l’impersonalità del lavoro agricolo di oggi è terribile. Resta solo qualche posto che offre le stesse tagliatelle, ed è già tanto così.

Le olivette di Sant’Agata

Oggi a Catania è la festa di Sant’Agata. Una festa  che dura tre giorni, lenta tanto da chiedersi che cosa un non catanese possa mai trovarci. Eppure i turisti ci sono, vengono a vedere le strade chiuse al traffico e tutta la gente in strada, con enormi candele, ognuna simbolo di una grazia da chiedere. Ci si serra intorno al fercolo della Santa, e sembriamo onde intorno a uno scoglio, portando ognuno in cuore un desiderio da esaudire, le solite cose, così preziose per noi, che siamo tutti dei poveracci in fondo in fondo senza distinzione, un lavoro, un figlio, una guarigione. Nei quartieri più poveri le grazie vengono chieste urlando in ginocchio.E lei rimane lì sorridente, come se dicesse -Ma che fate? Non sapete che tutto è niente?-
Sorride così, bella e simpatica:

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Cibi di strada, i soliti, ovunque. Torroni, caramelle, zucchero filato, bancarelle improvvisate in cui si arrostisce ogni tipo di carne, dal cavallo al maiale e la si condisce con olio e origano profumatissimo. Il mio preferito sono le olivette, pasta reale colorata di verde e coperta di zucchero, o cioccolato fondente.
IMG_0783 Una delizia da mangiare a chili. Bella pure la storia che mantiene in vita questo dolce. Si racconta che quando sant’Agata era chiusa nel carcere , sfinita dopo le lunghe e atroci torture inflittele per volontà del procuratore romano della città, al mattino ebbe fame. Ma nessun carceriere le portava del cibo. Allora la ragazzina si fece alla finestrella, raffigurata nella foto sotto, e l’albero di olivo che era là vicino protese i suoi rami fino alle sue dita, affinchè potesse cogliere le olive e così saziarsi.
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E penso che forse la santità è questo, questa connessione con le creature, che si crea con lungo amore e rispetto.
Un forestiero un giorno mi ha chiesto -Ma fate tutto questo, queste nottate, questi fuochi, per una Santa?- Amico mio, e per chi altri dovremmo farlo?

Se volete avere un’idea di cosa sia la festa, ecco qui un video da premio Oscar: https://vimeo.com/158013412