Perchè gli europei hanno conquistato il mondo, recensione parte 2

Secondo Jared Diamond,  a parte l’aver avuto piante e animali ottimali in clima ottimale, metalli e malattie alle quali si erano  ben presto immunizzati, gli europei, più fortunati, non più bravi o intelligenti del resto del mondo, conquistarono mezzo pianeta perchè erano più organizzati militarmente, in quanto dotati di un’organizzazione statale moderna.

E qui l’autore proprone uno schema evolutivo antropologico dello sviluppo sociale dei gruppi umani, secondo il quale si è passati dalla tribù , al clan, alla chafferie (http://www.treccani.it/enciclopedia/chefferie/) e quiandi allo stato moderno di tipo occidentale che viene definito cleptocrazia, non democrazia. La funzione principale di quest’ultimo sarebbe infatti il drenaggio di ricchezze dai reali produttori (contadini, allevatori, artigiani)  a classi prive di una qualsiasi funzione, ma capaci di controllare e manipolare le altre con vari sistemi. Una visione senza dubbio pessimistica, ma da meditare.

Quello che mi ha affascinato è la descrizione del Big Man, il capo dei clan o delle tribù, capo non per diritto ereditario ma per meriti evidenti, di saggezza, capacità taumaturgiche, forza fisica, intelligenza sociale o strategica. Non aveva diritto di decisione, eppure lo si ascoltava. Una figura che era espressione di un gruppo nomade o semi-nomade, alla quale va, mi sembra, la simpatia dell’autore. E un po’ anche la mia. Nutro una vera passione per il Paleolitico, quando ancora non si era del tutto separati dalla natura e si doveva essere davvero molto abili e coraggiosi per sopravvivere. Non provo nostalgia di certo: non sarei durata due giorni, a quei tempi. Nutro ammirazione, questo sì. Troppo facilmente appaiono come dei barbarici scimmioni dalla fronte bassa, mentre più correttamente dovremmo vederli come eroi.

In fondo anche nella Genesi Dio predilige i sacrifici del pastore Abele, non del coltivatore Caino.

Perchè gli europei hanno conquistato mezzo mondo (recensione a metà)

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/13/haiti-subaqueo-usa-sostiene-di-aver-trovato-relitto-della-santa-maria-di-cristoforo-comobo/983560/

Il libro in questione è di Jared Diamond e si intitola Armi, acciaio, malattie (https://it.wikipedia.org/wiki/Armi,_acciaio_e_malattie) . Sono ancora metà lettura, causa i motivi per i quali rimando agli ultimi post :). Ora, io non sono brava a scrivere recensioni, non ricavo facilmente il quadro d’insieme necessario, e sono troppo sintetica, ma questo è un libro importante, che fornisce, o prova a fornire, una spiegazione scientifica al dominio che da cinque secoli gli europei hanno instaurato sulle Americhe e l’Australia.

Perchè gli europei? Intanto è strano vederci connotati così, monoblocco, noi che siamo così pronti ai distinguo dentro l’Europa dai parapetti antichi. Sono gli occhi di un americano, e tali sembriamo. Visione un po’ rustica, ma pare sia la più diffusa. E poi la tesi affascinante. Nella fascia mediterranea, mediterranea in senso ampio, diciamo dalla Mesopotamia alle Colonne d’Ercole, si sono create le condizioni migliori per lo sviluppo dell’agricoltura, intorno al 13.000 a.C. Le piante a disposizione  erano più docili alla selezione; e più docili gli animali d’allevamento, mucche, ovini, canidi, rispetto a tutte le altre zone del pianeta. Una fascia privilegiata, disposta in senso est-ovest e tale dunque da facilitare la diffusione delle conquiste in zone che avevano lo stesso clima.

Più ricchezza e sicurezza, dunque, ma anche più malattie, derivate dal contatto con gli animali, vaiolo, raffreddore, morbillo o lebbra, verso le quali l’uomo europeo sviluppò presto una relativa immunità. Quando gli europei varcarono l’Atlantico, furono le malattie l’arma più micidiale di conquista: gli indigeni morivano a migliaia al semplice contatto con i nuovi arrivati, rendendo facilissima l’occupazione territoriale.

Insomma, per quel che ho letto finora, gli europei avrebbero conquistato mezzo mondo perché figli di una società ricca, articolata, gli artigiani della quale erano solleciti a inventare nuove armi e nuove imbarcazioni; e per i nuovi, terribili virus di cui erano portatori. Fin qui sono arrivata.

Tutte queste cose sono vere. Eppure non bastano. Direi che uno non attraversa l’Atlantico solo per questo. C’è sempre qualcos’altro che fa muovere la gente, il solito quid che non può essere pagato o derivare da un pagamento. Ci vuole un modello forte, condiviso universalmente dalla società di appartenenza,  per salpare da Palos con tre caravelle. E credo che sia Ulisse, non solo l’Ulisse dell’Odissea, ma anche quello dantesco. Quel desiderio di andare più avanti per vedere cosa c’è, che era stato di Alessandro Magno, il quale pianse sulle rive dell’Indo quando i suoi soldati si rifiutarono di avanzare; quello che i Romani persero nelle selve di Teutoburgo. Non intendo dire che sia un modello giusto, o non sempre e comunque giusto. Ma che probabilmente agiva nei nostri antenati per imprese anche tremende o atroci.