Blu

Tomomarusan / CC BY-SA (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) in Wikipedia, s.v.

Il blu, il mio colore preferito, ha una strana storia, che in parte ho ritrovato in un articolo di giornale di questa settimana. Si è osservato che Greci e Romani non usavano il blu, né possedevano una parola specifica per indicarlo. Il fatto è stato generalmente interpretato come avversione per un colore che rimandava all’Impero persiano, il tradizionale nemico.

In realtà questo non basta a spiegarne l’assenza addirittura dal linguaggio.In un bel libro di Manlio Brusatin, https://www.einaudi.it/catalogo-libri/arte-e-musica/arte/storia-dei-colori-manlio-brusatin-9788806153441/, si riporta l’interpretazione che Nietzsche diede di questo fatto, vale a dire che Greci e Romani amavano così profondamente la vita su questa terra da odiare il colore del cadavere, cioè appunto il blu. In effetti, presso gli Egiziani il dio Osiride, re dell’Aldilà, è raffigurato con la pelle blu. Una spiegazione molto romantica. Ma anche i Maya non hanno una parola per indicare il colore blu, e il loro attaccamento alla vita è ancora da dimostrare -sicuramente non paragonabile a quello dei Greci.

Altra possibilità è che l’occhio umano fosse meno evoluto di quanto lo sia oggi e dunque non vedesse il blu. Non percependolo come colore distinto dal verde o dal verde-turchese, non era necessario avere la parola che lo distinguesse.

Se è così, quali colori scopriremo in futuro?