Tentativo di green life,1

Ogni tanto ci provo. Tento una vita chimicamente simile a quella del passato. Per rispetto e amore verso il nostro pianeta, per non tralasciare alcun disperato tentativo di lasciare una Terra più pulita alle future generazioni e per l’intolleranza ai profumi che da qualche anno mi tormenta. Qualche settimana fa ho quindi comprato un sapone liquido naturalissimo, con il quale ho fatto anche lo shampoo, così come consigliano diversi siti e forum. Risultato pessimo: capelli spenti, pesanti. Decido di insistere. Ancora peggio. Desisto e vado a fare una piega.

Ma la domanda è: in passato si autoaccettavano con capelli così? Non credo proprio. E quindi? L’unica, tragica, risposta è che lo sporco fosse diverso dal nostro. Poteva essere fuliggine, cenere, polvere, mai il nostro inquinamento. Non si ritorna al passato.

Madre in transito

Sono io, sempre. Da anni non mi fermo più a chiacchierare nelle stanze dei figli, come facevo quando erano piccoli. Presa dal lavoro, dagli obblighi che sento verso me stessa e tutto il mondo, volo per il corridoio sistemando cose o controllando la borsa, e intanto grido ordini, diramo istruzioni, spartisco consigli ed esortazioni. Nessuno risponde. Chusi nelle loro tane i Figli hanno forse le cuffie, o studiano così intensamente da non poter rispondere (spero). Tutto sembra cadere nel vuoto più assoluto.

Ma quelle rarissime volte che mi fermo, per un abbassamento di pressione, o un lieve mal di testa, poichè altro, per ora e grazie a Dio, non registro, me li trovo ai piedi del letto con gli occhioni sgranati tipo gattino di Shreck quando rigira il cappello tra le zampe (ho cinque fratellini…ricordate?). -Mamma come stai?-

Il che dimostra la mia efficacia di mamma, anche se in transito. O almeno, mi piace pensarlo

Ancora su stress e tecnologia

Stendere è solo un brutto ricordo…la roba esce così soffice che quasi non si deve stirare…Non hai idea del tempo libero che ho conquistato…

Cosi dicevano le amiche delle lavasciuga. Incantata da queste belle prospettive, cedo al richiamo delle Sirene di Ulisse. Compro una super lavasciuga -milioni di programmi, un display che sembra il cruscotto di un aereo, simboli ovunque. Il commesso del negozio ne aveva parlato commosso.

Al primo lavaggio la biancheria è uscita asciutta, sì, ma sembrava finita in bocca a un cane, impossibile da stirare. Mi sono fiondata sul libretto d’istruzioni ed è risultato incomprensibile, peggio delle istruzioni di montaggio Ikea. Le variabili da tenere in considerazione sono quelle di un’equazione di decimo grado.Ho fatto molti tentativi, tutti infruttuosi, Ho impostato in diverse combinazioni tutte le variabili. Alla fine la sto usando come una normale lavatrice. Mi dichiaro sconfitta. Quando entro la sera in lavanderia la sento guardarmi ostile e beffarda come un grosso animale, con tutte le sue lucette pronte a ingannarmi. E un vago ricordo di Hal 9000 si fa strada in me. Kubrick è stato troppo ottimista. Mi sa che chiederò una lezione privata al tecnico.

Ancora su generazione Ikea

Lo confesso come un peccato: a casa usiamo ancora i materassi di lana. Li piego ogni settimana per far loro riprendere forma e loro rispondono ammorbidendosi come creature vive. Ogni notte si adattano alle nostre schiene e ci fanno dormire bene. Per trovare chi li rifà, oggi ho fatto decine di telefonate e chi finalmente ho trovato verrà dallo sprofondo a casa mia. Si preferiscono materassi di altri materiali, che dopo qualche anno saranno buttati, elevando il tasso di inquinamento ambientale. Mi sento vecchissima…ma resisto. La lana sarà nuovamente lavata, cardata, insaccata e trapunta, come una volta. Mi sento vecchissima, ma anche il cerimoniere di un rito molto antico che non deve essere perduto.

Figli e fiducia

Pochissimo influenzata dal fatalismo isolano in virtù del mio sangue umbro, oggi mi sono accinta a modernizzare e alleggerire la borsa da terremoto. Questo sebbene in cuor mio creda (speri) che tutti i discorsi sin qui ascoltati sul Big One siano da ridimensionare grazie al cemento armato (l’attesa del Big One è uno degli argomenti prediletti dalla gente dopo il terremoto). Quindi al computer, quando ero sola, ho messo nel carrello acquisti coperte termiche arancioni, fischietti arancioni anch’essi e sacchi di croccantini per il cane.

Il Figlio grande sopraggiunge alla mie spalle silenzioso come un puma

-Due sacchi di croccantini per il cane?!?! Perché??- glielo dico cercando di minimizzare.

-Esagerata! Esageratissima! Poi arrivano i soccorsi e ci portano del cibo, no? Mica è la fine della civiltà! Mica sarebbe un mondo post-nucleare stile Fall Out!-

Non ho accennato alle stime sui morti e sui danni che si attendono, né sui timori circa i piloni dei viadotti in autostrada e le piste dell’aereoporto; ho accettato il ruolo di Vecchia Mamma. Lui si è allontanato scrollando il capo e io ho cliccato sul pulsante Acquista.

Cose che aiutano

Un piccolo elenco di oggetti e abitudini che hanno migliorato notevolmente la mia vita negli ultimi dieci anni:

-l’IPad ( non un tablet, ma proprio lui, l’unico, tetragono a tutti i colpi, eternamente giovane IPad)

-il Kindle dentro l’IPad

-le sigarette rollate da me col tabacco greco

-Netflix, SKy e compagnia

-Ryan Air e in generale le compagnie low-cost

-Spotify

e chissà quante altre cose belle mi aspettano in futuro: il meglio deve ancora venire, sempre.

Figli, marito e cose

In questa casa io sono la Custode delle Cose, Colei che sa. Mai come al ritorno dalle vacanze. Dove sono le scarpe da canoa? Dov’è la maglia blu? Dove è questo e dove è quello. Eppure ognuno mette a posto le sue cose, e ogni cosa ha un suo posto logico. Ma Loro lo dimenticano. Io sono depositaria di ogni sapere, di quanto riso bisogna mettere nel pasto del cane, del posto in cui sono i calici belli, e di quello in cui teniamo lo sciroppo per la tosse. E non serve ripetere, è più facile chiedermi che memorizzare.

Quando morirò, li vedrò cercare disperati ogni cosa, dalla  colla alla pasta. L’Aldilà sarà tutta una risata.

Qualcosina per la Madre Terra

Persino san Francesco, che chiamava tutto fratello e sorella, ha definito Madre la Terra. La Tellus dei Romani, raffigurata nell’Ara Pacis in atto di allattare placida due gemelli. E’ così che la vedo.Confesso di essermi un po’ fissata con il rispetto verso il nostro pianeta. E ho valutato che ben poco posso fare se non:

  1. procedere al rifiuto della plastica. Metterò un filtro al rubinetto della cucina ed eleiminerò le bottiglie di acqua minerale. Per il resto, auspico un ritorno alla distribuzione porta a porta di alcune cose come il latte, in bottiglie di vetro da rendere ogni settimana, dietro buono sconto, come si faceva un tempo.  E di procedere, appena sarò in pensione, cioè, ahimè, fra troppi anni,  all’autoproduzione di quasi tutto.
  2. Intanto autoproduco detersivi. Bastano due sostanze, l’acido citrico e il percarbonato di sodio, per fare quasi tutto a impatto ambientale zero. E i risultati sono molto, molto migliori di quelli dei comuni detergenti. Ne vale la pena anche se si deve perdere un po’ più tempo. Per il loro corretto uso v. https://www.mammachimica.it/, un sito splendido, onesto, non filoindustria, né filogreen. La verità, pura e semplice, finalmente.

Promemoria per il troppo caldo

  1. Indire una raccolta firme per un monumento da erigere in tutte le piazze d’Italia all’ignoto inventore dell’aria condizionata. Ne abbiamo tanti dedicati a imperialisti sanguinari, ne voglio uno per questo benefattore dell’umanità.
  2. Non credere ai consigli sui giornali e on-line su come tener fresca la casa senza aria condizionata. Anche se tieni tutto chiuso di giorno, quando all’esterno ci sono 40 gradi, come oggi, dentro ce ne saranno sempre e comunque 32.
  3. Reprimere il senso di nausea e le lamentele quando ti alzi alle 5,30, i vetri e gli infissi già bollono, il cielo è bianco e il sole rugge. Vomitare e lamentarsi non cambierà le cose.
  4. Non credere a chi ti dice che andare al mare ti rinfrescherà. Non è vero, il mare è una fornace e il tragitto all’andata e al ritorno sarà mortale.
  5. Fare le valige all’istante: chiara, fresca, dolce Umbria!