Tornare indietro

Jung, in Lettere, ricordi, riflessioni, racconta della sua near death experience. Ad un’amica che sta morendo di cancro scrive che non le mentirà, che lei in effetti sta morendo, entrambi lo sanno, ma che morire è diverso da come si pensa e racconta la sua esperienza.

Jung, colto da infarto in ospedale, si era sentito uscire dal corpo e salire in alto, fino a vedere la Terra azzurra e piccolissima, poi si era trovato davanti ad un tempio indù nel quale sentiva di dover entrare; e sentiva con giubilo che lì dentro sarebbe stato giudicato. Sulla soglia aveva di nuovo guardato verso la Terra e aveva visto salire da essa il medico che l’aveva accolto, ma nelle vesti di Asclepio, nel suo aspetto quindi archetipico. Una forza tremenda l’aveva costretto a seguirlo giù . E descrive il rientro nel corpo, la più orribile delle prigioni, e l’odio per il medico che col massaggio cardiaco l’aveva ricondotto indietro.

Sa, è nervoso, infastidito, è giù, non va bene.

In questi giorni sono molto ascientifica e pre-logica. Così, mentre dicevo alla dottoressa solo Passerà, pensavo: E’ stato richiamato indietro, non è facile per lui, adesso.

Aveva scostato con irritazione le mani del dottore che praticavano disperatamente il massaggio cardiaco. Adesso sorride e mangia. Ci vuole tempo per tornare. E a qualcosa serve leggere.

Pasqua e caffè

Full frame of light roasted coffee beans

Ieri mattina cercavo qualcosa, un’immagine, un’esperienza, che potesse dare una vaga idea di resurrezione della carne. Perchè questa ovviamente non può essere paragonata nulla, né immaginata. E tuttavia si può cercare nel mondo umano una qualche affinità con essa -sono sempre ottimista. Mi è venuto in mente innanzi tutto l’innamoramento. Poi l’odore del mare molto presto, quando albeggia. E poi, non vorrei sembrare troppo prosastica, l’odore del caffè al mattino, in cucina. E’ uno squillo di tromba, una voce allegra che trae dal sonno e dal buio e chiama a un giorno pieno di cose belle da vivere. Insomma, mi commuove (e non c’è Nespresso che tenga, mi dispiace per George Clooney, ma l’odore del caffè è quello della vecchia, cara Moka).

Quindi nei prossimi post un raccontino a puntate dedicato alla scoperta di ciò che mi fa alzare al mattino.

Figli, marito e cose

In questa casa io sono la Custode delle Cose, Colei che sa. Mai come al ritorno dalle vacanze. Dove sono le scarpe da canoa? Dov’è la maglia blu? Dove è questo e dove è quello. Eppure ognuno mette a posto le sue cose, e ogni cosa ha un suo posto logico. Ma Loro lo dimenticano. Io sono depositaria di ogni sapere, di quanto riso bisogna mettere nel pasto del cane, del posto in cui sono i calici belli, e di quello in cui teniamo lo sciroppo per la tosse. E non serve ripetere, è più facile chiedermi che memorizzare.

Quando morirò, li vedrò cercare disperati ogni cosa, dalla  colla alla pasta. L’Aldilà sarà tutta una risata.