Domande urbane

Essenzialmente 3, nell’ambiente urbano in cui vivo:

  1. da dove spuntano i venditori di ombrelli quando piove? da dove prendono gli ombrelli, così all’improvviso?
  2. Come fanno i writers a scrivere con le bombolette spray ad altezze impreviste? si portano un ponteggio, si legano al tetto?
  3. Come fanno alberi possenti a crescere nella poca terra delle aiuole cittadine?

Alla prima domanda ho avuto risposta stamattina. Un omino carino e piccino ha aperto lo sportello dell’Enel e delle linee telefoniche, all’angolo della strada, e ha tirato fuori una sporta di ombrelli pieghevoli. Riserve segrete, segreti delle città.

Attendo le altre risposte.

Strascichi ( o prosecuzione) del Coronavirus

Sull’autobus, con la Fpp2 che indossavo dal mattino presto e che aveva ormai disseccato le mucose di naso e bocca, sono stata costretta a vedere la seguente scena. Un tizio, con non una mascherina, ma una specie di casco tipo Guardie dell’Impero di Guerre Stellari, ha iniziato a sgridare tutti coloro che avevano la mascherina abbassata sul naso; quindi ha preso a fotografarli urlando che avrebbe inviato le immagini alla Procura della Repubblica. I tizi interpellati si sono slanciati ruggendo su di lui e ne è nata una rissa, infine sedata per l’intervento di qualche persona di buon cuore, alla quale il conducente aveva assistito indifferente con rimbrotti bonari e generici. E’ ogni giorno così, mi ha detto, è peggio del virus.

Ho continuato a piedi. E continuerò a farlo.

Cuccioli

Supplenza in una prima, ragazzini appena usciti dalle scuole medie, ai quali spesso non è ancora cambiata la voce. Quando c’è supplenza, ancor prima che il docente entri, la mente dello studente è ormai settata sul Non si fa niente, inutile quindi tentare discorsi densi di contenuti. Si parla di quel che stiamo vivendo, che si è appena vissuto: il Coronavirus e il lock down. E anche quelli più baldanzosi, che cercavano la caciara, con vocette incrinate hanno mormorato: Avevo paura per i miei nonni, vivono con noi; …per i miei zii; …per mio padre, si era operato da poco al cuore…

Tenerezza infinita.

Stress tecnologico, breaking news

La Tv olandese ha rinunciato ai cookies: https://www.professionereporter.eu/2020/09/la-dittatura-di-google-e-dei-cookies-non-e-imbattibile-la-tv-olandese-ci-prova/

Notizia non da poco, si profila una specie di libertà, per noi gente comune, sottoposta a profilazione coatta. Era ora. Quando mi compare sulla schermata dei quotidiani che leggo la pubblicità di quel paio di scarpe che ho visionato quasi per caso, e compare una, due, tre volte, accompagnata da altri suggerimenti per gli acquisti, silenziosamente grido un basta! e non compro nulla. Un’esasperazione a quanto pare molto diffusa, se qualcuno inizia a fare la scelta opposta. I risultati della Tv olandese confermano che rifiutare i cookies porta dritti dritti al successo. Senza pubblicità on line noi compriamo di più 🙂

Soluzioni costruttive, 2 (qualcosina per la Madre Terra)

Gli antichi costruivano meglio di noi, questo è un dato di fatto. Accanto alle soluzioni anti-caldo dei Normanni di Sicilia ( https://bagatelle.blog/2019/07/17/soluzioni-costruttive/, mi autocito, scusatemi), la Persia ha sviluppato le torri del vento: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_del_vento.

Sfruttando la differenza di circolazione tra aria calda e fredda, in base alla quale l’aria calda sale e la fredda scende, le torri del vento nelle grandi dimore persiane garantivano nelle sale l’afflusso costante di aria fresca proveniente da più alta quota. Gli esiti architettonici sono di straordinaria bellezza: https://it.wikipedia.org/wiki/Casa_Borujerdi; https://buildingcue.it/le-torri-del-vento-persiane/10416/. Sono state recentemente riscoperte dalla bioarchitettura, sinora, credo, solo come oggetto di studio, non ancora applicate in Europa.

In questo caldissimo settembre guardo il palazzone di cemento armato dove abito, guardo i condizionatori sul mio balcone, ripenso alle torri del vento e l’orrore per le città moderne diventa sgomento.

Povere ragazze, 5

Philip Pikart / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0), da Wikipedia, s.v.

Nefertiti, elegante come una gazzella, sposò, alla metà del XIV secolo a.C., il faraone eretico, enoteista, pacifista, Akhenaton (Amenophis IV). Lui era brutto e lei bellissima, come attesta il ritratto di Berlino qui riprodotto. Un’eco dell’impressione che il faraone ebbe di lei è nella titolatura che le attribuì: La Bella è arrivata; Signora della Grazia. Mai nessun sovrano dell’Antico Egitto usò simili parole per la Grande Sposa Reale.

Si amarono molto, ed ebbero sei figlie, forse inseguendo il maschio che potesse succedere al padre, e che questi infine ebbe da una moglie secondaria, una sorella, come sembra provato dalle ultime analisi del DNA . E questo erede sarebbe Tutankhamon.

Il ritratto fu ritrovato ad Amarna, capitale del regno di Akhenaton e i dati di scavo indicano che proveniva dalla bottega dello scultore reale, e che doveva essere su uno scaffale alto, di fronte al posto di lavoro dell’artista, come se ne guardasse l’operato.Ma è strana l’assenza, di certo volontaria, della pupilla sinistra. E non ricordo, né ritrovo on line, dove ho letto un’ipotesi triste e strana che spiegherebbe l’anomalia. Secondo questa teoria, lo scultore si sarebbe innamorato della bella sovrana, che lo avrebbe rifiutato. Egli dunque l’avrebbe raffigurata con un occhio solo per equipararla al demone dall’occhio solo, presente in molti scongiuri e maledizioni dell’Antico Egitto -un demone terribile, che faceva morire i bambini e seccare i raccolti. Un modo di rappresentare sia la potenza del sentimento che Nefertiti aveva suscitato, sia la natura maligna di esso. Insomma, oggi come allora, talvolta non è tollerato il no di una donna.

E la povera Nefertiti morì giovane, prima dei quarant’anni e alla sua mummia, se tale è il corpo della Younger Lady dalla tomba KV 35 (https://it.wikipedia.org/wiki/The_Younger_Lady), fu strappato il cuore, affinché non trovasse pace nell’Aldilà. Nemmeno alla Grande Sposa Reale si è perdonato di aver avuto idee nuove, come oggi.

Della Salerno-Reggio Calabria, ancora

Lasciamo stare l’aumento del prezzo dell’acqua, 1,70 mezzo litro, 2,20 750 cl (molto, molto più cara della benzina); e lasciamo stare i bagni degli autogrill, sempre più impraticabili man mano che si procede verso sud. Cercando di evitare le catene di bar più famose, con i loro orridi panini Apollo, ci fermiamo in un una piccola panineria in Calabria. Chiedo al tizio del bancone

-Avete panini vegetariani?-

Lui diventa tristissimo, desolato scorre i vassoi e mormora -C’è il panino caprese…-evidentemente non gli piace, poi il suo sguardo s’illumina e, certo di darmi un buon consiglio, esclama -E poi c’è questo con cotoletta, tanto è di pollo!-

Un po’ come qua: https://www.youtube.com/watch?v=FJxgDwel5qU