Strascichi del Coronavirus

Mi avventuro dal parrucchiere: colore, taglio eccc…e devo stare due ore buone. Messaggio del Figlio Piccolo: Oggi pranzo a casa.

-Come mai?-

-Mi sento un po’ giù-

Ansiosa e ansiogena come sono, allerto con moderazione il Figlio Grande, in vacanza a casa. Dagli un’occhiata quando torna, per favore. Non l’avessi mai fatto. Mi arrivano dal grande resoconti dettagliati di temperatura e valori pressori del piccolo. Quando torno lo trovo bocconi sul letto, che mormora: È stato terribile mamma….. Insomma, pare che sia stato accolto dal Fratello Maggiore in assetto antisommossa, costretto a indossare una Fpp2, e a misurare il misurabile.

Giustificazione del Maggiore: mangia così tanto che, se si sottrae agli arancini previsti con gli amici, deve avere qualcosa di grave!

Per un semplice mal di testa 🙂. Ancora un po’ di strada da fare per il ritorno alla vita normale.

Blu

Tomomarusan / CC BY-SA (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) in Wikipedia, s.v.

Il blu, il mio colore preferito, ha una strana storia, che in parte ho ritrovato in un articolo di giornale di questa settimana. Si è osservato che Greci e Romani non usavano il blu, né possedevano una parola specifica per indicarlo. Il fatto è stato generalmente interpretato come avversione per un colore che rimandava all’Impero persiano, il tradizionale nemico.

In realtà questo non basta a spiegarne l’assenza addirittura dal linguaggio.In un bel libro di Manlio Brusatin, https://www.einaudi.it/catalogo-libri/arte-e-musica/arte/storia-dei-colori-manlio-brusatin-9788806153441/, si riporta l’interpretazione che Nietzsche diede di questo fatto, vale a dire che Greci e Romani amavano così profondamente la vita su questa terra da odiare il colore del cadavere, cioè appunto il blu. In effetti, presso gli Egiziani il dio Osiride, re dell’Aldilà, è raffigurato con la pelle blu. Una spiegazione molto romantica. Ma anche i Maya non hanno una parola per indicare il colore blu, e il loro attaccamento alla vita è ancora da dimostrare -sicuramente non paragonabile a quello dei Greci.

Altra possibilità è che l’occhio umano fosse meno evoluto di quanto lo sia oggi e dunque non vedesse il blu. Non percependolo come colore distinto dal verde o dal verde-turchese, non era necessario avere la parola che lo distinguesse.

Se è così, quali colori scopriremo in futuro?

Tra orrido e sublime

Catania, lungomare

L’orrido risiede nel pensiero del suono tremendo che avrà prodotto, nel Medioevo, l’incontro tra il fronte lavico e l’acqua del mare; il sublime nel perfetto, inconsueto equilibrio tra due colori che solitamente non accostiamo, il blu e il nero.

Sicilian fusion, 2

Dietro le bancarelle del mercato che vendono vestiti, un giovane pakistano dal viso triste fa orli e riparazioni a 3 euro, circondato da anziani locali che, con le mani incrociate sul bastone, commentano il lavoro svolto. Davanti al pakistano, una ragazza cinese prova l’abito appena finito, in mezzo a due bambini dalla pelle nera che giocano a palla. Più avanti, un suonatore di fisarmonica attacca la musica del Padrino, in mezzo ai profumi del ristorante mauriziano.

All together, così si fa.

Lo specchio

Si dice che i cani assomiglino ai padroni. E guardando la mia Kate ho scoperto molto di me. Il suo abbaiare agli altri cani per tenerli a distanza, frutto di paura, corrisponde ai miei sbalzi d’umore, alle mie risposte aspre, fragili baluardi contro l’invadenza altrui. Il suo entusiasmo è il mio, il suo desiderio di controllo del gruppo familiare è il mio.

E ora che Kate ha raggiunto un’età che in anni canini la rende poco più grande di me, io in lei vedo ciò che sarà di me fra poco: la calma e l’indifferenza frutto dell’esperienza e soglia della vecchiaia, la forza tenuta a bada, e una grande, grande stanchezza.

Povere ragazze, 4

Questo l’ho fotografato a Casteletown, Kildare, Irlanda, e risale alla fine del ‘700. Era indossato dalla padrona di casa per tenere sollevate e ampie le numerose gonne che dovevano corprirlo.

Cosa si provava a indossare quest’aggeggio per 12 ore al giorno? Come si camminava, come ci si sedeva, e soprattutto come si pensava, se avevi addosso una cosa del genere? Quest’affare è totalizzante, non ci si può dimenticare della sua presenza, non si può, per dire, iniziare a correre, o ridere forte. Ti domina. Povere ragazze, povere donne.

Ne parlavo con una dottoranda di Storia della Moda e lei mi ha raccontato cose terrificanti. I busti che si indossavano sotto l’aggeggio sopra riprodotto erano ben diverse dal gingillo della famosa scena di Via col Vento: https://www.youtube.com/watch?v=Tr2-f9vxBEU. Il busto usuale era un vero strumento di tortura: una lastra di ferro tra petto e inguine che, per essere tollerato dall’addome, necessitava di un’imbottitura di ben 2 cm. davanti e dietro. Per recuperare il volume così creato sul giro vita, bisognava stringere e tirare a più non posso il busto, sorretto ai lati da stecche di balena. Una volta fatto fatto, gli organi interni o salivano o scendevano.

Le donne dell’Ottocento non svenivano, o usavano i sali, per sensibilità, come si voleva far credere, ma semplicemente e letteralmente perchè non respiravano – mangiare era fuori discussione, i loro scheletri mostrano in molti casi una sovrapposizione delle ultime costole.

Povere donne, povere ragazze. E di noi cosa diranno, fra cinquecento anni? Non indossiamo nulla del genere (una delle prove inconfutabili del progresso del genere umano), ma qualcosa da ridire sui nostri jeans d’estate la troveranno, ne sono certa…

Cagnolone di quartiere

Due anni fa la mia cagnolina Kate non era ancora stata sterilizzata, per un mio stupidissimo buonismo. Così, un bel giorno, agli inizi di un calore, durante la passeggiata mattutina ho visto piombarmi addosso un cagnolone vecchio e sporco, pazzo d’amore, e con orrore ho visto Kate sfilarsi dalla pettorina e corrergli felice incontro. I due si sono uniti con gioia, senza che potessi separarli, e già mi vedevo tristemente circondata da molti cuccioli, quando il cagnolone è crollato a terra per lo sforzo non più adatto alla sua età, ai piedi della delusissima cagnolina.

Tutta lieta ho ricondotto Kate a casa, ma il cagnolone me lo trovavo nell’androne del palazzo ogni volta che uscivo, quasi supplicante che gli conducessi l’amata con occhi colmi di desiderio. Una sera che ero con lei, ho chiamato l’ascensore e , quando le porte si sono aperte, chi ho visto con sgomento dentro? LUI! il quale ha arrancato verso Kate con tutta la velocità di cui era capace, una cosa stile Alien 2 quando si spalanca, appunto, l’ascensore. Trascino Kate dentro, chiudo la porta, afferro un paio di bocconcini, prendo l’ascensore col cagnolone che voleva unirsi alla mia gamba e tirandogli davanti i biscotti riesco a cacciarlo fuori dall’androne.

L’indomani appendo un cartello nella vetrata della portineria, da noi si usa così, una specie di tazebao, nel quale chiedevo cortesemente agli altri abitanti dell’edificio di badare a non fare entrare il cagnolone uscendo o rincasando. Ebbene, l’inimmaginabile. I condomini si sono divisi e i cartelli moltiplicati, in una sorta di faida tra avverse fazioni: chi in nome dell’igiene chiedeva di vietare ogni tipo di animale per chilometri quadrati e chi mi accusava di crudeltà verso il povero animale che, evidentemente, cercava solo un caldo rifugio ai suoi ultimi giorni e ribadiva il trito concetto che i cani sono meglio degli esseri umani. Un condomino mi ha fatto osservare che se non avevo fatto sterilizzare Kate era perchè inconsciamente desideravo che accadesse quanto stava accadendo e dovevo accettare la situazione, che è un po’ come dire che se una va in giro scollata è perchè vuole essere violentata. Mi sembravano tutti eterodiretti, come se il pensiero espresso nascesse da una sorta di partito cui si fosse aderito, non da reali convinzioni personali.
Ho rinunciato a spiegarmi con i condomini, ho cercato l’affidatario del cagnolone, che è risultato essere una specie di clochard, talmente mal messo da farmi pensare che fosse lui piuttosto ad essere affidato al cane, e l’ho supplicato di badare un po’ di più alla povera bestia.

Il clochard ha gonfiato il petto con fierezza: Signora, masculu iè! ‘U lassassi fare, bravo, bravo. Non posso, gli ho detto.Ci siamo accesi una sigaretta e, seduti vicini, siamo addivenuti a un accordo tra galantuomini: lui avrebbe controllato meglio il cagnolone e io avrei fatto sterilizzare Kate il prima possibile. E così è stato. In confronto ai condomini, un antico sapiente.

The Day After

In preda a crisi di astinenza, appena ho avuto due giorni liberi e hanno tolto la quarantena per chi reintra nell’isola, sono andata a trovare il Figlio Maggiore.

L’aereoporto era come si vede nelle foto: Fall Out o, per chi non conosce i videogiochi, The Day After. Ad ogni angolo mi aspettavo che balzassero fuori gli zombi. E poi invece mi è sembrato bellissimo…