Lasciateci un po’ di smart working, please

Molte cose non possono avvenire on line, siamo d’accordo; la didattica a distanza non ha lasciato traccia alcuna nei ragazzi, è stata come una mano che passa nell’acqua, non erano necessari i test INVALSi per saperlo; la didattica in presenza è fondamentale, questo è certo.

Però, però…le riunioni, lasciamole on line. Lavoro meglio. Sono più contenta se posso fumare, ebbene sì, lo confesso, fumare! durante una riunione tra colleghi; ho scoperto che posso essere molto più indulgente e paziente nei confronti delle lungaggini del lavoro pomeridiano, se posso stare a casa e, mentro ascolto, accarezzare il mio cane accucciato presso di me. E, soprattutto, se posso inquinare molto di meno questa bella terra, evitando un paio di ennesimi spostamenti e di emissioni nocive.

Smart working, cum grano salis.

Decadenza

Alcuni amici hanno impostato a casa Alexa, suppongo esclusivamente come gadget

Ma cosa fa esattamente?

Tutto! trillano giulivi

Cioè?

Ti mette la musica, fa ricerche on line, alza le serrande...

Ma ti affatica tanto fare da solo queste cose?

Mi piace che le faccia Alexa

5 minuti di bellissima festa

Oggi è il compleanno del Figlio piccolo e, per evitare la cucinata con questo gran caldo, siamo andati nella trattoria di sempre, nel cuore di un centro storico tanto decadente quanto bello, anzi, tanto più bello quanto più decadente. Pesce squisito, avventori tutti all’esterno, come in tempo di zona gialla, sussurri e pigrizia dietro la piazza del mercato, che di domenica tace.

Mentre portavano la torta è arrivato un uomo di mezz’età in abiti tradizionali, con un viso da antico normanno, e ha iniziato a cantare. Vedendo la torta con la scritta Buon compleanno Francesco, ha guardato mio figlio sorridendo e ha intonato con voce bellissima un Buon compleanno che subito è stato ripreso a pieni polmoni da tutti i tavoli del marciapiede. Qualcuno ha chiesto Vitti ‘na crozza ( per la storia della canzone: https://www.balarm.it/news/tutti-la-cantano-ma-pochi-conoscono-il-suo-vero-autore-il-maestro-di-vitti-na-crozza-123675)

A questo punto tutti cantavamo e battevamo a tempo le mani; gli anziani, al verso ora che sono arrivato agli ottant’anni la vita chiamo e morte m’arrispunde, si sono commossi, poi di nuovo ridevano travolti dall’allegria del ritornello. La torta è stata divisa tra tutti i presenti, meno male che era bella grande.

Questo saper fare festa, come si può, appena si può, che allontana il potere delle giubbe rosse, come canta il Maestro, è un laccio fortissimo per una outsider come me. Perchè restare? per far festa con sconosciuti.

Piccole, modestissime, note sulla Gioconda, 1

immagine tratta da Wikipedia s.v. Lisa Gherardini

Sulla Gioconda si è scritto di tutto, e ora mi ci metto anch’io :).

Si è detto che è Leonardo in abiti femminili; che è una dichiarazione d’amore per il suo allievo prediletto; che è Lisa Gherardini; che NON è Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, da cui il nome col quale è conosciuta; che è Isabella d’Aragona; che NON è Isabella d’Aragona; e così via. Walter Pater scrive la Gioconda è un vampiro, una non-morta che si nutre della vita, e senza dubbio può dare un’impressione inquietante.

Difficile spiegare perchè, se è un ritratto, Leonardo non l’abbia consegnato e l’abbia portato con sè in Francia; e anche per qual motivo, se è una dama fiorentina, abbia alle spalle un tratto dell’Arno identificato col ponte di Buriano, presso Arezzo.

La Gioconda è in lutto stretto, cosa che sfugge a noi, abituati vestirci di nero sempre e comunque; però non risultano, nella vita di Lisa Gherardini in quegli anni, morti di familiari che lo giustifichino.

L’ipotesi di Argan è che il ritratto abbia acquistato per Leonardo, nel tempo, un valore diverso da quello di una semplice commissione artistica e che l’artista abbia ad esso affidato un messaggio che non poteva ancora dirsi, ciò di cui scrisse Spinoza molto tempo dopo, quel ciclo naturale perenne di nascita e morte, di distruzione dalla quale germoglia una nuova vita, che va sotto il nome di natura naturans. La Gioconda è a lutto, ma con le mani accenna auna probabile gravidanza; nel paesaggio, ben conosciuto da Leonardo nei suoi vagabondaggi infantili, la presenza di roccia e acqua allude alla trsamutazione della sterile pietra in terreno friabile adatto ai germogli nuovi.

Un concetto che il mio amatissimo Antico Egitto, quattromila anni prima del Rinascemnto italiano, personificava con la dea Sekhmet, figura femminile con testa leonina, dea della guerra e della devastazione, che però tiene in mano la chiave della vita:

Ma cosa avrà pensato Monna Lisa durante le sedute di posa? Si sarà annoiata, come racconta Vasari, o spaventata dai discorsi strani di Leonardo? O quel suo sorriso, un poco condiscendente, signifca che sapeva qualcosa che Leonardo ignorava, o non comprendeva?

Discussioni con mio marito, motivo 1

Musicalmente parlando, io sono una zoticona. Amo il rock, i cantautori e adesso il rap. Mio marito ascolta solo musica lirica. Quando, ancora ignara, mi ha portato a sentire la Traviata la mia reazione è stata più o meno questa:

Ero molto giovane, poi mi sono un po’ abituata e ogni tanto lo faccio contento, se il pomeriggio sono riuscita a riposare quel tanto che basta a reggere. Ma è inutile. Fra le highlights della mia vita non rientra nessuna opera lirica, ma qualche concerto come quello di Springsteen a San Siro, nel 2013

Allora Springsteen ha retto il palco per ben 3 e mezza, senza pause, lui da solo, entusiasta, sembrava che per fermarlo avresti dovuto sparargli. Come si può vedere dal video, gli spalti erano un gigantesco karaokoe, più che un concerto, un rito collettivo, un momento dionisiaco altissimo.

Tornata a casa ho manifestato l’idea che non ci fosse questa gran differenza tra chi regge un simile spettacolo da solo, per più di tre ore, e un cantante lirico che, sì e no, canta mezz’ora. Apriti Cielo,la tecnica, l’emissione di voce ecc…, ancora la discussione non è finita, dal 2013. Io resto della mia idea. Anzi, se posso, compro i biglietti per i Dropkick Murphys, uno di quei concerti che i miei figli definiscono “non per mamme“.

Cinghialetti alla Camilluccia

Squilla il cellulare ieri sera: è mio figlio, a un’ora inusitata

-Mamma sono al parcheggio del supermercato e sono circondato da cinghiali. Sembrano piccoli. Che devo fare?-

-Sei in macchina?-

-Sì-

-Non scendere! I cinghialetti seguono la mamma e se questa pensa che tu vuoi fare loro del male, non ti salverà nemmeno la macchina-

-OK, e poi?-

-Infilati di corsa al supermercato. C’è gente?-

-Sì. Ma non si sono accorti, sono in una zona buia. E poi quando esco dal supermercato?-

– Esci normalmente. Se ti accerchiano tira lontano le buste della spesa, seguiranno il cibo-

-Ma scherzi?!?!? con quello che costa il cibo a Roma, lo tiro ai cinghiali???-

Tesoro, cambia supermercato.

Ope legis

Elenco qui solo alcune cose, le più urgenti, che vorrei veder proibite ope legis, dall’alto e senza discussioni:

  1. la plastica. Le industrie che la producono riconvertite subito alla produzione di magnifici contenitori di vetro o in società di consegna a domicilio di latte, detersivi, acqua, ecc..con stupendi vuoti a rendere, ovviamente di vetro
  2. i matrimoni in Sicilia tra la seconda metà di maggio e la fine di ottobre. Un familiare è stato a un matrimonio fissato per il tardo pomeriggio. 38 gradi all’ombra, pioggia di cenere vulcanica stile ultimi giorni di Pompei e una cerimonia civile durata un’ora buona in quanto la celebrante ha fatto la storia dell’amore tra i due sposi (ragazzi, meglio in chiesa, le chiese sono fresche…). I primi piatti, in numero di sei, sono stati serviti alle 11; vi lascio immaginare il resto.
  3. i jeans e le camicie maschili attillate d’estate. Riconversione della moda maschile allo stile Luigi XIV per l’inverno (non se ne può più di abiti blu o grigi!) e per l’estate ai caftani colorati che i nostri concittadini nati in Africa sfoggiano senza versare una stilla di sudore -loro sì, che sanno come si fa.