Shop on line e botteghe

Da poco ho scoperto che, almeno qui da noi, andare dal macellaio o dal fruttivendolo sotto casa fa risparmiare rispetto all’equivalente nei grandi supermercati, Quindi, io che sono una fanatica dello shopping on line, ho voluto verificare se è vero anche per i generi non alimentari. Ebbene, talvolta, non sempre, è così anche per questi.

E ne sono traumatizzata. Disabituata ormai ai rapporti umani che non siano il buongiorno al corriere, come farò ad avere di nuovo a che fare con commesse che giurano mi stia bene persino un piumino bianco?

Storie di povere ragazze, 3

L. vive in una specie di tugurio. Il padre ha lasciato lei e la madre tanti anni fa. A fatica, sentendosi brutta e stupida, ha preso un diploma in una scuola professionale. Quando la incontro dopo qualche anno che ci eravamo perse di vista, mi dice che non trova da lavorare, che vive col suo ragazzo in casa della madre di lei e con la piccola pensione di lei. Dormono sul divano e la madre, dall’altra stanzetta, la sera, andando a dormire, si raccomanda :Non fate le cose brutte!

Mi dice che le fanno, ma piano piano. Si sente in colpa. Quando l’ho chiamata per nome, si è commossa. Si ricorda il mio nome?

Perchè gli europei hanno conquistato il mondo, recensione parte 2

Secondo Jared Diamond,  a parte l’aver avuto piante e animali ottimali in clima ottimale, metalli e malattie alle quali si erano  ben presto immunizzati, gli europei, più fortunati, non più bravi o intelligenti del resto del mondo, conquistarono mezzo pianeta perchè erano più organizzati militarmente, in quanto dotati di un’organizzazione statale moderna.

E qui l’autore proprone uno schema evolutivo antropologico dello sviluppo sociale dei gruppi umani, secondo il quale si è passati dalla tribù , al clan, alla chafferie (http://www.treccani.it/enciclopedia/chefferie/) e quiandi allo stato moderno di tipo occidentale che viene definito cleptocrazia, non democrazia. La funzione principale di quest’ultimo sarebbe infatti il drenaggio di ricchezze dai reali produttori (contadini, allevatori, artigiani)  a classi prive di una qualsiasi funzione, ma capaci di controllare e manipolare le altre con vari sistemi. Una visione senza dubbio pessimistica, ma da meditare.

Quello che mi ha affascinato è la descrizione del Big Man, il capo dei clan o delle tribù, capo non per diritto ereditario ma per meriti evidenti, di saggezza, capacità taumaturgiche, forza fisica, intelligenza sociale o strategica. Non aveva diritto di decisione, eppure lo si ascoltava. Una figura che era espressione di un gruppo nomade o semi-nomade, alla quale va, mi sembra, la simpatia dell’autore. E un po’ anche la mia. Nutro una vera passione per il Paleolitico, quando ancora non si era del tutto separati dalla natura e si doveva essere davvero molto abili e coraggiosi per sopravvivere. Non provo nostalgia di certo: non sarei durata due giorni, a quei tempi. Nutro ammirazione, questo sì. Troppo facilmente appaiono come dei barbarici scimmioni dalla fronte bassa, mentre più correttamente dovremmo vederli come eroi.

In fondo anche nella Genesi Dio predilige i sacrifici del pastore Abele, non del coltivatore Caino.

Storie di povere ragazze, 2 (in onore di tutte le Lise del Ciuco)

Una parente di mia nonna, negli anni ’20, a Roma, prese in casa una ragazza dalle montagne tra Umbria e Marche, come aiuto in casa. Si usava così, allora, in cambio di vitto, alloggio e di un piccolo salario.

La ragazza si chiamava Lisa, detta la Lisa del Ciuco, perchè l’unica cosa che sapeva fare era accudire un piccolo somarello, su per le colline. Appena entrata a Roma fu terrorizzata dai muri, lei che aveva visto solo alberi. Apriva le imposte al mattino e gridava -Me vengono addosso, me vengono addosso!- era il segno, il primo, che la città era troppo mostruosa per lei.

Poi fingeva di rassettare la stanza della signora, occhieggiando la sua toletta mattuttina; quindi si cospargeva il viso di farina, a mò di cipria, mormorando –Sò bella anch’io, mica ce vuole tanto-

Invano la signora le offriva la cipria. Lisa fa da sé, mormorava. e usciva a far la spesa tutta bianca di farina. Non sapendo leggere, inveiva contro il salumiere accusandolo di truffa. Due etti di zucchero. E che siano due etti! Il salumiere si disperava: ma guarda no? Sò due etti! leggi! E lei, alzava il mento e gli voltava le spalle: Faccia lei! Ma poi se la vedrà con la signora! Il terrore dei commercianti del quartiere, tutta bianca e disperata, pronta a lanciare accuse, vagando con la sua sporta lontano dai muri.

Poi un giorno tornò annunciando che aveva visto Sua Santità a Santa Maria Maggiore. Tutto bello, grande, fermo, in preghiera! Bello!

Lisa, il Papa non esce dal Vaticano (erano gli anni pre-Concilio). Ma lei insisteva: se dico che l’ho visto, l’ho visto!

Era la statua di Pio IX in preghiera, alta due metri, nella cripta della chiesa. Impietosita, la mia parente la rimandò a casa, con una buona liquidazione. E dicono di averla vista correre col suo somarello per le colline, felice come mai si era vista prima.

Perchè gli europei hanno conquistato mezzo mondo (recensione a metà)

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/13/haiti-subaqueo-usa-sostiene-di-aver-trovato-relitto-della-santa-maria-di-cristoforo-comobo/983560/

Il libro in questione è di Jared Diamond e si intitola Armi, acciaio, malattie (https://it.wikipedia.org/wiki/Armi,_acciaio_e_malattie) . Sono ancora metà lettura, causa i motivi per i quali rimando agli ultimi post :). Ora, io non sono brava a scrivere recensioni, non ricavo facilmente il quadro d’insieme necessario, e sono troppo sintetica, ma questo è un libro importante, che fornisce, o prova a fornire, una spiegazione scientifica al dominio che da cinque secoli gli europei hanno instaurato sulle Americhe e l’Australia.

Perchè gli europei? Intanto è strano vederci connotati così, monoblocco, noi che siamo così pronti ai distinguo dentro l’Europa dai parapetti antichi. Sono gli occhi di un americano, e tali sembriamo. Visione un po’ rustica, ma pare sia la più diffusa. E poi la tesi affascinante. Nella fascia mediterranea, mediterranea in senso ampio, diciamo dalla Mesopotamia alle Colonne d’Ercole, si sono create le condizioni migliori per lo sviluppo dell’agricoltura, intorno al 13.000 a.C. Le piante a disposizione  erano più docili alla selezione; e più docili gli animali d’allevamento, mucche, ovini, canidi, rispetto a tutte le altre zone del pianeta. Una fascia privilegiata, disposta in senso est-ovest e tale dunque da facilitare la diffusione delle conquiste in zone che avevano lo stesso clima.

Più ricchezza e sicurezza, dunque, ma anche più malattie, derivate dal contatto con gli animali, vaiolo, raffreddore, morbillo o lebbra, verso le quali l’uomo europeo sviluppò presto una relativa immunità. Quando gli europei varcarono l’Atlantico, furono le malattie l’arma più micidiale di conquista: gli indigeni morivano a migliaia al semplice contatto con i nuovi arrivati, rendendo facilissima l’occupazione territoriale.

Insomma, per quel che ho letto finora, gli europei avrebbero conquistato mezzo mondo perché figli di una società ricca, articolata, gli artigiani della quale erano solleciti a inventare nuove armi e nuove imbarcazioni; e per i nuovi, terribili virus di cui erano portatori. Fin qui sono arrivata.

Tutte queste cose sono vere. Eppure non bastano. Direi che uno non attraversa l’Atlantico solo per questo. C’è sempre qualcos’altro che fa muovere la gente, il solito quid che non può essere pagato o derivare da un pagamento. Ci vuole un modello forte, condiviso universalmente dalla società di appartenenza,  per salpare da Palos con tre caravelle. E credo che sia Ulisse, non solo l’Ulisse dell’Odissea, ma anche quello dantesco. Quel desiderio di andare più avanti per vedere cosa c’è, che era stato di Alessandro Magno, il quale pianse sulle rive dell’Indo quando i suoi soldati si rifiutarono di avanzare; quello che i Romani persero nelle selve di Teutoburgo. Non intendo dire che sia un modello giusto, o non sempre e comunque giusto. Ma che probabilmente agiva nei nostri antenati per imprese anche tremende o atroci.

 

Tornare indietro

Jung, in Lettere, ricordi, riflessioni, racconta della sua near death experience. Ad un’amica che sta morendo di cancro scrive che non le mentirà, che lei in effetti sta morendo, entrambi lo sanno, ma che morire è diverso da come si pensa e racconta la sua esperienza.

Jung, colto da infarto in ospedale, si era sentito uscire dal corpo e salire in alto, fino a vedere la Terra azzurra e piccolissima, poi si era trovato davanti ad un tempio indù nel quale sentiva di dover entrare; e sentiva con giubilo che lì dentro sarebbe stato giudicato. Sulla soglia aveva di nuovo guardato verso la Terra e aveva visto salire da essa il medico che l’aveva accolto, ma nelle vesti di Asclepio, nel suo aspetto quindi archetipico. Una forza tremenda l’aveva costretto a seguirlo giù . E descrive il rientro nel corpo, la più orribile delle prigioni, e l’odio per il medico che col massaggio cardiaco l’aveva ricondotto indietro.

Sa, è nervoso, infastidito, è giù, non va bene.

In questi giorni sono molto ascientifica e pre-logica. Così, mentre dicevo alla dottoressa solo Passerà, pensavo: E’ stato richiamato indietro, non è facile per lui, adesso.

Aveva scostato con irritazione le mani del dottore che praticavano disperatamente il massaggio cardiaco. Adesso sorride e mangia. Ci vuole tempo per tornare. E a qualcosa serve leggere.

Lasciar fare al Boss

Bisogna fargli largo e prima ancora bisogna coltivare dentro di sé una piccolissima e sana diffidenza verso l’autorità, ogni autorità, fosse anche quella di un medico che emette la sentenza con le lacrime agli occhi. Sapere che non è sempre vero ciò che lo sembra.

ma che ne sapete voi? bisogna mormorare dentro di sé; e insieme rivoltarsi con tutto l’essere contro ciò che sembra il corso ineluttabile e naturale delle cose, una sorta di gigantesco Questo no!; allora si crea un piccolissimo spazio, una sottile fessura per l’azione dell’invisibile, per un cuore che riprende a battere.

Colpi da maestro che riescono poche volte nell’arco di una vita, che non ci si riesce a imporre e devono venire spontanei. Segue una gratitudine dilagante, un colossale Domine, non sum dignus.

Stress e tecnologia, ancora tu

Il giochetto che i produttori di cellulari stanno conducendo è lampante: vogliono unificare tablet e cellulare, in modo che si porti una cosa sola. I tablet si allargano, in modo che non entrino più in una comune borsa da donna e sembrino sempre più un computer ( secondo loro: in realtà è scomodissimo scrivere da un IPad ad esempio). Contemporaneamente il cellulare si dilata, ma non può raggiungere le dimensioni ottimali per chi deve portare occhiali da lettura.

Purtroppo il mio vecchio, amatissimo cellulare mi sta lasciando, non può ricevere ulteriori aggiornamenti. La commessa mi presenta un cellulare di ultima generazione, grande come un lenzuolo. Io la blocco subito.

Signorina, è troppo grande. Ma in borsa entra. Non voglio portare il cellulare in borsa: se mi scippano? Bè, allora…in molte tasche entra. Non nelle mie. Ma se cambia jeans…Non posso vestirmi in funzione del cellulare!

Tutte le signore presenti in negozio hanno esultato gridando E’ vero, è vero! Speriamo adesso che il tumulto arrivi ai produttori….