Terza dose

L’addetto controlla i moduli con la faccia di un bettoliere scocciato. Il medico fa l’iniezione senza una parola, come se tirasse una freccetta. Nessuna attesa di un quarto d’ora dopo la dose –Vada, vada. Ma…Vada!

Nulla del momento epico del marzo scorso, prima dose Astrazeneca, quando con De Gregori avevi l’impressione che la Storia eri anche tu. Routine, si sa già tutto, che Dio ce la mandi buona.

Parole che non si possono più sentire, 1

per idiosincrasia personale:

1 consumatore/i riferito a noi, popolo. Termine usatissimo, indica l’unica funzione che noi poveri mortali abbiamo agli occhi delle elite che producono cose e sono simili all’allevatore quando guarda i maiali intenti a mangiare nel truogolo, per scegliere chi diventerà prosciutto.

2 resilienza Ripetuto come un mantra, è un termine che ha assunto dignità addirittura politica e per il quale rimando a un bell’articolo: https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/parole/Resilienza.html. Insomma, la capacità di rimbalzare e tornare come prima, riferito a materiali, corpi, stati psicologici, e anche all’Italia di un vagheggiato post-Covid. Ma perchè mai dovremmo tornare a come eravamo prima? Non si può invece migliorare e andare avanti meglio di prima?

3 fine vita. Questo no. Non si può indorare la pillola in questo modo. Il nome giusto è morte, che ci piaccia o no. E poi è troppo preda di ideologie, come tutto in Italia.

Ancora qualcosina per la Madre Terra

Immagine tratta da: Di Rob – Sheeps Wool, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8463983

Dovendo comprare un piumino matrimoniale per l’inverno, ho fatto un giro per i negozi e sono stata costretta a notare che:

1 quelli belli costavano moltissimo

2 erano tutti di sintetico e noi abbiamo eliminato sintetici e plastica ogni volta che vi sia un’alternativa (il che mi ha felicemente condotto allo shampoo solido)

Mio marito inoltre odia i piumini, dice restano rigidi e scivolano via, lasciandolo al gelo, relativo essendo in Sicilia.

Così ho azzardato. Ho comprato il tessuto che mi piaceva e l’ho spedito a un lanificio perchè lo imbottisse. Devo dire che ho tremato, temevo che non venisse bene, che arrivasse poco rifinito, che non tenesse abbastanza caldo.

Ieri è arrivato. Sua Maestà il Piumino di Lana, perfetto, nemmeno un filino che pendesse, cuciture a regola d’arte. Quando l’ho disteso sul letto ha fatto un rumore soffice: Plof. Tanto è pesante. Siamo andati a dormire curiosi come due bambini la Vigilia di Natale –vediamo com’è, vediamo che succede.

Meraviglioso. Sembrava di essere in un abbraccio. Sua Maestà non si è spostato di un solo millimetro per tutta la notte. Certo,non è quelli prima di noi fossero i sempliciotti che pensiamo! anzi, ho il vago sospetto che la sapessero più lunga di noi, inquinatori seriali.

Anche gli uragani passano

Torna il sole, timido, quasi indifeso. Sembrava che mancasse da tanto , un vecchio amico che torna dopo anni all’estero. I negozi riaprono, e meno male, perché in casa non c’era più nulla. Odio i surgelati, ma d’ora in poi terrò i cassetti del freezer colmi sino all’orlo.

E so che non dimenticherò il rumore del mare, un urlo terribile, un odio che sembrava squassare la costa.

Aspettando Medicane

da: https://calabria7.it/ciclone-medicane-incubo-sul-mediterraneo-sicilia-e-calabria-a-rischio/

Un giorno di tregua, prima di Medicane. La gente ha preso d’assalto i supermercati, quando arrivo io non c’è quasi più nulla, stile lock down rosso, hanno saccheggiato persino i dentifrici -eppure sono solo due giorni di chiusure.

In qualche modo sappiamo cosa accadrà:il bis delle scene di questi giorni, ma all’ennesima potenza -macchine abbandonate al centro della strada deserta, sacchetti della spazzatura trascinati ovunque dalla forza dell’acqua, l’apertura di una finestra resa impossibile dal vento, i vasi tirati dentro casa insieme alle sedie e al tavolo della terrazza, i panni stesi in soggiorno, i cellulari che smettono di funzionare, tutto orribile. Speriamo che nessun altro muoia, ora che sappiamo. God will protect us.

Il mare oggi pomeriggio era verde e giallo, pessimo segno. Io sono andata a fare la piega. Chiusa in casa, sì, ma carina.

Ode all’estratto di frutta

https://www.gruppomacro.com/blog/alimentazione-e-diete/che-cosa-e-un-estratto-di-frutta-o-verdura

Un estratto, non un succo di frutta. Ci vuole una macchina, appunto un estrattore, che separa il succo dalla fibra. A voi amici, se già non lo usate, non lo nasconderò: l’estrattore è una bestia colossale, difficile da pulire, in quanto composto da molte parti ricche di anfratti, riseghe, dentini, agganci e quisquilie varie, tali che, prima di usarlo, uno ci pensa parecchio.

Però l’estratto è buonissimo e fa davvero bene. Una Persona amatissima, reduce da una pesante chemioterapia, sta molto meglio da quando ne faccio uno al giorno. Può essere che mi illuda, può essere che i progressi siano da attribuire invece alla distanza temporale dalla fine della cura; e tuttavia mi rimane il pensiero che l’estratto contribuisca -ma lo scrivo da profana, da persona che non ha certo studiato medicina.

Vado a casaccio, non ho ricette, ma metto sempre frutta rossa (fragole, frutti di bosco, melograno); frutta arancione (melone, pesca o arancia); banane per dolcificare; un limone per impedire l’ossidazione; un pezzetto di zenzero; e poi quello che c’è.

Ci vogliono tonnellate di frutta, ma non torno indietro. Il fruttivendolo si scappella e s’inchina al mio passaggio.

Figlio e dieta, ancora

E’ un bellissimo ragazzo, mio figlio. Solo un po’ di pancetta, che vuole (dice) buttar giù. Stavolta sembrava la volta buona: niente arancini e granite, petto di pollo ai ferri, insalata, estratto di frutta a colazione, etc etc..

Poi ieri capito con lui al bar vicino la sua Facoltà. Il cameriere al bancone lo saluta con cameratismo e gli fa -Mi dispiace Francesco, la cartocciata coi wurstel che prendi sempre l’ho finita!-

E’ stato come quando una moglie bruna trova sulla camicia del marito un lungo capello biondo.

Un piacevole incontro

Davvero un piacevole incontro, verso le nove di stamattina. Un vecchietto che non avevo più visto dai tempi del lock down, un novantenne di quelli scolpiti nella roccia. Stava seduto fuori da una gastronomia marinara, una di quelle di qui, vicino al mare, che cucina pesce dall’alba a mezzanotte.

Arrampicato su un alto sgabello, spremeva limone sulle ostriche, godendosi il primo sole fresco di questo strano ottobre. Nemmeno il Covid l’ha abbattuto, fantastico.

L’ho salutato contenta con un cenno del capo. Davvero, la fine della pandemia.