Le ragioni di un amore

C449350A-EDDB-48CA-805F-CD21126631FFSi tratta del mio amore per la Grecia. In Grecia mi sento benissimo, sono a casa. Ci vivrei. L’altra sera ne parlavamo con i Figli, che condividono questa mia passione. Secondo loro dipende dagli studi fatti. Quello strapparsi a fatica dal Partenone, quella gioia nell’Agora’ le attribuiscono al liceo classico.

Verissimo. Stare nell’Agora’ e pensare che tutto si è compiuto per noi in quei due chilometri che la separano dall’Acropoli – tutto, la politica, la genesi della democrazia e del pensiero filosofico, il teatro e ciò che per noi da esso deriva, il cinema; quello stare fermi a guardare le storie di altri per lasciarsene educare e purificare- tutto è stato la’.

E ancora, uno spazio così piccolo, un popolo così piccolo, che fa tutto questo stretto tra imperi colossali che pensavano solo a riprodursi intatti da millenni.

Eppure, non è solo questo. C’è qualcos’’altro che non so capire. Come in tutti gli amori, le ragioni restano misteriose. Il dio bendato colpisce a caso, anche nei confronti dei luoghi.

Come si ammalano i cuori (ovvero il colesterolo non esiste, 2)

Già una volta avevo dovuto capire, mio malgrado, dove si viene colpiti quando si ha una brutta notizia. Quando mi hanno detto che il Figlio maggiore era codice rosso, è stato come se il mio cuore sbattesse contro un muro.

Ad agosto invece ho dovuto capire il significato dell’espressione un tuffo al cuore. Quando mi hanno detto che il cuore di una persona amatissima forse doveva essere fermato –per pochi minuti, sa? Poi una scossa elettrica e riprende a battere; allora il sangue nel mio petto è ritornato in alto con mille zampilli.

Perchè quello che fa ammalare i cuori sani non è il colesterolo, la pressione, il fumo, o meglio, questo si aggiunge; ma vedere star male gli altri cuori.

I due volti di Athena

Athena mi sta molto simpatica. Nata dalla testa di Zeus, sceglie di non sposarsi e presiede ad attività tipicamente maschili: la sapienza, la techne, la guerra. Alcuni vedono un contrasto tra la sapienza e la guerra, ma forse la guerra è intesa non come lo scatenarsi della furia bellica, per quello c’era Ares, bensì come la logica pianificazione di una strategia. Athena scruta nel buio dell’irrazionalità, dove stana e combatte i mostri, e il suo animale è la civetta che vede di notte. L’unica nota stonata è che vota a favore del matricida Oreste.

La figura di Athena è stata ripresa alla fine dell’Ottocento in una statua che replica il tipo della Parthenos fidiaca davanti al Parlamento di Vienna

Ha deposto le armi, la celata dell’elmo è sollevata e offre agli austriaci la vittoria, come nel Partenone di Atene. E , come allora, l’offerta è illusione e menzogna.

Ma nello stesso periodo, Klimt dipinge un piccolo quadro, molto più veritiero e lucido. Raffigura Pallade Athena come una fanciulla severa, dallo sguardo magnetico

Di Gustav Klimt – Repro from artbook, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10572883

Lo sguardo di chi comandava gli eroi, e che fa scrivere ad Omero, quando Achille incontra la dea, che Terribile è per l’uomo vedere gli dei immortali.

Tiene la Nike nella destra, ma non in offerta, la mano sembra trattenerla; sulla spalla sinistra la civetta, la celata dell’elmo è abbassata. La dea scruta le tenebre che stanno per avvolgere l’Europa per oltre cinquant’anni. E forse il suo sguardo manifesta la consapevolezza che neppure lei, figlia di Zeus, potrà combatterle.

Athena e Perseo, 3 ( e ultimo)

Il corpo di Medusa è vibrante senza forma in ogni recesso della caverna, prende tutto, e c’è qualcosa di mostruoso in questo, qualcosa che non deve esserci assolutamente; quando ero nella cassa con Danae, con mia madre, lei si faceva minuscola per lasciarmi aria e spazio, raggomitolata in un angolo, carezzandomi con una mano, cullandomi con una ninna nanna; e poi, da ospiti nel palazzo di Polidette, sempre sulla soglia, sempre a guardarmi crescere, a insegnarmi a vivere, ma con una parola o uno sguardo appena, senza volere nulla. Come se fossi ancora sotto i suoi occhi e il suo sorriso dolce, come sospinto da chi nella cassa mi salvò, senza pensare mi giro e cammino all’indietro. Sulla soglia alzo lo scudo e di nuovo la fascinazione si alza come una trappola di lacci. Vedo riflesso un volto terribile per volontà e desiderio, e il modo in cui mi vuole è mostruoso per intensità, così mostruoso che non posso staccarmi e pensare, ma solo fissare le serpi sibilanti dal capo, gli occhi piccoli e innocenti nel loro desiderio. Ma guardo, guardo il riflesso nello specchio e nella bocca fra i dentini vedo un vapore, e nel vapore di nuovo passano e si ripetono senza sosta gli armati di prima, i milioni di passi, saluti, volti tutti uguali, ma ora li guardo come insieme a mia madre Danae, da sotto al suo amore che mi faceva unico e che mi dava spazio. In nome di lei, di chi mi ha fatto spazio, alzo il falcetto e il taglio è netto, un colpo senza incertezze, come se una mano guidasse la mia.

Il sangue nero di Medusa sprizza e mi inonda fumante; e nel vapore che si alza si afflosciano le serpi ad occhi chiusi, la massa del corpo si ritrae e si dissecca, si disperde la nebbia fuori dalla caverna, il sole si tende nel cielo. Non era niente, niente, una figura di sogno buona a tener buoni i bambini, un otre gonfio di nulla, tutto quel che ci fa paura è vapore di buio. Ma avanzo fuori e nella luce gloriosa gli alberi di carne umana sono tutti là, immoti e candidi a milioni e mai più si muoveranno, scheletrici e morti nella vita ritornata.

Athena appena fuori dalla soglia sembra triste, a fatica sorride, ansante, e tende la mano. Io le do la testa di Medusa. Adesso non ha più nulla di tremendo, è una sorella e basta, è una fanciulla dai capelli sudati sulle tempie, che tiene l’elmo in mano e si allontana scrollando le spalle, verso le colline a sud.

Athena e Perseo, 2

Allora io volevo tornare indietro, e non sapevo se davvero avrei potuto lasciare così, soli e senza vendetta, gli sventurati; ma Athena fu di nuovo una voce alle spalle, martellante all’udito e al cuore, pulsante con i suoi battiti. Lo scudo, fratello, ricorda lo scudo per guardarla, solo nello scudo, solo di riflesso, e il falcetto per reciderle la testa insaziabile, odiosa, che vuole il mondo intero; un gran pericolo, Perseo, tu e tutti…E intanto avanzavo sospinto dalla voce di Athena.

Ecco la caverna, dritta e nera in fondo alla strada, ad ogni pietrificazione più ampia. Parlami Athena, non smettere di parlarmi, l’entrata della caverna è una bocca gigantesca, il fetore è intollerabile. Ad ogni morte Medusa cresce, fratello, lievita e la caverna si allarga, se non la fermi tu occuperà il mondo intero. Perché io, io che tremo, che non reggo falce e scudo? Il silenzio soltanto mi risponde qui. Athena, sorella mia, mostrati, pronuncia una voce nel cuore, che ormai di me stesso dubito e dubito del mio udito e dei miei occhi stessi, che la caverna ora la vedo vicina e vedo una massa dentro, un corpo enorme che occupa tutto il nero ed è più nero dell’assenza di sole; perché taci, ora che cerco il volto che hai detto di non cercare se non riflesso? Ho paura eppure sono affascinato, e voglio guardare ciò che non deve essere guardato; la testa di Medusa è nascosta dalla sommità dell’entrata, alta nelle tenebre, sarà bellissima e tremenda, un passo ancora e la vedrò, la massa del corpo è immensa e tremante, vibra come vibrano le meduse arenate al tocco dei bastoni, e io non posso non cercarla, un passo ancora e la vedrò, è bello avere paura, non credevo che fosse bello, e nel corpo tremolante vedo, io vedo sì, come in una nebbia adesso che sono così vicino, figure indistinte, uomini in marcia, in abiti scuri, da barbari, come Sarmati e Sciti, senza gonnellino, con armi di metallo nuovo, di forma strana, eppure so che sono armi, e figure sulle vesti, falci, aquile, martelli e soli a quattro braccia, e marciano tutti uguali, tutti insieme, con gli stessi movimenti di braccia e gambe – adesso non sembra più difficile essere uguali agli altri, c’è un riposo tremendo in questa uguaglianza, in questa marcia meccanica, un sollievo come deporre un peso – dove sei Athena, sorella, vergine, sguardo lucente nel buio, dimmi, cosa vedi per me?

Io non sento più la tua voce e la tua presenza, sono solo davanti a Medusa che mi vuole, lo sento, mi pretende e io vorrei dirle sì, e posare tutti miei dolori, il mio essere così faticoso, la mia unicità che adesso mi sembra una catena, io, unico, come ognuno è unico, anzi più unico, io che sono solo con la madre, che non ho davvero nulla e nessuno. In cima alla massa, nel buio, la bocca di Medusa è minuscola, con piccoli dentini triangolari, aperta in mia attesa. Un passo ancora – e Athena tace invisibile, non c’è mai stata, non esiste.

Athena e Perseo,1


Immagine di Misterframe, Pixabay

Athena è stata innanzi tutto una voce all’orecchio, improvvisa e perentoria; solo dopo una presenza nel buio, la civetta sulla spalla, gli occhi terribili e lucenti, che sdegnavano le tenebre, che sapevano essere nulla le tenebre.

Prima che arrivasse io ho sentito che qualcosa o qualcuno arrivava; e per la prima volta in vita ho avuto paura. Non io, ho pensato e implorato senza sapere neppure cosa fosse che si avvicinava; ma ero come legato. Bagnato di sudore gelido ho ascoltato e visto Athena immobile e muto, privato di me stesso. E subito ho inteso, voleva che io uccidessi Medusa, io, principe senza padre e senza regno, e ho pensato che era sogno, o follia da non dire a nessuno. Eppure la mia risposta fu subito sì. Volevo credere che quegli occhi lucenti, quella voce tremenda, quel dominio assoluto, davvero esistessero, perché erano pieni di realtà come nulla su quest’isola e in tutta la mia breve vita. Volevo che Athena esistesse, che esistesse per me un’impresa, anche se avevo paura.

Non dissi nulla, a nessuno. Hermes, secondario rispetto ad Athena, misterioso fratello, mi donò i calzari alati, con un sorriso breve e strano, tra saggezza e cattiveria, come fa lui. Il resto fu lieve, fino al luogo di Medusa, che non so, che non ho mai saputo e non ricordo se fosse nel deserto o presso gli Iperborei, se fosse infuocato o gelido. Era però orribile, questo so e ricordo, inospitale, inadatto alla vita anche di fiere selvatiche. Intorno a me strani alberi alti e bassi, fitti a formare una foresta aperta da una larga strada che conduceva dritto alla caverna di lei. E mentre camminavo, col cuore in gola, col cuore che non avevo mai sentito e ora mi batteva il corpo intero, io scrutavo gli alberi bianchi che ombra non davano, né canto di uccelli, né frutti colorati; li guardavo e non li conoscevo, eppure erano familiari. A questi pensieri il silenzio si approfondiva come un pozzo, la strada si allungava, io avevo l’impressione che i rami bassi si tendessero a tenermi.

Fu Athena a farmi vedere, a strapparmi la cecità dagli occhi umani. Il soprassalto di terrore, poi la sua voce alle spalle, un sussurro appena

-Guarda Perseo, guarda fratello-

E io riconobbi quello che mi era rimasto celato dalla pietà e dall’ingenuità. Braccia i rami, toraci i fusti, teste le sommità degli alberi, fatte statue da agorà, candide e perciò senza vita, uomini e donne, fissate dalla morte in gesti di terrore, in visi urlanti, occhi spalancati, bocche rotonde; oppure visi affascinati, come di chi si sorprenda in uno specchio inatteso.

Sicilianitudine, 2

Il commissario Montalbano, in un romanzo di cui non ricordo il titolo, comunque in tempi pre-cellulare e pre-euro, a un certo punto ha bisogno di una cabina del telefono. ricordate? I gettoni, la cornetta ecc..E il suo pensiero è “Sempre che il telefono funzioni. E che non si siano portati magari la cabina”

Ecco è così. Qui niente funziona. Quando mi sono trasferita a Torino è stato uno choc. Tutto funzionava. Un giorno stavo mettendo una banconota da 100.000 mila lire nella macchinetta del ticket all’ospedale e il Figlio maggiore ha gridato “No mamma! Non ti darà mai il resto!” e invece il resto è arrivato, al centesimo. Ecco, ho pensato, è abituato in altro modo.

Qui l’autobus non passa, le macchine di qualunque tipo non funzionano eppure si campa bene lo stesso. Puoi contare sempre sul buon cuore dei siciliani, che è veramente grande, su una forma di solidarietà sociale che è quella della gente comune vs la tecnologia e la modernità, sulla buona sorte. E in fondo ci si diverte di più e ci si allena all’elasticità mentale.

Caldo

Le macchine esterne dei condizionatori grondano acqua; ogni due ore un breve black-out perchè tutti accendono l’aria condizionata; la temperatura SALE di sera.

Discussioni infinite con Figli e Marito se sia meglio tener tutto chiuso o ventilare aprendo le imposte.

L’unico consiglio nuovo che mi sento di dare, oltre ai soliti ( non uscire dalle 11 alle 15, non accendere il forno ecc..) è per donne e ragazze: usate borse solo di pelle, rafia o tessuto -niente plastica, si appiccica addosso.

Sicilianitudine, 1

Non amo lo stile di Camilleri, soprattutto quello dei primi romanzi: troppo dialetto per una non siciliana come me. Però apprezzo la sua acutezza e la sua ironia che spesso, con un solo dettaglio, rivelano la mentalità isolana meglio di tante analisi politiche e sociali (come sempre l’artista è un po’ più avanti degli altri e questo ovviamente gli costa molto, anche se guadagna tanto).

Non ricordo in quale romanzo il commissario Montalbano ha promesso all’eterna fidanzata Livia un viaggio a Parigi per Capodanno. Ovviamente ha in corso un’indagine, ma non può ammettere, neppure davanti a sé stesso, che preferirebbe non partire. Poi, passando davanti alla casa della cameriera Maria, sente odore di frittura. Ecco, Maria fa gli arancini, e io vado a Parigi!

Credetemi, amici di blog, tutti i siciliani, sotto sotto, sono così. Non credono che valga mai la pena di andare altrove. Hanno già tutto. E un pochino hanno ragione.

Correzione a Cronache d’Irlanda,4

Correzione/ integrazione al post precedente: in Italia esiste un monumento agli emigranti. Devo la segnalazione a QuasiBiancaneve : https://wordpress.com/read/blogs/61910712.

Si trova a Genova, ma è nascosto. Non riesco a postare il link. L’articolo è comunque su GenovaQuotidiana.com, numero del 18 Giugno 2019.

Peccato, mi piace. Quello svettare crestato sopra il blocco rettangolare dà in qualche modo l’idea del doloroso distacco dalla terra natale.