Parole che non si possono più sentire, 1

per idiosincrasia personale:

1 consumatore/i riferito a noi, popolo. Termine usatissimo, indica l’unica funzione che noi poveri mortali abbiamo agli occhi delle elite che producono cose e sono simili all’allevatore quando guarda i maiali intenti a mangiare nel truogolo, per scegliere chi diventerà prosciutto.

2 resilienza Ripetuto come un mantra, è un termine che ha assunto dignità addirittura politica e per il quale rimando a un bell’articolo: https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/parole/Resilienza.html. Insomma, la capacità di rimbalzare e tornare come prima, riferito a materiali, corpi, stati psicologici, e anche all’Italia di un vagheggiato post-Covid. Ma perchè mai dovremmo tornare a come eravamo prima? Non si può invece migliorare e andare avanti meglio di prima?

3 fine vita. Questo no. Non si può indorare la pillola in questo modo. Il nome giusto è morte, che ci piaccia o no. E poi è troppo preda di ideologie, come tutto in Italia.

22 pensieri riguardo “Parole che non si possono più sentire, 1

  1. Alcune parole entrano nel linguaggio quotidiano nostro malgrado, sembra che l’unica cosa che conti sia buttare giù parole metaforiche per fare in modo che l’interlocutore si concentri sul suo significato e non sull’essenza della frase.

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  2. Bravissima! E, posso aggiungere frasu che, da anni, non posso più sentire? “Perchè noi italiani…” oppure “Questa è l’Italia” e cose simili. Si vuole sempre scaricare la colpa e dire male alla mia bella e tanto cara Italia. Scusa Mocaina se mi sono sfogata!
    E poi… Resilienza: basta!!! Condivido pienamente

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  3. 1. Giorgio Gaber, Polli d’allevamento.
    2. Hanno iniziato gli ecologi, poi da lì tutta una sbrodolata. Hai ragione: che un habitat sia resiliente è vantaggioso per il medesimo. Che l’umanità o certa sua cultura non debba cambiare è pigrizia e ottusità: ma vedi sopra.
    3. Dio quanto hai ragione! Ma comunque vedi sopra, con il richiamo a guardare al punto 1.

    In sintesi: la teoria del pollo spiega tanta parte della contemporaneità. Grazie Mocaina. Grazie Giorgio.

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  4. Io non ci faccio caso, certe cose non mi sfiorano. Posso azzardare un suggerimento: la sostituzione di due lettere del termine in questione e cioè IL con ST. Resistere pertanto a questa ondata planetaria di cattivo gusto e pseudo cultura al suo meglio fatta di nozionismo da parole incrociate. E l’augurio che l’anno che verrà non sia peggiore di quello trascorso, anche se in tutta sincerità credo che il meglio che possiamo aspettarci sia di evitare il peggio.

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