Sofonisba, 2

Signora, avete la vostra arte, nella quale eccellete. Ancora il mio secondo marito ripete con affetto questa esortazione, sfiorandomi la mano ossuta che stringe il pennello, unica ancora di salvezza in mezzo ai marosi del rimpianto. Sorrido per non affliggerlo e non dico il pensiero che mi preme il cuore, che nessuna sostituzione può darsi tra arte e vita, piuttosto la prima si nutre della seconda, distillandola, estraendone il succo e nel fare ciò, disseccandolo. Estraggo da un volto la sua essenza, tra le mille espressioni che assume davanti a me, per giungere al volto primigenio pensato da Dio al momento della creazione e predisposto per l’eternità, cercandolo tra lacrime e rabbia, sorrisi e risa; e così non gusto l’attimo presente, anzi scosto, con fastidio, quel che l’anima del volto vive in quei momenti, perdendo la vita per sempre.

Epperò nel mio autoritratto mentre dipingo la Vergine con il Bambino c’è tutto quel che avrei vissuto e l’amarezza che mi attendeva al varco. Conoscenza, nient’altro che questo può dare l’arte; tutavia con un suo incanto. Quindi riprendevo il pennello, per cercare di decifrare i divini decreti nel volto innanzi al mio, illudendomi che l’intellezione dimostrata a tredici anni possa di nuovo esser mia; in tal guisa trovando non una sostituzione all‘esser madre, ma un pallido simulacro di continuazione.

Con le Infante di Spagna correvamo a perdifiato nei corridoi ancora appena accennati dell’Escorial in costruzione, tra mastri muratori e pietre appena sbozzate; e quelle corse, così spesso concluse al cospetto della Regina sorridente che sopraggiungeva senza farsi annunciare, come era suo costume, io le vedevo come un addestramento ai giochi che avrei fatto presto con i miei bambini –povera, misera Sofonisba! Quante illusioni! E potenza dell’infanzia, capace di vivificare e render lieto, echeggiante di risa, persino un edificio come quello, voluto da un Re triste per chiudervisi dentro, città in forma di palazzo e insieme carcere che tutto divora, perché più nulla resterà all’esterno degno di nota.

Sono stati i giorni più felici, quando, concedendomi a qualche cavaliere o hidalgo di Spagna, coltivavo l’infanzia di figli non miei con in cuore la speranza di averne, non avendo ancora la natura pronunciato il suo veto. Speranza fallace, in nome della quale, contro il desiderio del Re, ho sposato a Paternò, in Sicilia, don Fabrizio. Il desiderio l’uno dell’altra che ci faceva incontrare ogni sera non portò frutto e frutto non avrebbe recato il mio secondo matrimonio con don Orazio, quando avevo già quarantanove anni. Oh, quanti sorrisi malevoli allora, dietro ai ventagli e sopra le gorgiere, perché era più giovane di me di ben quindici anni!

Accettavo i malcelati scherni, non era quella la sofferenza vera. D’altronde, con quali discorsi illustrare la ragione di questa unione che ancora dura, ed è, in qualche modo, felice; come significare che essendomi stata negata per divino decreto la maternità, cercavo la giovinezza che conserva ancora un’ombra dell’infanzia?

12 pensieri riguardo “Sofonisba, 2

  1. Uno dei miei primi compagni di giochi, a dir del vero 5 anni più grande di me, era di genitori entrambi in seconde nozze ed entrambi senza figli dal primo matrimonio: la mamma lo partorì a 50 anni e il papà ne aveva 75, di anni.

    Leggerti, mi ricorda quel tempo favoloso, bambina, le sere invernali intorno al braciere ardente, noi bimbi ad ascoltare incantati mia nonna, mentre mia mamma ai fornelli preparava la cena e mio padre, più discosto, in poltrona, prendeva respiro dai lavori del giorno, leggendo “La Sicilia”.

    I tuoi alunni sono fortunati, splendida come sei nella narrativa.

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  2. Una lettura davvero bella e incredibilmente fresca, non ci si stanca di leggerla. E grazie ad un italiano un po’ antico, sembra di essere catapultati in quel tempo lontano. Dire che sei brava è poco! Siamo certi che dentro di te vive la vera Sofonisba? 🙂 ❤

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    1. ❤️❤️❤️mi confondi ..siete e sarete i miei unici lettori, e sono io a ringraziare voi per il tempo che dedicate ai testi fuori moda di chi vorrebbe essere nata in un’altra epoca😘

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      1. 😃😃😃 mi hai fatto sorridere… No cara Mocaina (Bagatelle), sei nell’epoca giusta e decisamente nel momento giusto: quello per renderci felici.
        Ti sento da sempre tanto vicina, grazie 🧡🧡🧡

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