Athena e Perseo, 3 ( e ultimo)

Il corpo di Medusa è vibrante senza forma in ogni recesso della caverna, prende tutto, e c’è qualcosa di mostruoso in questo, qualcosa che non deve esserci assolutamente; quando ero nella cassa con Danae, con mia madre, lei si faceva minuscola per lasciarmi aria e spazio, raggomitolata in un angolo, carezzandomi con una mano, cullandomi con una ninna nanna; e poi, da ospiti nel palazzo di Polidette, sempre sulla soglia, sempre a guardarmi crescere, a insegnarmi a vivere, ma con una parola o uno sguardo appena, senza volere nulla. Come se fossi ancora sotto i suoi occhi e il suo sorriso dolce, come sospinto da chi nella cassa mi salvò, senza pensare mi giro e cammino all’indietro. Sulla soglia alzo lo scudo e di nuovo la fascinazione si alza come una trappola di lacci. Vedo riflesso un volto terribile per volontà e desiderio, e il modo in cui mi vuole è mostruoso per intensità, così mostruoso che non posso staccarmi e pensare, ma solo fissare le serpi sibilanti dal capo, gli occhi piccoli e innocenti nel loro desiderio. Ma guardo, guardo il riflesso nello specchio e nella bocca fra i dentini vedo un vapore, e nel vapore di nuovo passano e si ripetono senza sosta gli armati di prima, i milioni di passi, saluti, volti tutti uguali, ma ora li guardo come insieme a mia madre Danae, da sotto al suo amore che mi faceva unico e che mi dava spazio. In nome di lei, di chi mi ha fatto spazio, alzo il falcetto e il taglio è netto, un colpo senza incertezze, come se una mano guidasse la mia.

Il sangue nero di Medusa sprizza e mi inonda fumante; e nel vapore che si alza si afflosciano le serpi ad occhi chiusi, la massa del corpo si ritrae e si dissecca, si disperde la nebbia fuori dalla caverna, il sole si tende nel cielo. Non era niente, niente, una figura di sogno buona a tener buoni i bambini, un otre gonfio di nulla, tutto quel che ci fa paura è vapore di buio. Ma avanzo fuori e nella luce gloriosa gli alberi di carne umana sono tutti là, immoti e candidi a milioni e mai più si muoveranno, scheletrici e morti nella vita ritornata.

Athena appena fuori dalla soglia sembra triste, a fatica sorride, ansante, e tende la mano. Io le do la testa di Medusa. Adesso non ha più nulla di tremendo, è una sorella e basta, è una fanciulla dai capelli sudati sulle tempie, che tiene l’elmo in mano e si allontana scrollando le spalle, verso le colline a sud.

10 pensieri riguardo “Athena e Perseo, 3 ( e ultimo)

  1. Principio di individuazione contro istinto gregario.
    Una bella cosa che la testa di Medusa sia fissata all’egida di Atena. Ma ultimamente la dea latita, e un sacco di Gorgoncine proliferano in giro (e nelle nostre teste).
    Molti spunti di riflessione in un racconto appuntato ad immagini potenti e azzeccate, complimenti. 🙂

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