Athena e Perseo,1


Immagine di Misterframe, Pixabay

Athena è stata innanzi tutto una voce all’orecchio, improvvisa e perentoria; solo dopo una presenza nel buio, la civetta sulla spalla, gli occhi terribili e lucenti, che sdegnavano le tenebre, che sapevano essere nulla le tenebre.

Prima che arrivasse io ho sentito che qualcosa o qualcuno arrivava; e per la prima volta in vita ho avuto paura. Non io, ho pensato e implorato senza sapere neppure cosa fosse che si avvicinava; ma ero come legato. Bagnato di sudore gelido ho ascoltato e visto Athena immobile e muto, privato di me stesso. E subito ho inteso, voleva che io uccidessi Medusa, io, principe senza padre e senza regno, e ho pensato che era sogno, o follia da non dire a nessuno. Eppure la mia risposta fu subito sì. Volevo credere che quegli occhi lucenti, quella voce tremenda, quel dominio assoluto, davvero esistessero, perché erano pieni di realtà come nulla su quest’isola e in tutta la mia breve vita. Volevo che Athena esistesse, che esistesse per me un’impresa, anche se avevo paura.

Non dissi nulla, a nessuno. Hermes, secondario rispetto ad Athena, misterioso fratello, mi donò i calzari alati, con un sorriso breve e strano, tra saggezza e cattiveria, come fa lui. Il resto fu lieve, fino al luogo di Medusa, che non so, che non ho mai saputo e non ricordo se fosse nel deserto o presso gli Iperborei, se fosse infuocato o gelido. Era però orribile, questo so e ricordo, inospitale, inadatto alla vita anche di fiere selvatiche. Intorno a me strani alberi alti e bassi, fitti a formare una foresta aperta da una larga strada che conduceva dritto alla caverna di lei. E mentre camminavo, col cuore in gola, col cuore che non avevo mai sentito e ora mi batteva il corpo intero, io scrutavo gli alberi bianchi che ombra non davano, né canto di uccelli, né frutti colorati; li guardavo e non li conoscevo, eppure erano familiari. A questi pensieri il silenzio si approfondiva come un pozzo, la strada si allungava, io avevo l’impressione che i rami bassi si tendessero a tenermi.

Fu Athena a farmi vedere, a strapparmi la cecità dagli occhi umani. Il soprassalto di terrore, poi la sua voce alle spalle, un sussurro appena

-Guarda Perseo, guarda fratello-

E io riconobbi quello che mi era rimasto celato dalla pietà e dall’ingenuità. Braccia i rami, toraci i fusti, teste le sommità degli alberi, fatte statue da agorà, candide e perciò senza vita, uomini e donne, fissate dalla morte in gesti di terrore, in visi urlanti, occhi spalancati, bocche rotonde; oppure visi affascinati, come di chi si sorprenda in uno specchio inatteso.

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