Povera patria

Sicuramente di economia non capisco nulla, e non vorrei scatenare discussioni politiche. Ma vedo in questi giorni l’Italia ridotta a una questione di spread. Forse i giornali danno un risalto eccessivo alle valutazioni delle agenzie di rating; forse le agenzie di rating, che non è che non possano mai sbagliare, obbediscono a logiche troppo severe per una povera umanista come me.

Fatto sta che non riconosco l’Italia in queste discussioni. Sarà che ho una concezione quasi hegeliana dello Stato, un grande rispetto (senza sconfinare nel nazionalismo, ovviamente). Sarà che so cosa le devo e cosa devo a tutti gli italiani brava gente come me. Non solo lo stipendio a fine mese, il che, con i tempi presenti, è già tantissimo; ma addirittura la vita mio figlio.

Uno dei Figli a sette anni ha subito un’operazione terribile, per la quale era necessaria una microsonda laser che, oltre che a Roma e a Padova, esiste solo negli Stati Uniti e in Israele, tanto è rara la patologia. Il radiologo che ha eseguito l’urografia era bianco come un lenzuolo mentre mi diceva: Avete pochi giorni per salvarlo. Padova lo ha ricoverato in 24 ore. Il chirurgo che doveva operarlo quella mattina, passeggiando avanti e indietro nel corridoio, batteva un pugno sull’altra mano, soffiandoci sopra e mormorando tra sé come un pugile prima di uno scontro -aveva eseguito solo sei operazioni del genere. Mi ha restituito mio figlio illeso dopo qualche ora. E il viso del chirurgo non lo scorderemo mai, lo abbiamo stampato nel cuore.

In altre nazioni non sarebbe bastato vendere la casa -e l’avremmo fatto di corsa, felici di avere qualcosa da vendere- solo per sperare di poterlo operare. Per me l’Italia è soprattutto questo, un posto dove si cerca di salvare, dove c’è una sanità straordinaria, al quale devo mio figlio e quindi la mia stessa vita. Molto, molto di più di quello che politici e mondo della finanza vedono.

23 pensieri riguardo “Povera patria

  1. Viviamo una matrix economico-finanziaria dove un burattinaio tira i filia a certi burattini che obbediscono ad una politica che favorisce esclusivamente i finanzieri, gli azionisti, le grandi industrie farmaceutiche e belliche. Si creano guerre per vendere armi, si creano malati per vendere medicine. Noi popolo italiano, tenuto opportunamente nell’ignoranza più profonda, manipolato con false informazioni, veniamo usati esclusivamente come vacche da mungere. Ma oggi l’informazione corre veloce sul web e la gente, ormai stanca e impoverita ha aperto occhi ed orecchie. La giusta rivoluzione sta arrivando e non sarà facile fermarla.

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      1. Non sto parlando delle fake. Mi pare che il problema sia appunto approfondire e accertare. Per farlo in modo corretto ci vorrebbero, credo, almeno cinque o sei lauree e diverse specializzazioni. Se no si finisce per considerare vero quello che in qualche modo ci suona vero, che ci piace e ci fa comodo, ma che con la verità potrebbe anche non avere nulla a che fare. Buona domenica.

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      2. Non so bene. In un certo senso il web per me è stato illuminante e sicuramente può essere la strada per una vera, super democrazia, intesa come movimento d’opinione dal basso diciamo, non come voto su un blog. Nel web e nella real life vedo tante cose che non trovano nessuno spazio sui giornali di qualunque schieramento politico siano -omertà? inconsapevolezza? In ogni caso ciò li rende meno importanti per me. Quanto al controllo delle fake news, ha ragione Elena, difficile controllare. Ma talvolta negli articoli delle testate giornalistiche più note che riguardavano il mio campo di studi molta superficialità, se non, raramente, veri e propri errori. Anche sulla carta stampata ci vorrebbe un accertamento. Oppure pensare che la verità è inconoscibile 🙂

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      3. Non sottovalutiamoci, quelli che sono al governo da anni a stento hanno una laurea e non mi pare che di economia e finanza siano pratici. È vero che ognuno tende verso un’idea che più ci somiglia, ma la storia matematica ci insegna che due più due fa quattro. Ma sembra che oggi molti sconoscano le più elementari regole della matematica.

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  2. Siamo altro. Ben altro.
    Nelle stanze del potere la nostra vera essenza credo non sia mai entrata. Quanto ai titoli accademici di chi ci governa da decenni e scrive sulle più importanti testate….Beh io so che il mio vecchio professore di storia e filosofia al liceo valeva di gran lunga di più.

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  3. Il problema dell’Italia non credo che sia tanto politico, quanto etico. Io voglio solo sottolineare che si parla solo e sempre delle valuazioni delle agenzie di rating, e mai nessuno che dica quanto è buono il nostro sistema scolastico, visto che i nostri ragazzi li assumono subito all’estero; oppure che straordinaria sanità abbiamo, visto che siamo capaci di comprare un macchinario costosissimo per soli sette bambini…L’unico criterio di giudizio dall’esterno sembra il denaro. Ecco di questo, che dipende dall’assenza di un’etica, non ne posso più.

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  4. L’economia è importante e sono importanti le politiche economiche perché ricadono sui nostri figli ma ormai non si pensa o meglio non si costruisce niente guardando al futuro… si pensa al massimo alle elezioni e riempire la pancia adesso! Ma questo lo facciamo anche noi, non si pensa che una scelta oggi crea azioni nel futuro in fondo i politici attuali rispecchiano la nostra società che però resiste ancora!

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  5. Abbiamo uno splendido servizio sanitario con qualche persona sbagliata al posto sbagliato. Questi ultimi sono una minoranza ma quando fanno un danno è come se crollasse tutto il sistema. Ho conosciuto e conosco medici fantastici, di loro non parlano i giornali, sono la norma e non fanno notizia. Ho vissuto come te l’esperienza di prendersi cura del proprio figlio affetto da una patologia rara. La terapia era commercializzata solo negli USA, ma la casa produttrice era anche in Inghilterra, la diagnostica computerizzata era ancora agli albori ma le nostre strutture già le utilizzavano e non è stato necessario suicidarsi per avere la giusta attenzione.
    Oggi si sparla tanto, ma i nostri medici sono sparsi per il mondo in opere di incalcolabile valore (mi riferisco alle decine di ONLUS che operano in situazioni estreme).
    Per quanto riguarda l’economia … lasciamo perdere, non è una scienza esatta, si può programmare ogni cosa ma poi basta un terremoto o un’alluvione per alterare i risultati. Una decina di anni fa l’unica che azzeccò le previsioni economiche per l’anno dopo fu stata un’astrologa durante la trasmissine Focus Economia di Radio 24 😉

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