Albe

Io sono quella che si alza prima a casa. I Figli potrebbero dormire fino all’ora di pranzo pur andando a letto alle 22; pare che ci sia un piacere nel dormire che mi resta sconosciuto. Ma loro perdono il piacere dell’alba. Da ogni finestra di casa si vede il mare, che per noi è ad est. Quando finisce la notte e i pescherecci rientrano, il sole sorge rosso e veloce dall’azzurro, come qualcuno gli avesse dato un calcio da sotto. E viene da ringraziare per tanta bellezza.

Allora esco col cane che insieme a me, come me, si slancia felice verso il nuovo giorno. E incontro il popolo dell’alba, che è completamente diverso dalla gente comune. Qualche clochard si risveglia piano tra i cespugli della piazzetta; un paio di tizi, che  vivono in macchina, si lavano alla fontanella; il panificio regala il pane del giorno prima a chi lo chiede, in genere quelli che frugano la sera nei cassonetti.

L’altro giorno la fontanella era deserta, ma qualcuno aveva lasciato l’acqua aperta. Ho fatto per chiuderla e uno dei barboni è emerso dai cespugli farfugliando -La lasci aperta signora, altrimenti gli uccellini non possono bere- e così ho fatto. Una saggezza superiore. Sei un santo amico mio, se ti preoccupi degli uccellini quando tu non hai nulla.

Poi si fanno le sette e mezza, cala una saracinesca invisibile e questo popolo torna nell’ombra. Mamme tutte carine accompagnano i bambini a scuola.

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