Irlanda 2018, 6 (e ultimo)

E dunque bye bye Irlanda, anche per quest’anno, con il mio  splendido nipotino biondo come il grano che mi supplica di restare, con le tue querce, le tue scogliere,  gli abitanti che sembrano usciti da un libro di fiabe, e i negozietti abbandonati che sembrano usciti da un libro di Harry Potter.

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Bye bye. Qui di seguito, notazioni a margine che possono essere utili ai viaggiatori:

1) Inglese: mio nipote dice che parlo inglese come gli italiani nei film, i Figli (uno per spalla) continuano a sibilare  a ogni cosa che dico Mamma che cosa stai dicendo? e gli irlandesi che sorridono, mi capiscono e mi rispondono, nonostante tutto. Non sono come gli Inglesi, che se non dici tutto come vogliono loro tirano dritto per la loro strada, sono gentilissimi davvero.

N.B. continuo a pensare che è stata una follia scegliere come lingua franca una lingua che si pronuncia in modo diverso da come si scrive. Molto meglio l’italiano, allora, o il tedesco.

2) Cibo. Buonissimi il latte, il pesce (provate il salmone selvaggio, wild salmon, è un’altra cosa da ciò che si mangia in Italia come salmone!), la carne, ma presentati in un modo un po’ monotono.

Occhio a quando nei menu trovate scritto tomato: talvolta è ketchup (orrore)!

3) Quando eravamo grandi.

la vera highlite della National Gallery di Dublino, copertina in tutte le guide, è ancora e sempre lui:

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il sublime, eterno Caravaggio. In ogni residenza storica, in ogni facciata degna di questo nome, in ogni profilatura antica di porta o finestra, c’è sempre lo stile italiano, putti, maioliche verdi gialle e blu, capitelli e balaustre. Come a Praga, a Varsavia, a Vienna. Davvero eravamo grandi e  dettavamo legge in fatto di stile. C’è persino il ritratto di un nobile irlandese che si è fatto raffigurare con il Colosseo e il Vesuvio insieme sullo sfondo: a dichiarare a tutti che li aveva visti entrambi, titolo culturale di livello eccelso – che tenerezza!

Ma che è successo dopo l’Ottocento?

9 pensieri riguardo “Irlanda 2018, 6 (e ultimo)

  1. I figli che sibilano “mamma che cosa stai dicendo” li conosco :-).
    A proposito di quello che è successo: secondo me bisogna chiedersi che cosa è successo dopo i primissimi del Seicento, e la risposta è facile: a) la mancata unità nazionale (già da prima) e conseguente perdita di indipendenza, ma soprattutto b) la Controriforma e lo strapotere della Chiesa Cattolica che ci stanno ancora segando le gambe. Naturalmente nemmeno la scoperta dell’America è stata vantaggiosa per noi.
    E poi cosa vuoi, dopo tre secoli di splendore tutti tramontano. Pure la Francia (che è stata più brillante e meno splendida) cerca disperatamente di reggere ma sta colando a picco 🙂
    Scusa il tono eccessivamente “serio”, ma certi temi mi toccano molto.
    Buon rientro!

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    1. Grazie Elena, soprattutto di aver risposto alla domanda e del tono “serio”. A me sembra che la crisi sia oer l’Italia con la fine del Settecento. Canova, diciamo. Per cui senz’altro il problema della mancata unità nazionale ha pesato moltissimo. Per la Controriforma non so: opprimente certo, ancora oggi manca un’iconografia religiosa davvero espressiva della modernit. Però i grandi artisti creano anche in presenza di vincoli fortissimi. Caravaggio per le sue Madonne prendeva a modello le prostitute di Roma..

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      1. Le arti figurative non sono il mio forte, tu mi sembri invece fare riferimento principalmente a quelle. Caravaggio è al limite, già Guido Reni è un altro paio di maniche (pur senza togliergli nulla, non mi permetterei). Sì, la pittura e soprattutto la musica tengono ancora banco (l’opera è un genere tutto italiano); ma per quel che riguarda il pensiero (e dunque anche la letteratura), col rogo di Giordano Bruno e il processo di Galileo l’Italia chiude bottega e la palla passa al Nordeuropa. E gli italiani diventano quelli che col belcanto intrattengono i nuovi signori (o magari gli progettano i palazzi).

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