Olanda, ancora

I supermercati olandesi sono molto diversi da quelli irlandesi e molto simili ai nostri. Banchi enormi di freschi, in entrata; reparto alcolici ragionevole e in uscita, accanto ai detersivi; montagne di formaggi meravigliosi, come questo:

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Moltissima cucina indonesiana, in virtù delle colonie di un tempo considerata alla stregua di quella locale (invisibile, patate e carne, bunissime, in localetti da scoprire col lanternino).

Alla periferia delle città, nessun cimitero o ospedale. We are immortals, ha riso il mio amico olandese quando l’ho osservato. La morte evitata anche col pensiero, o forse ridotta alla stregua di cosa banale, da sbrigare in fretta e senza dar fastidio, peggio ancora.

Una ricchezza, una tranquillità, una pulizia di tutto, un buon gusto tali da gettare nello sconforto qualunque abitante dell’Europa meridionale. Davvero umiliante. Poi ti chiedi cosa nasconda tutto questo, quale negazione o terrore e ti ricordi della morte negata o razionalizzata.

Al Museo Van Gogh eravamo tutti non olandesi. In Italia è impossibile che nei musei non vi siano italiani, in Olanda non ci sono gli olandesi. Forse per questo lui se ne è andato. I miei ragazzi hanno chiesto di visitarlo nelle ore libere. Il museo era straordinario, grondava dolore come nessun altro posto al mondo.

Ma gli italiani, gli italiani sì, sanno come guardare un quadro, chiedete a loro, scriveva Chastel. Questo ancora nessuno ce l’ha tolto.

E io mi godo il nostro sottosviluppo.

 

2 pensieri riguardo “Olanda, ancora

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