Pranzo di Natale: Umbria vs. Sicilia

Abbiamo un amico, che in cuore è una specie di hidalgo e che cucina benissimo, il tipo di persona davanti alla quale mi sento piccola piccola in fatto di cibo. Lui sa fare tutto, non arretra di fronte a nulla: qualunque ricetta gli è accessibile, mentre io ho dei veri e prorpi blocchi psicologici davanti ad alcune preparazioni.
L’altro giorno mi ha chiesto quale sarà il mio pranzo di Natale.
Io ogni Natale faccio sempre le stesse cose. E’ tradizione familiare, un modo di ricordare e celebrare chi è venuto prima, inoltre casa ci sarebbe la rivolta se cambiassi, cosa che comunque non vorrei mai.
Quindi: cappelletti in brodo di cappone, filetto arrosto, insalata russa e qualche insalata sfiziosa, infine, poichè l’Umbria non vanta una gran tradizione in fatto di dolci, c’è l’unica concessione al meridione, Sua Maestà il Babà con panna e frutta fresca.
Commento: il Natale dei pezzenti.
Lui fa due primi, due secondi, una varietà spaventosa di antipasti, tra i quali l’immancabile parmigiana di melanzane. Si alzano da tavola alle sei del pomeriggio.
Sicilia,perdonami, ma su questo io non ti seguo, non posso proprio.

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