A presto, spero

Ringrazio tutti coloro che hanno commentato o sono passati da qui, davvero mi ha fatto bene; purtroppo il mio ritorno è stato prematuro, ho sopravvalutato le mie forze: davvero non ce la faccio, il dolore è troppo grande e troppo recente. Spero di stare meglio presto, intanto buona vita a tutti, vi abbraccio forte.

I cani sanno tutto

Sono io ad averlo dimenticato. Oppure ho voluto dimenticarlo, quando ho visto la nostra Kate abbandonare la sua cuccia e sdraiarsi di notte ai piedi della tua parte di letto, come ha fattto solo presso il letto del Figlio Piccolo quando aveva la polmonite, anni fa. Come allora, a un certo punto ha smesso ed è tornata a dormire nel suo lettino, ma non per la guarigione in corso, perchè non c’era più nulla da fare -solo io non ho voluto capirlo. Con tutte le forze mi sono ripetuta, sino a crederlo, che andava bene, che il virus non aveva presa su di te.

Invece il Covid ti ha portato con sè, molto lontano da noi, in modo subdolo e malvagio come è il suo stile, non febbre, né tosse, nè dolori, solo il silenzio che si stendeva sempre più profondo dalla tua parte di letto a tutta la casa fino il ricovero è stato necessario e le porte della terapia intensiva si sono aperte per non restituirti più.

Eppure mi sento fortunata. Per trentacinque anni, ho avuto accanto un marito meraviglioso.

Adesso tu riposi e voli nella Sua bellissima luce; e incontri a banchetto i tuoi cari, i tuoi maestri, e coloro le cui case ed ossa hai interrogato e fatto parlare per sottrarle all’oblio. Noi qui continueremo la tua lotta contro il buio che sembra minacciarci tutti.

Un grazie speciale ad alcuni medici, alle cui cure io e miei figli dobbiamo gli ultimi anni insieme a te, che non credo fossero scritti e che sono stati i più belli e i più importanti, nonostante la sofferenza fisica, perché abbiamo potuto dirci le parole che andavano dette, capito ciò che andava capito.

Te ne sei andato mentre l’Europa riapriva tutto, discoteche, voli, musei e teatri. E per me tutto si è chiuso.

Una nuova forma di Fake new

Domenica pomeriggio un nostro parente in attesa, dopo 16 giorni di ricovero, di intervento oncologico, è risultato positivo al Covid, insieme ad altri pazienti del medesimo reparto. Ovviamente i familiari hanno scelto di riportarlo a casa, anzichè lasciarlo languire in un reparto Covid, dove avrebbe rischiato di prendere anche l’altra variante; e immagino che la stessa scelta sia stata fatta dai parenti degli altri postivi.

Operazioni oncologiche rimandate sine die, in tutta Italia. Di questa tragedia non c’era traccia nei quotidiani nazionali di domenica o lunedì, se non in uno. Nei giorni successivi qua e là la notizia è affiorata, nulla di più.

Per favore, non chiamiamo fake news solo le cose false, le notizie prive di validità scientifica e le pseudo-verità inventate, ma anche quando si tace una tragedia come questa. Continuando a cantare le magnifiche sorti e progressive non ne usciremo più. Semplicemente diamo voce anche al dolore vero, anche se intacca l’idea dominante.

Scienza e sapienza

Secondo un vecchio dizionario etimologico (https://www.etimo.it/?cmd=id&id=15842&md=c12f1b2c1a3f932a4b8267946a1544f9) la parola scienza, forse anche conoscenza, deriva da un paio di radici indoeuropee: skhad-; skhid, che indicavano l’atto di tagliare e separare.

La parola sapienza deriverebbe invece da una radice indoeuropea sap-, che indicava l’aver sapore o lo scorrere, come di succo o linfa.

La scienza indicherebbe così qualcosa di piccolo, di separato da un contesto, un’analisi parziale per sua stessa natura. La sapienza ha invece a che fare col nutrimento, col sapore dell’indispensabile cibo, con flussi vitali; viene dall’esterno e ci sostiene. Si prega Donaci la sapienza del cuore.

Orizzonti vertiginosi si aprono in due parole.

Terza dose

L’addetto controlla i moduli con la faccia di un bettoliere scocciato. Il medico fa l’iniezione senza una parola, come se tirasse una freccetta. Nessuna attesa di un quarto d’ora dopo la dose –Vada, vada. Ma…Vada!

Nulla del momento epico del marzo scorso, prima dose Astrazeneca, quando con De Gregori avevi l’impressione che la Storia eri anche tu. Routine, si sa già tutto, che Dio ce la mandi buona.

Parole che non si possono più sentire, 1

per idiosincrasia personale:

1 consumatore/i riferito a noi, popolo. Termine usatissimo, indica l’unica funzione che noi poveri mortali abbiamo agli occhi delle elite che producono cose e sono simili all’allevatore quando guarda i maiali intenti a mangiare nel truogolo, per scegliere chi diventerà prosciutto.

2 resilienza Ripetuto come un mantra, è un termine che ha assunto dignità addirittura politica e per il quale rimando a un bell’articolo: https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/parole/Resilienza.html. Insomma, la capacità di rimbalzare e tornare come prima, riferito a materiali, corpi, stati psicologici, e anche all’Italia di un vagheggiato post-Covid. Ma perchè mai dovremmo tornare a come eravamo prima? Non si può invece migliorare e andare avanti meglio di prima?

3 fine vita. Questo no. Non si può indorare la pillola in questo modo. Il nome giusto è morte, che ci piaccia o no. E poi è troppo preda di ideologie, come tutto in Italia.

Ancora qualcosina per la Madre Terra

Immagine tratta da: Di Rob – Sheeps Wool, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8463983

Dovendo comprare un piumino matrimoniale per l’inverno, ho fatto un giro per i negozi e sono stata costretta a notare che:

1 quelli belli costavano moltissimo

2 erano tutti di sintetico e noi abbiamo eliminato sintetici e plastica ogni volta che vi sia un’alternativa (il che mi ha felicemente condotto allo shampoo solido)

Mio marito inoltre odia i piumini, dice restano rigidi e scivolano via, lasciandolo al gelo, relativo essendo in Sicilia.

Così ho azzardato. Ho comprato il tessuto che mi piaceva e l’ho spedito a un lanificio perchè lo imbottisse. Devo dire che ho tremato, temevo che non venisse bene, che arrivasse poco rifinito, che non tenesse abbastanza caldo.

Ieri è arrivato. Sua Maestà il Piumino di Lana, perfetto, nemmeno un filino che pendesse, cuciture a regola d’arte. Quando l’ho disteso sul letto ha fatto un rumore soffice: Plof. Tanto è pesante. Siamo andati a dormire curiosi come due bambini la Vigilia di Natale –vediamo com’è, vediamo che succede.

Meraviglioso. Sembrava di essere in un abbraccio. Sua Maestà non si è spostato di un solo millimetro per tutta la notte. Certo,non è quelli prima di noi fossero i sempliciotti che pensiamo! anzi, ho il vago sospetto che la sapessero più lunga di noi, inquinatori seriali.